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CRONACA

L’appello di Michele Mazzella: «A due anni persi la gamba per la poliomelite, vaccinatevi»

Il medico procidano è stato vaccinato all’ospedale Anna Rizzoli di Lacco Ameno. Ha pubblicato la foto con un racconto che ha fatto diventare il suo post immediatamente virale. Il messaggio evidente lanciato ai no vax

«Vaccino fatto. 64 anni fa se avessi potuto fare quello dell’antipolio, questa foto sarebbe stata diversa. Riflettete, novax». Questo il post di Michele Mazzella, 65 medico odontoiatra di Procida. A corredo c’è una sua foto mentre viene vaccinato all’Ospedale Anna Rizzoli di Lacco Ameno. Il suo post in poco tempo è diventato virale tra like, commenti e condivisioni. Tra tante c’è anche della pagina ufficiale del Partito democratico, accompagnata da un laconico «Nulla da aggiungere». Il medico procidano ci confessa «Non mi aspettavo certo che quel post, condiviso d’istinto, raggiungesse un pubblico così ampio. Ma mi fa piacere aver raggiunto tante persone, specialmente i novax».

Dottore come mai ha scelto di pubblicare la foto mentre si vaccinava mettendo anche ‘a nudo’ la sua disabilità?

«Nel 1957, a due anni, mi ammalai di poliomielite, malattia che mi causò la paralisi di una gamba. Come medico senziente sono a favore della scienza e, quindi, dei vaccini. Non amo mettermi in mostra, ma ho fatto un’eccezione con questo post volutamente. Il mio obiettivo è quello di sensibilizzare sull’importanza di fare il vaccino e convincere quante più persone possibili, anche avendo un’arma in più. Resta il fatto che anche alla mia età non è semplice mettere a nudo la propria disabilità. Ma l’ho fatto per un buon fine e ne sono contento».

Nel 1957 ancora non c’era il vaccino?

«Negli Stati Uniti sì arrivò nel 1955, in Italia, invece, arriverà solo nel 1958. Vivevo a Napoli, il mio fu uno dei primi casi: non c’erano cure, fui ricoverato per sette mesi lontano dalla mia famiglia. Oggi i vaccini viaggiano facilmente per il mondo. Allora, invece, per passare da un Continente all’altro ci volevano anni».

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Come mai ha scelto di raccontare la sua storia?

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«Racconto la mia storia perché penso spesso, oggi più che mai, a come sarebbe stata più semplice la mia vita se il vaccino fosse arrivato prima. Quando mi hanno chiamato per fare il vaccino al Rizzoli di Lacco Ameno ho deciso di fare una foto per dare la mia testimonianza, ma poi ho capito di avere in mano una ‘carta molto valida’ ed ho deciso di utilizzarla. Una foto forse forte ma per dare un segnale di impatto. Ma comunque non pensavo ad un ‘successo’ simile’. Il motivo è quello di cercare di convincere quante più persone possibile. Da medico ho il dovere morale di stimolare tutti a vaccinarsi».

Perché secondo lei ci sono tanti no vax?

«Internet ed in particolare i social hanno dato la stura a persone che normalmente non sarebbero state prese in considerazione neanche fuori ad un bar. Ed invece oggi ognuno si sente in diritto di dire la sua, anche quando non conosce una materia. Più sono ciucci e più parlano senza cognizione di causa».

I commenti al suo post sono stati tutti positivi?

«No no. I no vax sono usciti allo scoperto anche sotto al mio post. Ho avuto tanti commenti positivi che mi hanno riempito di orgoglio. Ma quelli che mi hanno dato più soddisfazione di tutti sono stati proprio i commenti dei no vax. Erano arrabbiatissimi e ciò significa che ho centrato il problema. Più si inalberano i no vax e più mi convinco di aver fatto bene e che il messaggio che volevo mandare è arrivato. Non ho la presunzione di far cambiare idea a qualche no vax anche perché sono scimmie e come tali devono essere trattati: o con l’obbligo vaccinale o con tante restrizioni per chi non fa il vaccino».

Rifarebbe il post?

«Certo. Sono un medico e mi affido alla scienza: dobbiamo farci vaccinare. Tutti. Prima tutti ci facciamo vaccinare e prima finisce questo incubo anche perché non vedo l’ora di poter tornare ad abbracciare i miei figli. Mia famiglia Camilla lavora negli Stati Uniti e non la vedo da 15 mesi, mentre mio figlio Andrea che lavora in Inghilterra come ricercatore in epidemiologia presso la London School of Hygiene and Tropical Medicine e non lo vedo da quasi un anno. Da troppo tempo non li abbraccio e potrò tornare a farlo quando questo incubo sarà finito».

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