CULTURA & SOCIETA'

L’ardito Giovanni Cenatiempo “u’ turk” incendiò le esattorie nel 1946

Si sottrasse all’arresto rifugiandosi sul ‘Ralo’ della generosa famiglia Di Iorio “Petessa”

Capeggiò allora 30enne (21.07.1916 – 04.07.2005), di carattere sincero, coraggioso e perciò soprannominato “u’ turk”=etimologia di ‘forza’, agli inizi del 1946, la rivolta del popolo in miseria di Barano e di Porto d’Ischia contro le tasse affidate alle esattorie comunali dopo la fine della seconda guerra mondiale terminata il 6 e il 9 agosto 1945 con l’uso di armi nucleari sganciate sul Giappone a Hiroshima e Nagasaki. La guerra aveva portato morti e miseria. Con lui Vincenzo Ferrandino “Cap’e fierro”=testa di ferro: già nei soprannomi il significato storico, civile di quella vicenda straordinaria (ancora oggi suol dirsi: “cose turche”, cioè impensabili, straordinarie) cui partecipò il popolo colpito da ingiustificati, nuovi balzelli esattoriali.

Le esattorie di Barano e Porto d’Ischia furono date alle fiamme e i Carabinieri in numero esiguo nulla poterono per fermare la folla inferocita, in tumulto con spranghe e arnesi di lavoro contadino; dopodiché furono denunciati Vincenzo Ferrandino, il medico dr. Benedetto Di Meglio che finirono in carcere, mentre Giovanni Cenatiempo si nascose riparando sul casolare, nella rara foto dello scrivente, del “Ralo”(=gradino) sul crinale a picco sul mare della ‘Scarrupata’, sotto la Guardiola, presso la generosa famiglia di mia nonna Maria Giovanna Di Iorio (coniugata Di Scala), suo fratello Benedetto e suoi numerosi 7 figli, soprannominati “e’ petessa”, etimolgia spagnola “pestiso”=basso, piccolo, un nomignolo ironico, perché in realtà tutti di fisico robusto e alto. Dormiva con i sei figli maschi di Benedetto sui materassi imbottiti da foglie di mais, il cibo non mancava, anzi neppure la pesca dal mare della ghiaia sottostante. Si mimetizzava tra i figli di Benedetto nelle uscite facendo così visita a Fiaiano alla sua cara moglie, ovviamente in pena per la situazione di naturale disagio. Talvolta si nascondeva in qualche fosso-coniglio sempre accudito dalla mia cara ed eroica nonna Maria Giovanna Di Iorio, che aveva perso “Caduto per la patria” il figlio Giorgio in Dalmazia il 10.05.1942 e l’eroico marito Andrea Di Scala “mutilato di guerra a vita” per le gravi ferite riportate al gomito del braccio da pallottola e da baionettate alla coscia e fianco nell’azione, in prima linea, del luglio 1916 sul Monte Sei Busi nella Prima Guerra Mondiale. Giovanni “u’ turk”, grande uomo d’altri tempi, ricordò sempre nella sua numerosa famiglia la bontà ricevuta dai “Petessa” e quando alle elezioni comunali del giugno 1970 fui candidato col Capolista Avv. Giovanni Di Meglio nella Dc (Democrazia Cristiana) e risultai terzo degli eletti (dopo il Capolista e Arcangelo Mazzella), egli mi ricordò l’aiuto ricevuto dalla mia famiglia materna e che non c’era bisogno di chiedergli un voto di preferenza (avevo il n. 3), in quanto non aveva mai dimenticato !

E infatti anche nella frazione di Fiaiano riscossi tantissimi consensi. Ricordo quando giornalista corrispondente del quotidiano “Il Mattino” scongiurai con foto e numerosi articoli il tentativo di speculazione di un privato dell’abbandonata Chiesa del Rotaro e proprio Giovanni Cenatiempo, via Bosco dei Conti di Fiaiano, raccolse nella primavera del 1980 una folta sottoscrizione popolare al Prefetto e alla Sovrintendente Aldo Grillo -prot. n. 6766- (foto scanner) per farla espropriare, restaurare e restituire allo storico culto. E così fu dinanzi a Dio: grazie, Giovanni Cenatiempo, uomo forte e straordinario, “u’ turk”! (continua)

*Pasquale Baldino – Responsabile diocesano Cenacoli Mariani; docente Liceo; poeta; emerito Anc-Ass Naz Carabinieri (e-mail: prof.pasqualebaldino@libero.it)

Ads

Articoli Correlati

Rispondi

Back to top button