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L’Arma dei Carabinieri

Di Mauro Iovino

Questo lavoro (e quello di corrispondente della maggiore agenzia di stampa italiana, l’ANSA) mi consente, da dieci anni, di essere in contatto pressoché quotidiano con il vertice locale dell’Arma dei Carabinieri. Quindi conosco abbastanza bene l’ambiente ed ancorché certe dinamiche interne.

Nei giorni scorsi il brigadiere Michele Caramia ha lasciato la vita terrena dopo un calvario di 11 mesi che non lo ha risparmiato. In questa vicenda, va sottolineato, l’Arma dei Carabinieri ha espresso tutto il suo ruolo di “famiglia” stando fianco a fianco, minuto dopo minuto, accanto al conosciutissimo ed apprezzatissimo brigadiere, originario di Martina Franca, e alla sua famiglia.

Solitamente, Carabinieri e Polizia, sono visti in strada come forze di polizia ‘repressive’ e non ‘preventive’ ma è una falsa immagine instillata nella mente di tanti.

La vicenda vissuta con Caramia, smentisce tutto ciò. Ricordo quando circa 11 mesi fa, fu il Capitano Centrella a raccontarmi di ‘un brigadiere della compagnia affetto da un sospetto caso di leucemia’ e aggiunse tutto quanto l’Arma aveva approntato per lui e per i suoi familiari, al fine di consentirgli una vicinanza della moglie e dei figli e rendere il tutto meno disagevole e offrire un aiuto concreto.

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Il Capitano, pur avendo quasi la metà degli anni di Caramia, ha svolto il suo ruolo alla perfezione, di più, come un buon padre di famiglia che in circostanze così dure e problematiche si interessava di tutto ciò potesse essere utile alla causa.

Ricordo ancora quando con vibrante entusiasmo e speranza, accoglieva, e partecipava i suoi uomini di alcuni segnali positivi giunti dall’ospedale ed ancora della possibilità di ottenere, come estrema ratio, cure  sperimentali.

Con Centrella ho toccato con mano l’affetto, il calore, la sofferenza di tutti i suoi colleghi, innanzitutto quello dei militari della stazione di Forio, del Maresciallo Alessandro Pagliarone e di tutti gli altri componenti della stazione, affranti di fronte al dramma umano di Caramia.

Affetto, amore, che tutta la compagnia di Ischia ha manifestato con la propria presenza al funerale di giovedì in Cattedrale. Una presenza di tutti i carabinieri sentita, commossa, non formale.

La presenza commossa del Maggiore Melissa Sipala, ex comandante della compagnia di Ischia, un ulteriore segnale di partecipazione collettiva alla scomparsa di Michele Caramia.

E per dare il senso compiuto dell’appartenenza ad un’unica famiglia, la testimonianza diretta e personale del Generale di Brigata, Antonio De Vita, comandante provinciale Carabinieri di Napoli, che è sbarcato sull’isola per manifestare tutto l’affetto e la vicinanza dell’intera Arma dei Carabinieri alla moglie, ai figli e alla famiglia tutta di Michele Caramia.

In una società come la nostra dove valori e tradizioni sembrerebbero cimeli del passato tutto ciò che invece abbiamo visto e vissuto in prima persona testimonia che il consumismo materiale ed immateriale, di cui siamo ormai intrisi, non ha sopraffatto i valori veri, almeno non in tutti. La parte sana della nostra società non può che prendere a modello questa vicenda e farne tesoro.

Circa la triste e valorosa storia  di Michele Caramia come non citare tutto ciò che ha fatto la Chiesa, con il Vescovo, i sacerdoti e tutti i fratelli e sorelle di fede neocatecumenali a cui si fregiava di appartenere il brigadiere della stazione di Forio. Anche il Vescovo Pietro Lagenese e lo stesso don Pasquale Mattera – che ha celebrato il funerale solenne in Cattedrale – sono stati vicino a Michele Caramia, ormai maturo nel suo percorso di fede. È stato un gesto di amore quello dei neocatecumenali che in massa sono accorsi in Cattedrale a celebrare il passaggio del proprio fratello di fede dalla vita terrena a quella eterna.

mauroilgolfo@gmail.com

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