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L’analisi – Giosi e l’aceto di Modena

di Franco Borgogna

Scrissi, dopo che era scoppiato il caso “ metanopoli”, che c’era la grande insidia della “ competenza territoriale” nel processo a Giosi Ferrandino e agli imputati ischitani. La grande incognita – sostenni – stava nella possibile sudditanza psicologica dei giudici modenesi che, in buona fede, potevano essere portati a credere che le grandi centrali cooperative emiliano romagnole fossero “ corpi sani” e fecondi della solidarietà tra lavoratori e loro management. Adesso che l’insidia si è fatta più concreta, a seguito della dichiarazione di incompetenza della Procura di Napoli e  in vista del pronunciamento del Tribunale il 17 p.v. alle ore 12 aula 118, e che quindi ci sono molte probabilità che il processo si svolga nella città della Ghirlandina, possiamo legittimamente ipotizzare il rischio che a giudicare siano i giudici modenesi e che questi, per un’ inconsapevole sudditanza, possano ritenere che solo qualche dirigente “ deviato” abbia sbagliato e che nessuna colpa sia da addebitare all’intera CPL o all’intera Lega delle cooperative; che  nessun “ sistema corruttore” ci sia, ma piuttosto un “ adeguamento” al modus operandi del Mezzogiorno, da parte di qualche improvvido dirigente. Se volete il mio parere, schietto e scevro da ogni ipocrisia, ritengo che il Pubblico Ministero di Napoli, nel dichiararsi incompetente , non lo ha fatto per un tardivo ravvedimento sulla effettiva competenza territoriale, né per sbarazzarsi di un processo che, iniziato in maniera clamorosa, minacciava di finire in “flop” per carenze di solidi argomenti probativi. Credo che, con cinismo, si voglia favorire la competenza Modena  perché lì è più facile che gli ischitani rimangano schiacciati da un ribaltamento di responsabilità: più pesanti quelle dei presunti corrotti, rispetto ai corruttori. Dagli al corrotto ( se esiste corrotto) per salvare il corruttore! Insomma Giosi all’insalata,condita con il classico aceto ( balsamico?) di Modena. Ribadisco di non credere alla malafede dei giudici modenesi, ma all’involontario condizionamento. Il territorio è troppo imbevuto della retorica solidaristica, fino al punto di non accorgersi che, nel tempo, si è avuta una mutazione genetica della cooperazione, trasformatasi in aziendalismo corsaro e cinico. Sotto questo profilo, capisco la reazione negativa di Giosi Ferrandino alla decisione della Procura di dichiararsi incompetente e capisco anche la speranza dei suoi avvocati  in un pronunciamento del Tribunale in senso opposto.. Ma io, con tutto il rispetto per il Sindaco d’Ischia, sono maggiormente preoccupato di un altro aspetto e cioè della crescente diffidenza verso tutto ciò che appartiene al Sud, verso ogni soggetto impegnato del Sud ed ogni pratica amministrativa, industriale, culturale del Sud. Ed è questa la vera sfida, la vera insidia, di fronte alla quale ci troviamo, oggi e nei prossimi anni. Anche grazie ad un Governo e ad un Premier che del Mezzogiorno non ha alcuna stima, fino al punto di credere che l’Italia possa rimettersi in moto solo come macchina a trazione anteriore ( pardon, nordista).

 

 

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