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LE OPINIONI

L’analisi di un noto avvocato isolano Mario Goffredo: «È necessaria una presa di coscienza collettiva»

Cariche di amarezza e tristezza sono state le parole dell’avvocato Mario Goffredo, fondatore del comitato “La strada del buonsenso”: «Purtroppo questa non è la prima volta che mi trovo a commentare una simile situazione perché siamo qui nuovamente a piangere una giovane vita spezzata a causa delle strade isolane che sono un’autentica trappola mortale. Trovo assurdo che l’isola non riesca a far tesoro dei dolorosi insegnamenti che ogni volta ci danno gli incidenti stradali. È mai possibile che la morte di un ragazzo di soli 17 anni non riesca a sensibilizzare tutta la comunità? Quale altra tragedia deve accadere prima che tutti si rendano conto che la situazione è assai pericolosa?». Mario Goffredo ha continuato: «Siamo a un bivio. O si capisce che la sicurezza stradale è di fondamentale importanza, passando anche per la diminuzione dei veicoli circolanti e la messa in sicurezza delle strade che sono in condizioni pietose, oppure in futuro continueremo a piangere altre vittime. Oltre all’introduzione di telecamere e dissuasori in determinate zone, è necessario fare un discorso di tipo culturale molto impegnativo che richiede la partecipazione di tutti». Mario Goffredo ha concluso: «Come dicevo prima non si può pensare di delegare tutto ai controlli che comunque sono scarsissimi sull’isola. È necessario che ogni persona si assuma le proprie responsabilità sia in qualità di pedone, automobilista, scooterista o semplice passante. Chi guida, poi, deve essere consapevole di avere tra le mani una vera e propria arma. È per questo che un po’ di tempo fa ho fondato il comitato ‘La strada del buonsenso’ che ha l’obiettivo di collaborare con le Istituzioni e con le forze dell’ordine per sensibilizzare le persone organizzando anche degli eventi e facendo diverse iniziative. Purtroppo quando accadono tragedie come quella dei giorni scorsi, mi rendo conto che siamo molto lontani dal raggiungere i nostri obiettivi e che solo in pochi sull’isola prendono coscienza dei rischi che si corrono».

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