ARCHIVIO 4

L’artista ischitano Nicola Gioba da Papa Francesco: per lui un dono speciale

di Isabella Puca

Serrara Fontana  – E’ rimasto senza parole Papa Francesco quando Nicola Gioba, artista ischitano, ha posto tra le sue mani una scultura intagliata nel legno. L’ emozionante incontro mercoledì scorso a Roma in occasione dell’udienza generale. E’ ancora incredulo Nicola mentre prova a raccontarci le sensazioni provate e il percorso che lo ha portato a scolpire proprio il bambino di Nagasaki in un pezzo di legno portato dal mare. L’immagine, una fotografia dello statunitense Joseph Roger O’ Donnel, fu scelta un anno fa da Papa Bergoglio per lanciare il suo messaggio di pace. L’immagine ritrae un ragazzo con in spalla il fratellino morto nel bombardamento atomico, mentre attende il suo turno per far cremare il corpicino senza vita. Nel volto tirato del bambino, solo che aspetta di cremare il corpo del fratellino, c’è tutta la disumanità della guerra. «Qualche tempo fa – ci racconta Gioba – ho sognato di realizzare questa scultura. Poi ritrovai in spiaggia questo pezzo di legno e subito immaginai di scolpirlo per il mio bambino di Nagasaki. Mi avevano proposto anche altri legni, ma per me questo aveva un forte significato. Come ho detto al Papa “è il mare che decide cosa portare, nel bene e nel male”». E’ stato padre Angelo, guida spirituale dell’artista, a organizzare per lui quest’incontro con Papa Bergoglio, un momento che si lega a tanti altri vissuti da Gioba in un percorso legato alla fede. Di lì a poco l’annuncio: mercoledì 12 dicembre incontrerai il Papa durante l’udienza generale. «Appena arrivato ho notato subito che c’era molto interesse intorno alla mia scultura. Rispetto alla foto, il fratellino sulle spalle l’ho immaginato come un Angelo, come se dicesse “tranquilli, io ora sto bene”». Nel legno ancora intriso di sale, tutta la suggestione del messaggio raccolto nella foto di O’ Donnel e poi tramandato da Papa Bergoglio contro le armi da distruzione di massa. In più, l’interpretazione dell’artista ischitano che ha adagiato i due fratelli su di un trespolo a tre punte, sinonimo della Trinità. «Appena mi ha visto – ha continuato GIoba –  Papa Francesco ha esclamato “il ragazzo di Nagasaki”. Non dimentico la sua espressione: ha aperto la bocca restando senza parole. Gli ho detto che gli mandavo i saluti del Vescovo, degli ischitani e del parroco di Fontana e lui mi ha chiesto di ricambiare una volta sull’isola».  E così, il Papa saluta Ischia, ancora una volta, attraverso un isolano che ha commosso Bergoglio con la sua opera d’arte. Gioba è più di venticinque anni che si dedica alla scultura e lo fa nella sua bottega a Serrara Fontana dove scolpisce il tufo, la pietra o il marmo applicando il valore della sottrazione. A poco a poco, giorno per giorno, sottrae materia dando un preciso significato al blocco che si trova, in quel momento, a lavorare. Non ha mancato, negli anni passati, di dare il proprio contributo artistico per la costruzione delle barche di Sant’Anna.  L’artista ischitano, spinto dal sogno e dalla fede, ha realizzato ora un’opera piccola, che sta in una mano e che reca con sé un profondo significato che ha colpito lo stesso Bergoglio che, con quella stessa immagine, si presentò ai 70 giornalisti che lo accompagnarono in viaggio in Cile e poi in Perù. Una foto risalente a più di 70 anni fa, “trovata per caso”, spiegò Bergoglio: “Mi ha commosso quando l’ho vista. Ho pensato, ho osato scrivere solo ‘Il frutto della guerra’ e poi di farla stampare e condividerla, perché un’immagine del genere commuove più di mille parole. E l’ho voluta condividere con voi”. Un’immagine, oggi, quanto mai attuale per dire ancora una volta il proprio no all’orrore della guerra.

 

 

 

Annuncio

 

 

 

Articoli Correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close