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L’annata che verrà: «Il futuro? È nella genetica»

Il vino racconta tante storie e cos’è mai un enologo se non una sorta di regista il cui compito è quello di saperle raccontare? Un po’ fotografo, quando sintetizza in un colpo d’occhio l’equilibrio di tutti gli elementi in un acino d’uva ma anche un po’ artista nell’immaginare la trama di un racconto più grande e duraturo, dove il terreno è la sceneggiatura e le viti gli attori protagonisti. Una miscela di arte, scienza, visione e pensiero, insomma. Andrea D’Ambra è il regista che ha trasformato l’evoluzione della vitivinicoltura ischitana, quello che ha carpito segreti e potenzialità dell’Isola prima di tutti, senza seguire le mode: le ha invece dettate diventando pioniere e puntando sulla vera identità di ogni vitigno. Ma quest’anno in Italia la vendemmia sa di agrodolce. La più scarsa degli ultimi sessantanni con il 50% (se non più) di piogge in meno e temperature sahariane: anche gli astemi sanno che l’annata 2017 sarà da annoverare come una di quelle da record e non certo in positivo. “Questa è la mia 32ma vendemmia e non ricordo un’annata così anomala, non la ricordano neppure i vecchi agricoltori” racconta Andrea D’Ambra, “ma quello che salta all’occhio è che come in tutta Italia il ph è alto e l’acidità bassa. Mi è capitato qualcosa di simile nel 2003, nel ’97 e nel 2000, annate molto assolate.C’è una stabilizzazione relativa e mai come quest’anno è importante l’enologo in cantina”.

La vendemmia 2017, infatti, presenta molte anomalie, non solo nella quantità ma anche nella qualità,con una forte variabilità tra le varie aree differenti, addirittura tra vigneto e vigneto: “Le nostre sono zone di nicchia e tante le microzone messe insieme: ecco perché ogni anno abbiamo una variabilità incredibile, anche nella stessa vigna. Nei nostri vigneti, ad esempio, il filare che sta più esposto ha mezzo punto in meno di zuccheri quello sotto il muro a secco ha mezzo punto in più. Sono tantissime variabili per cui la cosa importante è capire il mix dei tagli in vigna alle varie altezze per poter meglio riequilibrare naturalmente l’acidità di uve raccolte in zone vicinissime ma diverse per esposizione, altezza ecc. Ci è consentito intervenire artificialmente ma è sempre meglio far fare alla natura”. La vendemmia 2017 di Casa D’Ambra non deluderà comunque gli amanti del buon vino dell’Isola. Iniziata il 28 agosto e chiusa il 27 settembre. Un record anche questo se si pensa che fino a 10 anni fa non si iniziava prima del 20 settembre, per arrivare addirittura al 10 ottobre sul Frassitelli. Una vendemmia lunga, giocata in due match, prima e dopo la pioggia, e per l’azienda ischitana si parla di un raccolto totale del 15% in più rispetto allo scorso anno, grazie anche all’apporto di nuovi conferitori, vi è comunque un calo della resa uva-mosto. Ma cos’è successo esattamente da un punto di vista vitivinicolo? Dipende da zona a zona, da regione a regione. “La vite è come l’uomo, si abitua” racconta l’enologo di Casa D’Ambra“quando la linfa ha ripreso a circolare durante la ripresa vegetativa, a marzo, aveva già trovato alle radici il terreno siccitoso e quindi si è adattata, si è autogestita; avendo a disposizione poca acqua, si è come autoregolata”.È ancora un po’ presto per azzardarsi a parlare di previsioni sulla qualità?

Per Andrea D’Ambra, il bicchiere è comunque mezzo pieno: “Con i rossi abbiamo quasi un punto in più di alcol, buoni profumi, bellissimo colore; per i bianchi dobbiamo vedere perché in effetti il problema sono le acidità”. Da un punto di vista più generale, la vendemmia 2017 ha riacceso il confronto sulle problematiche legate ai cambiamenti climatici e agli strumenti agronomici e finanziari che consentono di mitigare gli effetti negativi sul livello produttivo. Il professor Attilio Scienza, una delle massime autorità della viticoltura in Italia e profondo conoscitore dell’Isola d’Ischia avverte: “Quest’ annata non sarà certo l’ultima così calda. Le uve modificheranno le loro caratteristiche e interpretare bene queste novità sarà la sfida dei prossimi anni. La curiosità – prosegue – dovrebbe essere un’altra, ossia come affrontiamo il problema dei cambiamenti climatici”. Il calo di produzione che si registra quest’anno, infatti, è più grave di quanto si possa pensare, sottolinea Scienza, dopo quattro-cinque anni le viti stressate non produrranno e i cali saranno ancora maggiori. “Vi è la necessità di accelerare sul fronte della ricerca in tema di varietà e porta innesti resistenti al calore e alla siccità”. I primi risultati di una scoperta dell’Università di Milano, che ha messo a punto i porta innesti M, le cosiddette viti anti siccità, sono confortanti. Come si inserisce il parere di Andrea D’Ambra in questo contesto è presto detto: “Sono completamente d’accordo con il prof Scienza. In Italia abbiamo i migliori genetisti d’Europa e l’utilizzo di porta innesti resistenti alle malattie ma anche alla siccità potrebbero risolvere il problema. Il futuro? In Italia ci siamo già. Io sono per la cisgenesi studiata da Attilio scienza e grazie a questa potremo recuperare in toto le vecchie varietà. In commercio abbiamo già 10 varietà innestate e la Rauscedo ha già venduto 6 milioni di barbatelle. In alcune regioni sono già ammesse negli IGT mentre in Campania ancora no. Il futuro è la genetica ma occorre la comunicazione giusta”. Quindi, in un futuro prossimo potremo avere una Biancolella esente da malattie o una Forastera che non soffra lo stress idrico? Sembrerebbe di sì e non solo in campo vitivinicolo e sembrerebbe pure che il Ministro Martina sia pronto a stanziare fondi per la ricerca mentre le multinazionali come la Bayer stiano facendo di tutto per accaparrarsi le Royalty. E terminiamo con le buone notizie, in Casa D’Ambra. Mentre il Pietra Martone, il cru nel cru, vola sui mercati, ci si prepara ad un inverno ricco di soddisfazione per l’export e per il mercato interno e, soprattutto ai premi e ai riconoscimenti che il Frassitelli ha ottenuto anche quest’anno da tutte le guide nazionali. Segno che la viticoltura a Ischia è sì un mercato di nicchia (700.000 DOP secondo i dati dell’Agroqualità) ma sempre più richiesto e, soprattutto, sempre più apprezzato.

Malinda Sassu

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