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“Laudate et benedicite”: Le atmosfere dell’isola e il rapporto tra uomo e ambiente

DI ANTIMO PUCA

”LAUDATE ET BENEDICITE ‘L MI’ SIGNORE E RENGRATZIATE ET SERVITELI CUM GRANDE HUMILITATE”-Tratto dal Cantico delle Creature di San Francesco.                     ”L’uomo è infinitamente piccolo di fronte alla Natura,ma infinitamente grande se accetta di farne parte”.-Blaise Pascal,filosofo/matematico-1623-1662-.

E’ l’alba. Apro la porta ed esco. Il sole non è ancora spuntato completamente ma tutto è già ben visibile; un piccolo orticello, animali tranquilli pascolano immersi in un grande spazio verde. Una stalla, una trave funge da panchina sistemata vicino ad un muro. La mia mente viaggia trasportata da dolci scrosci lontani e da striduli ma ritmati cinguettii degli uccelli. Un fresco venticello carezza il mio viso come a volermi augurare il buon giorno. Cammino lungo una stradina pietrosa, scoscesa, costeggiata ai fianchi da grandi distese di verde. Incontro un sentiero roccioso. Durante il percorso non mi va di parlare, voglio dare tutto me stesso per imprimermi dentro tutto ciò che mi circonda, ogni odore, ogni suono, ogni colore, ogni movenza, ogni singola sfumatura, un giocoso intreccio soprannaturale di cui sono inerme, piccolo spettatore. I nostri nonni vivevano circondati da natura e semplicità. Le’ ‘case in pietra”, sono raro esempio di architettura rupestre e significativa testimonianza di”sfruttamento”ecologica della natura inteso come adeguamento ad essa. Scavare un asso per ricavarne un’abitazione o un cellaio significava volontà di vivere in simbiosi con la natura, di valorizzare e sfruttare ogni possibilità di accordarsi ai suoi ritmi e tempi.

Case di Pietra possono essere ammirate in tutto il territorio isolano, segnatamente nella zona che va da Serrara a Forio. Massicci tufacei caduti dall’Epomeo, scavati da mani sapienti, divenivano abitazioni rurali e testimoniano, oggi, perfetto connubio tra uomo ed ambiente, segno perenne di intelligenza e rispetto per i valori. L’Ecologia è meditazione sulla casa. Oikos=casa; Logos=pensiero. Il rapporto primordiale tra uomo ed universo oscilla tra il”fascinans” ed il”tremendum”. L’uomo si sente attratto dall’incontro di un ambiente affascinante, ma vive il timore di essere schiacciato dall’onnipotenza della Natura. E’ nata in me una riflessione sul rapporto tra uomo ed ambiente suscitata dalla constatazione del disfacimento. Inquietante risuona la profezia di Albert Schweitzer, Premio Nobel per la Pace nel 1952:”Andra’ a finire che l’uomo distruggerà la Terra”. Vorrei proporre qualche spunto di riflessione sul mondo antico, nel quale il rispetto per la Natura era spontaneo, universale. Il patrologo Antonio Quacquarelli dice che ”l’ecologia non è una scienza nata ai nostri giorni; essa, quindi è senza storia e fonda le sue radici nelle origini del mondo”. Il pensiero filosofico greco che nasceva dalla capacità di meravigliarsi dinanzi al cosmo è concorde nel raccomandare all’uomo di ”vivere obbediente alla Natura”. Don Bosco, uno dei nostri santi ”sociali”, amava unire la diade nell’espressione” onesto cittadino e buon cristiano”, quando parlava dello scopo dell’educazione per i suoi ragazzi. Le due sfere non possono ignorarsi ma possono collaborare nell’interesse di tutti. Da un humile frate divenuto santo forse può giungere a noi, a quasi otto secoli di distanza, una riflessione che riparte dall’uomo per rimettere nel corretto ordine le priorità ed i valori. Ho riflettuto sulla povertà e sul valore ormai dimenticato di questa. La povertà, quella che vorrei definire ”sana”, quella che è compagna dell’humiltà e che San Francesco ha posto a fondamento di tutto ciò che noi ancora oggi possiamo vedere e toccare, rappresenta la lente attraverso la quale potersi relazionare con il mondo e assegnare il corretto valore delle cose.

Solo recuperando la dimensione della povertà, quella povertà operosa e che produce frutto, la Politica può relazionarsi con l’economia ed in particolare con la finanza nell’interesse generale. Una debolezza, ormai cronica, della dimensione politica e soprattutto dell’orizzonte di medio e lungo periodo che sta’ condannando la contemporaneità ad una involuzione tanto dei valori quanto dello stesso benessere materiale. In quest’ottica non possiamo non ricordare il rapporto che San Francesco aveva con la Natura. In un bellissimo saggio del teologo americano Mattew Fox ”In principio era la gioia”, recentemente pubblicato in Italia dal teologo Vito Mancuso, viene riscoperta quella corrente medioevale che vede in Meister Eckart,Ildegarda Di Bingen e, appunto, in San Francesco una stretta connessione tra il nostro essere umani e la Natura,per dirla con un linguaggio moderno,il nostro vivere inseriti in un ecosistema complesso. Se dunque da un lato la povertà ci supporta nel mantenere l’equilibrio di ciò che possiamo definire ”ecosistema sociale”, il corretto rapporto con la Natura ci insegna a vivere in armonia con il nostro pianeta, ringraziando costantemente ”Sora nostra Matre Terra”. Tutelare il paesaggio ed il patrimonio storico-artistico, significa salvaguardare beni essenziali per generazioni presenti e future, beni che riflettono la storia di un popolo e che costituiscono le bellezze e le risorse naturali di un luogo. Sono convinto che la tutela ed il profilo di un ambiente, inteso come habitat di una determinata collettività che condivide uno specifico patrimonio storico-culturale, siano imprescindibilmente legati alle vicende ed agli eventi che si sono verificati in quell’ambiente e che lo hanno inevitabilmente condizionato e modificato. Il mondo rurale, legato all’acqua, alla terra e al bosco, con i suoi sistemi di lavoro, i suoi tempi, i suoi ritmi, le sue dinamiche familiari e sociali, il suo rapporto con il caldo e il freddo, con la fatica e con la fame, rappresenta un modo di vita che per molti risuona lontano nel tempo. Si tratta invece di una memoria da recuperare soprattutto per le nuove generazioni che, figlie del moderno e diffuso benessere tecnologico, hanno perso i legami non solo con il passato dei padri, ma anche con la tipicità degli ambienti in cui risorse naturali,storia e lavoro dell’uomo si intrecciano e si confondono. Da qui l’idea di:

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  • promuovere l’armonia con la natura in una visione di sintonia globale,di partecipazione emotiva ed affettiva,riportando alla memoria viva e presente le tradizioni della civilta’ contadina;-
  • ripristinare colture con metodi tradizionali di coltivazione ed allevamento;*-introdurre la popolazione ad assumere uno stile di vita sobrio,consapevole,frugale,eliminando ogni sorta di spreco di risorse;
  • valorizzare l’economia locale e l’autoproduzione;-*sostenere la priorita’ della vita all’aria aperta e dell’uso del corpo,perchè piu’ coerente con la storia della nostra specie,a scapito della esagerata permanenza nelle abitazioni sia in ambito di vita ,di scuola,che di lavoro;
  • rendere assimilabile la punizione dei delitti contro la Natura a quelli contro l’uomo.Dobbiamo essere consapevoli che la difesa dell’ambiente è affidata principalmente alla sensibilita’ degli abitanti,primi detentori e fruitori di questo patrimonio culturale.

E’ importante far comprendere ai ragazzi l’urgenza di un cambiamento nel rapporto uomo-natura,passando ad una visione del mondo che concepisce il futuro dell’umanità come parte indissolubile del suo  Essere Natura. La tutela della biodiversità, dalle specie alle popolazioni, agli habitat, fino ai processi evolutivi, è la condizione necessaria. Bisogna fare squadra ed utilizzare al meglio le risorse che ci sono. Il mio obiettivo è quello di cambiare il linguaggio quando si parla di ambiente e natura, passando dalle parole ”dominare, impoverire, distruggere”, a quelle più sagge e rassicuranti di ”risanare, rispettare, rigenerare”. Non si puo’ continuare a gestire la questione ambientale con l’esclusiva ottica dell’emergenza. L’indiana Vandana Shiva, ispiratrice del movimento democratico globale, nel suo libro ”Il bene comune della Terra”, scrive tra l’altro: Le democrazie che tutelano la vita si fondano sul valore estrinseco di tutte le specie, di ogni popolo e di ogni cultura, sulla equa ripartizione delle risorse terrene e sulla comune gestione di tali risorse”. La Terra, definita Madre, capace cioè di generare vita, è minacciata da comportamenti che infliggono ferite, lacerazioni, mutilazioni, prodotte anzitutto da speculazione ed avidità.

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Il grande sviluppo economico ha caratterizzato, negli ultimi decenni, anche paesi finora esclusi dal benessere. La crescita globale è un obiettivo giusto e positivo, ma occorre gestire i contraccolpi sul piano della salvaguardia ambientale. Culture ed economie si trasformano di pari passo al mutamento ambientale. Alcuni attributi della cultura umana, come il cambiamento di coltivazioni, rappresentano altrettante ”soluzioni ”al problema della sopravvivenza e all’adattamento a condizioni ambientali mutevoli. La biodiversita’ non è solo la diversita’ genetica, specifica ed ambientale, ma anche culturale. Quest’ultima si può esprimere in vari modi e rappresenta un formidabile strumento di adattamento ad ambienti mutevoli specifici. La biodiversità culturale si è evoluta insieme a quella biologica ed eliminando la prima si cancella la seconda. La diversità culturale si può esprimere in vari modi, con diversità di linguaggi, religioni, tecniche di coltura ed allevamento, arte. Bisogna entrare nelle scuole: rimarcare il senso civico di appartenenza al territorio; individuare componenti antropiche-strutturali, insediamenti, sistemi di costruzione che testimoniano modi di vivere del territorio locale, chiese; mestieri; artigianato; tradizioni: gastronomia locale; giochi tradizionali; bisogna stimolare percezione, sensibilità, curiosità e scoperta dell’ambiente naturale e non che ci circonda. Ciascuno di noi, qualunque sia il ruolo sociale che riveste, è sospinto ad incontrare l’Altro quantomeno per le proprie necessità materiali. Tutti noi sappiamo che non puo’ esistere un patto sociale in assenza di dinamiche positive che ci portino ad incontrare non l’Altro, ma il Prossimo. Anche in questo San Francesco ci indica la strada maestra fatta di dialogo costante e senza pregiudizi, aperto a chiunque. Nel 1219, epoca non sicuramente più semplice di quella che noi stiamo vivendo per ciò che concerne i rapporti tra differenti culture, (eravamo, infatti, nelle fasi più’ concitate della V crociata), San Francesco ha incontrato il nemico, facendolo diventare solo un ”avversario”, e, anzi, dialogando con lui come ”fratello”. La strada maestra verso la pace non è solo assenza di guerra ma, soprattutto per un amministratore,è la costruzione armoniosa di una società e pertanto di una comunità. Essa è cosi’ tracciata da queste tre pietre miliari: la Poverta’, il corretto rapporto con la natura e l’incontro con il Prossimo.

 

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