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L’amarezza di Paolo Fulceri Camerini: «Non abbiamo capito la lezione del covid»

In un’ampia intervista il patron del parco termale Negombo ha parlato di vari temi che riguardano l’isola d’Ischia in un’estate ancora da definire. Focus anche sulle concessioni demaniali e sulla guerra dei confini che sta caratterizzando la baia di San Montano

La stagione estiva è ormai cominciata da un po’ con i turisti che sono sempre di più. Indubbiamente il 2021, così come il 2020, è un anno particolare perché siamo ancora in pandemia e le incognite legate al Covid purtroppo sono tante. L’auspicio di coloro che lavorano nel settore del turismo è quello di allungare il più possibile la stagione per recuperare quei mesi (aprile e maggio) che di solito caratterizzano la ripartenza della nostra isola, ma che quest’anno sono andati in gran parte persi. In un contesto talmente frammentario e complesso ci sono comunque delle speranze per l’estate ed è giusto averle anche per dare un segnale. Per tracciare un quadro del momento storico che stiamo vivendo abbiamo intervistato il patron del Negombo Paolo Fulceri Camerini che, al netto delle difficoltà e dei problemi che attanagliano l’isola, si è detto ottimista:

L’estate è entrata nel vivo. Sarà quella della rinascita per Ischia o sarà ancora interlocutoria?

«Sarà indubbiamente una stagione interlocutoria, non ho motivi per dire che questa possa essere un’estate di ripartenza. Abbiamo riaperto tardi e poi bisognerà vedere se a luglio e ad agosto ci saranno turisti di Napoli e dintorni o se ci sarà auspicabilmente un turismo internazionale. Sono aspetti importanti da tenere in considerazione se si vuole parlare di ripartenza».

Una questione decisamente delicata è quella legata al rinnovo delle concessioni demaniali, con Europa, Stato, Regioni e Comuni che la vedono in maniera diversa. Alla fine è passata la linea della proroga fino al 31 ottobre. Qual è il parere di un autorevole addetto ai lavori come lei?

«La legge n. 145/2018 parla chiaro perché ha istituito l’estensione della validità delle concessioni demaniali marittime fino al 2033. È una legge in vigore e non si capisce per quale motivo Regioni e Comuni debbano metterci il naso. Si può parlare di tutto, ma siamo in Italia e il demanio è dello Stato. Non capisco davvero perché debbano esserci tutte queste problematiche se è stata già presa una decisione tre anni fa. I concessionari hanno bisogno di garanzie a lungo termine in modo da pianificare i propri investimenti e non andare in perdita perché altrimenti la situazione diventa difficile da gestire. In questo clima di vaghezza, poi, si corre il rischio che molti concessionari storici siano fatti fuori a vantaggio di gruppi che vengono da fuori. Così facendo si rischia di perdere un bagaglio di esperienza che è caratteristico del nostro territorio e di perdere concessionari che hanno sempre fatto gli interessi dei clienti».

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«Sarà una stagione interlocutoria, non posso affermare che sarà un’estate di ripartenza. Abbiamo riaperto tardi e poi bisognerà vedere se a luglio e ad agosto ci saranno turisti di Napoli e dintorni o se ci sarà anche un turismo internazionale. Sono aspetti importanti per capire se il trend è da considerarsi invertito»

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La zona di San Montano è vittima di una contesa tra i Comuni di Lacco Ameno e Forio, ci riferiamo a una piccola striscia. Quanto pesano queste questioni di natura geografica?

«Quando c’era la capitaneria di porto che dava le concessioni non c’era una separazione geografica tra i comuni perché si prendeva l’insieme della baia. Oggi questa baia è stata divisa tra una spiaggia libera, una spiaggia in concessione ad un’azienda e una spiaggia in concessione al Negombo. Mi sembra una decisione equilibrata e non si capisce perché dovrebbe cambiare. La verità è che dovrebbe esserci un Comune unico con un preciso piano spiagge condiviso da tutti».

Qual è la lezione che lascia il Covid e in che misura e maniera Ischia dovrebbe voltare pagina?

«Il Covid ci lascia una grande lezione, ma temo che molti di noi non l’abbiano capito. Dobbiamo cambiare il nostro modo di vivere a partire da temi urgenti come la spazzatura, il consumo dell’acqua e dell’energia elettrica. Siamo in tanti in questo mondo e per vivere meglio sarebbe ora che ognuno di noi cominciasse a farsi delle domande sul concetto di sostenibilità».

«Il fatto che Ischia stia sprofondando verso il low cost è ormai evidente. Non penso però che questo trend sia irreversibile: per svoltare c’è bisogno di qualcuno che programmi il futuro dell’isola d’Ischia dei prossimi decenni anche a costo di prendere decisioni impopolari. Con il sistema politico che abbiamo e con il frazionamento dell’isola in sei comuni la vedo un’impresa difficile»

L’impressione è che l’isola abbia perso un treno importante come il recovery fund. Concorda?

«Questo non lo so, ma spero proprio che l’isola non si faccia scappare questo treno perché sarebbe grave non attingere a quei fondi europei».

Il progetto del ripascimento delle spiagge potrà costituire un valore aggiunto in proiezione futura?

«Il ripascimento dei nostri arenili deve essere una priorità assoluta. In questo senso l’isola ha un progetto proprio per far rinascere le spiagge e la regione ne è a conoscenza. Sarebbe importante se potessimo avvalerci dei soldi del recovery fund per portare a termine questo ambizioso progetto che, almeno a mio modo di vedere, non può essere rimandato. Le spiagge isolane non ci sono più e questo non è certo un bene per il turismo balneare che si affianca a quello termale. Un serio e concreto ripascimento delle spiagge potrebbe portare solo benefici a questo tipo di turismo, ormai in grosse difficoltà. Con spiagge più grandi e curate si potrebbero accontentare molti più turisti. Il mio auspicio è quindi che una parte dei soldi del recovery fund possano davvero finanziare questo progetto».

Quali sono i mali peggiori dell’isola, quelli che maggiormente creano danno all’immagine turistica dell’isola?

«I mali dell’isola li conosciamo tutti e sono radicati nel nostro territorio da anni. Il primo è l’assenza di un piano regolatore dell’isola e per governare è necessario averlo altrimenti si va in affanno. Il secondo è il numero esagerato di automobili. Ce ne sono davvero troppe e la maggior parte di esse sono parcheggiate per strada… ad esempio, il lungomare di Casamicciola è diventato un parcheggio che snatura la bellezza del luogo. Non è possibile tutto questo. Bisognerebbe avere una visione ampia che vada al di là degli interessi dei singoli comuni per far fronte a un problema come questo».

Quanto è soddisfatto dell’incidenza della politica isolana in questa fase difficile? E poi, il Comune unico può essere la panacea di tutti i mali?

«Della politica isolana preferisco non parlarne, mentre del Comune unico penso che possa essere un’opzione valida. Chiaramente non è la panacea per tutti i mali, ma potrebbe dare una grossa mano all’isola a livello amministrativo».

«Il Covid ci lascia una grande lezione, ma temo che molti di noi non l’abbiano capito. Dobbiamo cambiare il nostro modo di vivere a partire da temi urgenti come la spazzatura, il consumo dell’acqua e dell’energia elettrica. Siamo in tanti in questo mondo e per vivere meglio sarebbe ora che ognuno di noi cominciasse a farsi delle domande sul concetto di sostenibilità»

L’isola scivola sempre più verso il low cost a scapito della qualità. Si può ancora invertire la tendenza o è una discesa verso gli inferi senza fine?

«Purtroppo sono regole del mercato e il fatto che Ischia stia sprofondando verso il low cost è ormai evidente. Non penso però che questo trend sia irreversibile, o almeno mi piace pensare che c’è ancora una speranza. È un tema difficile che non si risolve dall’oggi al domani, ma solo con una politica seria che abbia dei programmi a lunghissimo termine. Per invertire la rotta c’è bisogno di qualcuno che programmi il futuro dell’isola d’Ischia dei prossimi dieci o addirittura vent’anni anche a costo di prendere decisioni dolorose, forti e impopolari. Con il sistema politico che abbiamo e con il frazionamento dell’isola in sei comuni vedo questa impresa davvero molto difficile da mettere in atto».

Se dovesse vestire i panni da testimonial, lei consiglierebbe a un turista di venire in vacanza a Ischia perché?

«Nonostante tutto Ischia è ancora bellissima e continua ad essere un polo di attrazione per tantissimi turisti. Indubbiamente ci sono aspetti che non funzionano, ma ci sono tante altre realtà fatte da persone che lavorano in maniera egregia. Al turista consiglierei di venire a Ischia perché è comoda essendo in Italia, senza dover andare all’estero e poi perché ha le terme che sono una ricchezza incommensurabile».

Chiudiamo così. Pensando al futuro di Ischia, si può essere ottimisti per quali motivi?

«Io sono ottimista di natura quindi mi piace guardare con speranza, ma sono anche realista e vedo che per il futuro dell’isola è necessario tracciare dei punti programmatici che abbiano al centro gli interessi di Ischia. Ci sono tante realtà agguerrite che ci fanno concorrenza e per il nostro bene sarebbe ora di avere una visione ampia, plurima e condivisa».

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