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L’appello a Don Carlo per una festa “come Dio comanda”

Di Antonio Lubrano

“Stiamo collaborando con Don Carlo e la Polizia di Stato per l’organizzazione di un evento davvero unico che, se fila tutto liscio, si terrà i primi di settembre”. Questo annuncio, nudo e crudo, postato sui Facebook da Luigi Di Vaia, il consigliere comunale delegato agli eventi importanti seguiti dal Comune d’Ischia, stimola molta curiosità. In tanti si sono chiesti se sarà la Festa di San Giovan Giuseppe a beneficiare della “grande novità” che avrebbe in serbo Don Carlo, visto che i festeggiamenti in onore del Santo Concittadino si terranno proprio “ai primi di settembre” come ha affermato il Di Vaia nel suo post, e cioè: dal 1 al 5 settembre. Poiché, nessuno in proposito si è voluto  ”sbottonare” ulteriormente, ad un mese esatto dalla Festa, non ci resta che attendere e sperare  bene in una delle sue clamorose “uscite” con cui Don Carlo riesce quasi sempre a “stupire”. Intanto San Giovan Giuseppe chiama, i fedeli rispondono e viceversa. E’ il rapporto di sempre del popolo devoto tra il Santo concittadino e la gente di mare e di terra dell’antico Borgo di Celsa di Ischia Ponte, dove il culto per “Il più bel fior d’Aenaria” è una calamita di fede che anima lo spirito ed il cuore di tutti gli ischitani e li tiene legati al loro Santo Protettore per la vita. Questo per dimostrare quanto sia grande la devozione degli ischitani per il loro San Giovan Giuseppe ed il modo intimo e spettacolare per manifestarlo.

Di qui il forte interesse popolare per i festeggiamenti interni, ossia in chiesa, ed esterni nel paese che si organizzano in onore di Frate Cento Pezze. Mai come quest’anno Don Carlo, l’amato parroco della chiesa santuario di Ischia Ponte deve fare il bravo. Il “suo” popolo gli chiede rinnovata vitalità nella organizzazione dei prossimi festeggiamenti in onore del Santo, specie per i fuochi, per non rimanere troppo indietro rispetto a Sant’Anna. Sappiamo che nella fitta agenda di Don Carlo, oltre agli impegni sacerdotali di tutti i giorni, figurano il Palio dedicato all’Assunta a metà agosto, la stessa grande festa di San Giovan Giuseppe dal 1 al 5 settembre, la festa della Bambenella alla Mandra l’8 settembre, e per chiudere la festa dell’Addolorata a metà settembre. Tutto secondo gli atti di fede popolare ed il senso della tradizione a cui nessuno intende rinunciare. Insomma le belle tradizioni che sono alla base delle feste patronali ancora in cartello fino a settembre dovrebbe essere fatte salve tutte, per la soddisfazione del popolo che ci crede. Quello stesso popolo, che legato alla Chiesa e a Don Carlo, gradisce che le feste patronali si facciano, con i fuochi d’artificio, la processione, le campane, le luminarie stradali, le bancarelle, i giochi per ragazzi, perchè le feste, con i loro programmi per gli ischitani devoti, sono patrimonio storico e tradizionale della propria vita passata alla quale tutti si sentono legati più di quanto si pensi. Solo una minoranza di persone è fuori da questa ottica e impreca affichè la si faccia finita. Costoro, essendo affetti da problemi di natura esistenziale, non sopportano i rumori, non reggono all’idea di fare comunione, di stare insieme, non amano il suono delle campane che invece è poesia e richiamo gioioso alla festa e per qualsivoglia cerimonia religiosa in atto nella parrocchia di appartenenza. Insomma li disturbano i campanili, e peggio ancora, se non hanno la fede e si ritengono non credenti, danno fastidio loro sul territorio la sagoma di una chiesa, le croci votive sparse per l’isola, gli avvisi sacri, la bella e rispettabile figura del nostro Vescovo e la presenza in tutte le situazioni, compresa la Festa a Mare agli Scogli di Sant’Anna, dello stesso Don Carlo, protagonista per la verità in ogni dove. Che Don Carlo, dal suo pulpito, predichi, lanci giuste accuse ad un certo tipo di società deviata e corrotta per recuperare più possibili pecorelle smarrite, fa benissimo, perché tra l’altro assolve con fedeltà ai dettami del suo ruolo. Ci fa piacere che Don Carlo sia rimasto il battagliero sacerdote di sempre ammirato ed apprezzato nel suo straordinario lavoro di aggregazione e di sana rivoluzione in una parrocchia che fino a qualche anno fa, era anonimamente appiattita su se stessa, senza stimoli e con poca linfa vitale. Ora ci sono la vita, la fede, il piacere di stare insieme, la condivisione. Tutto questo per noi è partecipazione viva ad un progetto di comunione nella estesa area parrocchiale gestita con visione moderna e propositiva da un Don Carlo tutto sale e pepe che nel suo feudo parrocchiale dà prova di saperci fare ed agisce senza lasciare nulla al caso, compresa l’annunciata “sorpresa” dei primi di settembre, in attesa di essere svelata.

                                                                         antoniolubrano1941@gmail.com

 

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