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«Lascio un paese migliore»: così Giosi traccia il suo decennio

Sono stato tuo elettore per tre volte ed iscritto al Pd votando alle primarie secondo le tue indicazioni. Mi concedi questa intervista al di fuori dei tatticismi e retro pensieri?

«Lo avrei fatto anche se non mi avessi votato tre volte».

Traccia un bilancio veritiero di ciò che è stato fatto nell’arco dei dieci anni della tua amministrazione.

«Se bilancio deve essere, allora partiamo dai dati inconfutabili: abbiamo garantito continuità amministrativa in un comune assuefatto ai commissari prefettizi. È su questo caposaldo che abbiamo impostato le decine di progetti che hanno migliorato in maniera sensibile il territorio in settori strategici come vivibilità, fruibilità, organizzazione. Continuità amministrativa significa anche maggiore credibilità in istituzioni chiave come Città Metropolitana, Regione e Ministeri. Non accadeva dai tempi di Enzo Mazzella ed è un risultato figlio delle capacità relazionali e politiche di questa amministrazione».

Tira le somme tra ciò che fu promesso dieci anni fa e cinque anni fa in campagna elettorale e ciò che effettivamente è stato realizzato.

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«Abbiamo concluso molto, circa l’80% di quei programmi. Penso alla raccolta differenziata e alla pulizia del paese. Se ci guardiamo indietro a luglio del 2007, all’atto del nostro insediamento, il passo in avanti appare evidente. E ancora:  il completamento della rete fognaria, la pubblica illuminazione, i parcheggi, la promozione turistica, l’estetica cittadina alle scuole, le strutture sportive. Abbiamo risolto il problema della sede del liceo dando l’agognata svolta alla struttura del Polifunzionale. Abbiamo dato al movimento teatrale una sede, finalmente. E siamo in via di soluzione per la questione della sede del tribunale. Insomma, abbiamo brillantemente risolto questioni di portata interisolana: solo un’amministrazione concreta e forte avrebbe pot to farlo. Per anni ho sentito i cittadini ripetere “avrebbero potuto” riferendosi a problematiche ataviche che nessuna delle amministrazioni precedenti aveva avuto il coraggio di affrontare. Noi lo abbiamo fatto, con la risolutezza e la determinazione che credo rappresentino la cifra di questi dieci anni».

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Ci dici i motivi che hanno impedito la realizzazione del restante 20%?

«Abbiamo attraversato una delle peggiori congiunture economiche sfavorevoli dal dopoguerra ad oggi. Non ha aiutato nemmeno l’instabilità politica, tanto nazionale quanto regionale. Nonostante questo, il bilancio sull’operato dell’amministrazione resta decisamente positivo. Se mi chiedi di un rammarico, ammetto che avremmo potuto fare di più sul traffico: abbiamo effettuato tentativi anche drastici di ridimensionamento del traffico, trovando forti resistenze da parte della cittadinanza e, con nostro stupore, delle attività produttive. Ce ne rammarichiamo, forse avremmo potuto spingere di più su una strada che protegga Ischia dalle automobili. Infine, ci sono alcune problematiche irrisolte che, però, sono di competenza regionale: citerei trasporti, sanità e depurazione. Il Comune, in questi casi, non può che fungere da pungolo».

Sei soddisfatto del rapporto instaurato con tutti i collaboratori, siano essi funzionari o amministratori?

«Sì, molto. Sarebbe stato impossibile raggiungere determinati obiettivi senza la condivisione delle linee programmatiche ed il sostegno operativo della struttura».

Come mai tante fughe? E perché Telese, Boccanfuso, Isidoro Di Meglio e Carmine Barile sono scappati? Sempre colpa loro non andare d’accordo con te?

«Ognuno dei nomi che hai fatto ha una sua storia, politica e personale, e le ragioni che hanno portato alla loro uscita di scena sono di pubblico dominio. Ma attenzione: nessuno è scappato perché non andava d’accordo con me. Mi sembra una generalizzazione eccessiva. Nel caso di Carmine Barile, la storia è differente: ha lasciato per motivi personali, dopo avermi sostituito in un momento drammatico. Anzi, colgo l’occasione per ringraziarlo per il modo in cui è riuscito a condurre l’ente in mesi complessi».

Sei apparso, pur essendone il padrone, estraneo al Pd locale. Il Direttivo e la segretaria Anna Fermo erano persone tue.

«Non sono il “padrone” del Pd locale, al massimo ne sono il leader in quanto più alta carica istituzionale del territorio. Sulla mia presunta estraneità ai democratici ti rispondo con dei dati: comunali 2007 e 2012, provinciali 2009 e europee 2014. Quattro campagne elettorali, tutte sotto la bandiera del centrosinistra, tutte rimarcando la mia appartenenza al territorio».

Ritieni che la chiusura del Circolo abbia danneggiato lo sviluppo di una dialettica politica nel paese?

«Il Circolo non ha chiuso, ha solo cambiato sede. Sullo sviluppo della dialettica politica il discorso è più complesso e si intreccia con le trasformazioni sociali, culturali e tecnologiche che stanno avvenendo a livello globale. La partecipazione democratica oggi avviene principalmente attraverso i social, che tuttavia sono diventati il regno del verosimile, l’incubatore del populismo. Sono processi che andrebbero governati, e finalmente sembra che l’orientamento sia questo».

Perché hai ostacolato l’operato di Anna Fermo?

«Non l’ho mai fatto».

Cosa dici a quelli che ti accusano di aver sempre privilegiato yes-man?

«Ho sempre privilegiato il talento, non l’accondiscendenza. Con i miei collaboratori ho un rapporto franco, basato sulla stima e sulla fiducia reciproca. Nessuno di loro è mai stato uno yes-man, per questo collaborano con me».

Che concetto hai della democrazia? In che maniera la democrazia può sostanziarsi in una realtà comunale?

«Parafrasando Gaber, la democrazia è partecipazione. Ci si deve interessare della cosa pubblica, comprenderne i meccanismi, diventare cittadini attivi. Ma si deve anche imparare il rispetto per ogni punto di vista, anche se diverso dal nostro».

E la cultura in che rapporti l’hai messa con la politica ed il territorio?

«Il Teatro Polifunzionale è una risposta sufficiente? Un riferimento importante, che non c’era e oggi c’è. Non solo: abbiamo fortemente spinto per la realizzazione del parco archeologico di Aenaria, un patrimonio sommerso che farà le fortune della baia di Cartaromana. E abbiamo di recente intercettato nuovi fondi per alcuni siti culturali»

Il decreto Minniti sulla sicurezza: intendi in alcuni aspetti attivarlo nei mesi che ti restano da sindaco?

«Il decreto Minniti offre ai sindaci un ulteriore strumento per garantire la sicurezza del territorio. Ischia non vive tensioni sociali tali da renderlo indispensabile, come magari può accadere nelle grandi metropoli o nelle aree disagiate: è utile, ma va usato con parsimonia».

Stai armeggiando alla grande per creare i presupposti ad una grande vittoria clientelare di chi sponsorizzi prossimamente. Tu con chi stai?

«Dovrei rispondere alla premessa, che è decisamente faziosa, più che alla domanda, ma preferisco sorvolare. Io sto con la maggioranza che rappresento. Sono il sindaco di Ischia e continuerò ad esserlo fino all’ultimo giorno utile».

Parlaci del tuo futuro politico. Dentro o fuori il Pd? Sei sempre sulla via di Bruxelles o pensi ad altro?

«Sono un rappresentante del Pd e continuerò ad esserlo fino a quando esisterà il Pd. Bruxelles è un traguardo importante, ma non l’unico».

Dicci un provvedimento dei tuoi dieci anni da Sindaco che abbia portato un sostanziale contributo all’economia del paese.

«Partirei da un dato di fatto: in dieci anni, questa amministrazione – in netta controtendenza con il resto d’Italia – non ha aumentato le tasse. Ti invito a confrontare la bolletta del 2007 con quella di oggi: avrai solide conferme. Abbiamo migliorato Ischia senza gravare, in una fase di crisi, sulle tasche dei cittadini. Altri tre elementi: abbiamo investito sulle fognature, riqualificato il territorio e dato un forte impulso alla promozione turistica. Con nuovi grandi eventi, per esempio la festa del Porto, che abbiamo istituzionalizzato. E con il nostro Natale, che è diventato un brand e che ha innescato percorsi virtuosi negli altri Comuni dell’isola. Un passo deciso verso la destagionalizzazione del nostro turismo. In generale, abbiamo gettato le basi per programmare un territorio ecosostenibile e a misura di cittadino ma che, al contempo, sappia adattarsi alle continue trasformazioni economiche e sociali».

Mizar

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