Lamonica e Vuoso: attenti a quei due (ma solo dove conviene)
A Cavallaro il duo ambientalista resta in silenzio di fronte a uno scempio evidente, sollevando seri dubbi su coerenza e trasparenza. Il loro “Fronte Unito per l’Ambientalismo” non interviene, mentre a Casamicciola le denunce sulla colmata e sul cratere del Funnulillo si susseguono quotidianamente. Ambientalismo… a intermittenza?

C’è un dato che non può più essere ignorato: le proteste del Fronte Unito per l’Ambientalismo, guidato da Vuoso e Lamonica, seguono una logica selettiva.
Casamicciola sotto accusa permanente, mentre altrove si punta al “non vedere”. Una dinamica, oramai troppo frequente, che impone di andare oltre gli slogan verdi.

Ed ecco che ci sono cantieri che diventano bersaglio fisso di denunce, esposti e slogan allarmanti, e altri che, pur in presenza di interventi discutibili, godono di un silenzio assoluto. Un ambientalismo a geometria variabile, che si accende contro Casamicciola e si spegne altrove.
Da qui nasce una domanda legittima, che sempre più cittadini si pongono: siamo davvero di fronte alla difesa dell’ambiente o a una battaglia politica selettiva?
Negli ultimi mesi, opere pubbliche pensate per riqualificare il territorio, restituire dignità a zone degradate e rilanciare interi comuni sono state sistematicamente ostacolate da proteste, denunce e ricorsi. Un meccanismo ormai rodato, che si attiva puntualmente ogni volta che Casamicciola prova a ricostruire, risanare, ripartire.
Lo segnalavamo e denunciavamo su Il Golfo già a metà ottobre, in occasione delle denunce sui lavori della Vasca di Colmata di Casamicciola, del Capricho e del cratere del Funnulillo, accanto al Cratere del Rotaro.
In quell’occasione il cosiddetto “Fronte Unito per l’Ambientalismo dell’isola d’Ischia”, guidato da Nicola Lamonica e Gianni Vuoso, aveva lanciato l’ennesima ondata di accuse, sospetti e allarmi ambientali. Denunce continue, conferenze improvvisate, raduni di poche persone che, in nome dell’“ambiente”, invocavano giustizia.
Vasca di colmata e cantieri nel mirino: perché le proteste del “Fronte Unito” di Vuoso e Lamonica si fermano ai confini di Forio? L’ombra dei legami familiari dietro il silenzio sullo scempio di Cavallaro, mentre Casamicciola deve difendere ogni suo progetto di rinascita.
La domanda allora, e ancora oggi, resta semplice: perché sempre e solo Casamicciola?Già allora avevamo evidenziato una clamorosa incoerenza dell’eco-duo, o forse è più corretto definirlo “Duo Verde a intermittenza”. Gli stessi che denunciavano come “inquinato” e “inadatto” il materiale destinato alla colmata di Casamicciola sono rimasti in silenzio quando quel medesimo materiale veniva utilizzato a Forio d’Ischia per realizzare un parco giochi per bambini e un’area parcheggio.
E allora la domanda diventa inevitabile: perché lì nessuna protesta? Perché nessun sit-in davanti al Comune di Forio? Perché la sensibilità ambientale si accende solo in alcuni comuni e si spegne in altri?
All’epoca ponemmo pubblicamente un interrogativo politico, basato su un dato oggettivo: il fatto che proprio al Comune di Forio, e precisamente all’Ufficio Tecnico, lavori uno dei figli di Lamonica, mentre una nipote ricopre la carica di consigliere comunale.
Non un’accusa, ma una domanda legittima. Risultato? Nessuna risposta nel merito. Solo attacchi personali e polemiche, soprattutto da parte del prof. Gianni Vuoso, utili più a sviare che a chiarire.
Fronte Unito contro Casamicciola: l’inchiesta sulle incoerenze dell’eco-duo Lamonica-Vuoso. Dai materiali della colmata ignorati a Forio ai sit-in dimenticati a Cavallaro, tutti i dubbi su un ambientalismo che non risponde nel merito.
Oggi, però, il quadro è ancora più grave.A Cavallaro, nel comune di Forio, è sotto gli occhi di tutti quello che molti cittadini – ultimo ma non ultimo Alfredo Giacometti – definiscono uno scempio ambientale. Eppure, da Lamonica e compagni nessuna denuncia, nessuna protesta, nessun esposto alla Procura. Silenzio totale. Un silenzio assordante.
Com’è possibile?Com’è possibile che di fronte a quello che loro stessi definirebbero un “disastro ambientale” non parta alcuna crociata?
Com’è possibile che proprio lì, dove un figlio di Lamonica è dipendente comunale, l’ambientalismo vada in letargo?A questo punto una conclusione si impone: più che un “Fronte Unito per l’Ambientalismo dell’isola d’Ischia”, sarebbe coerente da parte dell’eco-duo a intermittenza, chiamarlo “Fronte Unito contro Casamicciola”.
Alla data odierna, 20 gennaio, non risultano denunce presentate dall’eco-duo Lamonica–Vuoso per quanto accade a Cavallaro. Un dato oggettivo, verificabile, che dice molto sulla serietà e sull’onestà comportamentale di questo ambientalismo “a zone”, di questo ecologismo a corrente alternata che cambia intensità in base ai luoghi e alle relazioni.
Il fatto che Casamicciola stia correndo – con progetti concreti, una visione chiara di rilancio e un’amministrazione che ha scelto di non restare ferma – sembra dare fastidio a qualcuno. Tanto da spingere mani esterne a intervenire per creare ostacoli, rallentamenti e confusione.
Ma la verità, prima o poi, presenta sempre il conto.E quando la maschera cade, non bastano slogan verdi o proclami di legalità a coprire le contraddizioni.
Chi sceglie quando parlare e quando tacere non difende l’ambiente: difende una posizione.
Chi usa la protesta come palcoscenico e il silenzio come scudo tradisce la fiducia dei cittadini.
A questo punto va chiarito un ultimo aspetto, forse il più importante.
Quello che si presenta come Fronte Unito per l’Ambientalismo dell’isola d’Ischia non è un’associazione seria, strutturata o rappresentativa, ma un gruppo ristretto che pretende di parlare a nome dell’ambiente e dei cittadini senza alcun mandato reale.
Nessuna base associativa ampia, nessun confronto pubblico, nessuna trasparenza su ruoli, criteri o responsabilità. Solo comunicati, denunce mirate e iniziative estemporanee, decidendo chi colpire oggi e chi domani, dove l’ambiente va difeso… e dove invece può essere ignorato, dove bisogna denunciare e dove girarsi dall’altra parte, dove manifestare e dove no.
Questo non è ambientalismo: è un uso arbitrario e personalistico di una causa nobile, trasformata in strumento di “pressione” politica e mediatica.
Ecco perché va detto chiaramente: non basta autodefinirsi “fronte” o “associazione” per esserlo davvero. La credibilità si costruisce con coerenza, trasparenza e imparzialità. Tutto ciò che qui manca.






