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CULTURA & SOCIETA'

L’ANGOLO DEL LIBRO Se perdi il lavoro occorre un reddito di cittadinanza

DI PIETRO NARDIELLO

“Il denaro non rende felice nemmeno il Re”, affermò una anonimoin una fiaba, “immagina però – risponderebbe Luca Carboni – come può stare chi non li ha”. “Allora mandaci i danari – chioserebbero gli Squallor – perché senza danari so cavoli amari”. Dunque l’argomento è di centrale attualità, ancor di più ora che con la nostra Regione si è preferito giocare come con le tre carte, nascondendo l’asso vincente pur di salvaguardare interessi trasversali. Però la domanda che ci poniamo è diretta: “Come far quadrare il bilancio familiare quando hai perso il lavoro, non hai reddito e devi pur inventarti qualcosa per arrivare alla fine del mese?”

Nessuna retorica nazional popolare condita, semmai, dai toni più o meno drammatici ai quali sembra ci siamo addirittura abituati. Un’opportunità per riflettere sull’argomento, intavolando una seria discussione lontana da steccati e ideologismi politici ce la offre il pamphlet di Domenico Raio “Elogio al reddito di cittadinanza” (Giammarino Editore pag 66 euro 6,00). “Se mio padre poteva disporre, nell’immediato, di un reddito di cittadinanza quando ha perso il lavoro, sicuramente non saremmo dovuti emigrare in Germania”. In pratica l’idea che propone Raio con questo suo piccolo libbricino è chiara, precisa, importante. Quando si perde il lavoro è necessario proseguire, anche se con difficoltà, la vita di tutti i giorni perché bisogna poter pagare le bollette, fare la spesa, sostenere quelle spese dovute agli spostamenti per cercare una nuova occupazione. Questo è il reddito di cittadinanza che indica come misura necessaria debba essere emanata in uno Stato che si reputi tale, che vuole mettersi al passo con i confratelli europei, che vorrebbe impedire ai propri cittadini di incorrere nelle grinfie degli usurai. Una misura di uguaglianza che, secondo il pensiero dell’autore, impedirebbe al cittadino disoccupato di svendere la propria professionalità accettando salari da fame, senza contratto proposti dai soliti imprenditori da strapazzo senza scrupoli. Il dibattito è aperto, le proposte molteplici, Domenico Raio, in modo propositivo, le ha raccolte e messe sul tavolo in maniera interessante.

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