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CULTURA & SOCIETA'

L’ANGOLO DEL LIBRO ‘A malaparola? Nessuna volgarità ma semplice letteratura

DI PIETRO NARDIELLO

Quante volte abbiamo mandato a quel paese una persona? E poi allo stadio per fare capire al direttore di gara, ricorrendo al più truce turpiloquio che il nostro attaccante non era in fuori gioco? Oppure quante ne abbiamo usate per una lite al semaforo o tra le più intime mura domestiche? E poi diciamola tutta, non fuggiamo dalla verità perché dopo aver proferito una brutta parola ci sentiamo più leggeri, più liberi proprio come se avessimo subito una catarsi, un passaggio in una nuova dimensione. “Mala Parola”, cattiva parola per dirla alla napoletana, è sinonimo di volgarità? Fughiamo questa tesi comune e immergiamoci in un mondo fatto di note musicali, storia, tradizioni, cultura e studio della lingua. Ma quante belle cose messe insieme addirittura per quella che, ingiustamente, viene considerata la più truce delle arti linguistiche. Mi madre quando mi sentì citare il membro maschile senza la consulenza dello Zingarelli mi fece provare quanto fossero resistenti mazza della scopa, zoccoli di legno che rumorosamente segnavano il suo leggero cammino verso la sponda del mare nei mesi estivi. Eccoci, allora per farla breve e dirla tutta d’un fiato la “Mala Parola” non è simbolo di volgarità e questo ce lo afferma anche un ottimo libro, “’A Malaparola” scritto dal professore Davide Brandi, edito da Mea Edizioni, curato da Franco Simeri da poco dato alle stampe. Una lettura piacevole, gradevole, direi agilmente snella che ci fa barcamenare, anche sorridendo, tra una “Lota” e una “Zompapereta”, un “Chi t’è mmuorto” o un “Chi t’è bbivo”, un “Nzevato” e una “Nacchenneèla”, una “Pereta” o una “Samenta”. Vi sorprenderete, ma per capirne le origini, non solo bisogna far ricorso allo studio etimologico ma anche e soprattutto alla letteratura. Lo avreste mai immaginato che il diverbio più acceso e condito di imprecazione di Titina dei Quartieri avrebbe rappresentato un trattato di letteratura? Quello che ci regala Davide Brandi è un testo geniale che fotografa l’identità di un popolo, le sue profonde radici incastonando il tutto nelle contemporaneità. Cosa si può pretendere di più? Non siete soddisfatti? Allora volete essere mandati proprio a quel Paese.

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