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L’appello: «il commercio è alla frutta, giù i canoni del 50 per cento»

Un documento-lettera aperta dell’AICOM si rivolge ai proprietari di immobili ad uso commerciale cercando di tracciare le linee guida per poter ripartire e superare la crisi post Covid-19. I fitti dovrebbero essere dimezzati fino ad aprile 2022. Si confida nel buon senso, ma basterà?

E’ un’altra delle mille facce dell’emergenza e della crisi scatenata dal coronavirus sulla nostra isola. Ci riferiamo ai proprietari di negozi o locali fittati da una parte e da chi li gestisce dall’altra. La pandemia ha scatenato una “fame nera” e di fatto questo ha messo in ginocchio entrambe le fazioni. Da una parte, chi doveva pagare il fitto non lo ha più fatto, impossibile riuscire ad onorare il canone di locazione rimanendo chiusi a causa del lockdown e dunque per forza maggiore e non certo per scelta. E per qualcuno, laddove possibile, non sarebbe stato giusto. Dall’altra parte della barricata, si sono trovati senza vedersi riconosciuto il “pigione” non soltanto soggetti più che benestanti che potevano magari tranquillamente farne a meno (almeno per un paio di mesi) ma anche soggetti per i quali ricevere il pagamento del fitto è un modo per contribuire magari in maniera sostanziosa al bilancio familiare. Adesso la barca pian piano si sta rimettendo in moto ma l’interrogativo che un po’ tutti si pongono è il seguente: che fare per fermare questo circolo vizioso che rischia di andare avanti ancora a lungo e per ovvi motivi di creare alla lunga anche gli inevitabili contenziosi di natura giudiziaria?

Adesso è l’Aicom Aicast di Ischia – associazione che raggruppa una serie di commercianti dislocati sul territorio – che attraverso un documento che si scrive sia stato condiviso con la maggior parte delle attività isolane, prova a lanciare una sorta di strumento guida per la ri-negoziazione dei canini commerciali. E, lo diciamo in premessa, è chiaramente un punto di vista che guarda dall’ottica degli operatori del terziario. Nella nota si legge in premessa che “la pandemia da Covid-19 ha generato un blocco dell’economia reale di molti paesi; in l’Italia con la sua economia molto debole il sistema economico è andato in tilt. In particolare, il settore turistico è il comparto che ha subito i maggiori cali di fatturato e che avrà maggiori difficoltà a ripartire. Per le attività commerciali dell’isola di Ischia, che lavorano prevalentemente grazie ai flussi di turismo nazionale e internazionale si prevede un calo di fatturato tra il 50% e il 70% per il 2020 e tra il 25% e il 30% nel 2021 sempre se si risolve il problema legato alla gestione del virus”.

Dopo il dato strettamente nazionale si scende nel dettaglio di quella che è la pesantissima situazione sull’isola e il direttivo guidato da Marco Laraspata scrive: “La scrivente associazione ha svolto una lunga indagine tra i tanti commercianti ed è emersa una enorme difficoltà (economica) a riaprire le attività e per tutti la quasi certezza, una volta aperti, a non riuscire a gestire i costi in virtù del fatto che si registreranno dei marcati cali degli incassi; tra l’altro molte strutture ricettive non apriranno (anche molte commerciali) e quelle che apriranno potranno gestire solo il 50% degli spazi. Tutti i centri studi nazionali hanno evidenziato che quest’anno, qualsiasi sia l’evolversi della problematica del virus e nonostante le misure di contenimento dei costi da parte degli imprenditori, tutte le attività registreranno una decisa perdita”.

Da qui l’appello agli affittuari di capire le esigenze della controparte, un appello con il quale però si chiedono sacrifici anche di notevole entità, che vengono esplicati nel passaggio successivo: “In virtù di quanto sopra – recita il documento – ci sembra opportuno rappresentare queste oggettive difficoltà delle attività commerciali anche ai proprietari dei locali commerciali e chiedere anche a loro di partecipare, in quota parte, a queste difficoltà dovute da una crisi epocale. Crediamo sia corretto trovare un accordo straordinario, ragionevole e sostenibile per entrambe le parti e che preveda: – Per i mesi di Marzo/Aprile/Maggio 2020 la possibilità della cessione del credito d’imposta del 60% ai proprietari dei locali ed il pagamento della sola differenza del 40%, in alternativa il locatario cercherà la negoziazione del credito con gli Istituti di Credito. In caso di mancato accordo si chiede il solo pagamento del 40% del canone. A partire da Giugno 2020 e fino ad Aprile 2022 una riduzione del canone di locazione del 50%. Nel 2020 le attività registreranno comunque delle forti perdite e si spera nel 2021 riescano a recuperare almeno in parte tali perdite”.

La conclusione vuole essere quasi un appello al buon senso dei propri interlocutori: “Siamo certi che l’interesse comune è quello di riuscire a superare insieme questo terribile momento di difficoltà. Riuscire a riportare una situazione in cui le attività commerciali riescano a gestire la propria attività è la migliore situazione per tutti gli attori: i proprietari dei locali, i collaboratori, il governo e le amministrazioni. Confidiamo nel buon senso delle parti, con l’augurio di lasciarci al più presto alle spalle questo terribile momento e che Ischia torni a essere terra di prosperità per tutti”. Insomma, il sasso nello stagno è stato lanciato, adesso non resta che aspettare e capire quale risposta arriverà dal pianeta dei proprietari di immobili. Accetteranno una tale proposta? A naso, conoscendo la mentalità ischitana ma anche andandocene per logica (e comprendiamo benissimo che – come è lecito che sia – ognuno faccia i propri interessi) è difficile che ciò possa accadere o quantomeno che ci sia una resa senza condizioni. Ma una cosa è certa, almeno nelle zone più “in” dell’isola i canoni di fitto erano talmente alti che di questi tempi trovare alternative è praticamente impossibile. A meno che, e pure questo dovrebbe far paura, non arrivino gli immancabili speculatori. E quelli spaventano non poco. Intelligenti pauca…

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