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Lavoratori del turismo umiliati nella dignità, è ora di dire basta

Da circa 40 anni periodicamente sui mezzi di informazione appaiano denunce anonime di maltrattamenti dei lavoratori nelle aziende alberghiere, termali e del turismo in genere, di mancato rispetto del contratto collettivo nazionale di lavoro, dell’orario delle prestazioni lavorative quotidiane, del riposo settimanale, della mansione professionale per la quale si è stati assunti, del regolare pagamento dello straordinario, delle ferie non godute e di altre spettanze contrattuali, come pure per il vitto carente o inesistente, per i ritardati pagamenti delle spettanze maturate e, in caso di vertenza, per il rischio quasi certo di non essere riassunti l’anno successivo.

Tutto questo con la complicità dei sindacati di regime capitalistico e della concertazione padronale e istituzionale, che a fine stagione estiva chiudono il rapporto di lavoro con le famigerate conciliazioni tra lavoratori e padroni, conciliazioni che precludono ai nuovi “schiavi” ulteriori eventuali ricorsi alla magistratura del lavoro. Naturalmente da questo denunciato sistema schiavistico si salvano delle realtà aziendali virtuose e lodevoli, che pure ci sono, dove la normativa contrattuale e legislativa viene rispettata, anche se tale normativa non corrisponde alle esigenze reali di lavoro e di vita dignitose dei lavoratori.

Siamo partiti da circa 40 anni fa perché nel decennio 1970-1980 del secolo scorso sull’isola d’Ischia, con riflessi organizzativi e di lotta nel settore alberghiero e termale anche a livello nazionale, si sviluppò un ampio movimento sindacale di classe e di lotta, specialmente negli alberghi Rizzoli e Marzotto, che con assemblee sindacali aziendali, occupazioni d’aziende e scioperi d’agosto i lavoratori si conquistarono più dignitose condizioni di lavoro e di vita, come: cinque giorni di lavoro settimanale e due di riposo consecutivi; pagamento regolare dell’eventuale straordinario; quota salariale aziendale; riassunzione degli stagionali a partire dai primi licenziati l’anno precedente; menù settimanale concordato con la rappresentanza sindacale aziendale, unico per impiegati e operai e sala pranzo in comune; pagamento salario-stipendi alla data contrattualmente stabilita; indennità di liquidazione appena licenziati; eccetera. Da quando tale fermento di lotta di classe venne meno i padroni si riappropriarono delle concessioni imposte loro precedentemente con la mobilitazione e la lotta proletaria.

Nella società capitalistica – dove i padroni si arricchiscono appropriandosi di una parte consistente del prodotto del lavoro dei propri dipendenti e dove, a livello comunale, regionale, nazionale ed europeo, essi governano coi loro partiti e movimenti borghesi e clericali di centrosinistra, centro e centrodestra – i lavoratori, che non posseggono ancora il potere, ma che si conquisteranno solo con la rivoluzione socialista, possono imporre alla classe padronale i loro diritti e migliorarli progressivamente solo con l’organizzazione e la lotta, solo manifestando a viso aperto e solo se la lotta è di natura conflittuale col nemico di classe, nel senso che la lotta per la sopravvivenza deve essere anche la lotta per conquistare il potere economico, politico e sociale.

Tra sfruttati e sfruttatori, schiavi e schiavisti non può esserci conciliazione né collaborazione, perché gli interessi di classe sono contrapposti. La lotta dei lavoratori stagionali per continuare a percepire dallo Stato i sei mesi di disoccupazione all’anno è fallita perché essi si sono illusi, ingenuamente, per incoscienza e per mancanza di conoscenza della conflittualità di classe, che il potere politico e istituzionale alleato della classe padronale li avesse ascoltati e corrisposti.

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In questi giorni, in seguito a nuove, periodiche e anonime denunce contro lo sfruttamento schiavistico nelle attività turistiche e pubblicizzate anche con una pagina di Facebook, denunce che come in passato sono destinate a non produrre effetti, perché non animate e non legate a un movimento politico, sindacale e di lotta di classe e rivoluzionario – come potrebbe essere quello del Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista se i lavoratori sfruttati vi si riconoscessero massicciamente -, sui mezzi di informazione è apparso il solito vocio politico e sociale tutto interno alla cultura e agli interessi della classe e del potere padronale, dunque senza nessuna prospettiva di lotta e di cambiamento, perché manca la materia prima, cioè la coscienza di classe e l’impegno conflittuale degli sfruttati.

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Qualcuno ha invocato la piena occupazione, ma senza dire che essa nella società capitalistica non è possibile, perché la disoccupazione serve ai padroni e al loro potere per avere una manodopera di riserva, per mantenere bassi e concorrenti salari e stipendi, per scegliersi i lavoratori più incoscienti dal punto di vista di classe, più asserviti alle pretese aziendali ed elettorali dei padroni e facili sottoscrittori delle conciliazioni di fine stagione lavorativa.  

Abbiamo anche letto dei mancati controlli nelle aziende dell’Ispettorato del lavoro e degli altri istituti pubblici a ciò preposti, ma nessuno ha fatto rilevare, per appartenenza di classe borghese, che tali strumenti di controllo altro non sono che sovrastrutture del medesimo sistema e potere dominante di sfruttamento del lavoro proletario e di arricchimento padronale, che si salvaguarda da sé non avendo interessi di classe da difendere dei lavoratori sfruttati e umiliati nella loro esistenza.

Nel conflitto di classe i dominatori, cioè i padroni che detengono il potere economico e i mezzi di produzione, impongono, con l’appoggio delle loro istituzioni borghesi, i loro interessi senza umana pietà. Nel commentare la questione sui mezzi di informazione tutti si son guardati bene dal constatare che il denunciato male principale della drammaticità della situazione lavorativa nel settore del turismo è la mancanza di fiducia e di consenso dei lavoratori nel loro sindacato di classe e rivoluzionario, che fu fondato nel 2005, ma che non ha avuto negli anni il sostegno degli interessati per crescere e imporre ai padroni il rispetto della normativa esistente e il miglioramento delle loro condizioni di lavoro.

Un sindacato per poter svolgere la sua funzione a difesa degli interessi della classe che rappresenta ha bisogno del sostegno convinto e militante dei lavoratori, cosa che, purtroppo, ancora non avviene. Solo lamentele anonime e a mezza bocca per timore, comunque fondato, di perdere il posto di lavoro, ma se tutti non avessero più timore i padroni non avrebbero più la possibilità della scelta della manodopera e della negazione dei diritti e gli sfruttati di oggi diventerebbero protagonisti della propria forza lavoro e della propria dignità di vita e potrebbero lottare a testa alta per sé.

Una scelta possibile e immediata sin dall’imminente stagione turistica, una verità assoluta e solidale l’ha detta l’Avv. Antonio De Girolamo e l’abbiamo letta su Il Golfo: “Penso che i lavoratori che hanno creato quella pagina abbiano ragione da vendere! E mi auguro che siano sufficientemente forti da riuscire a sconfiggere i ricatti ed a far valere i loro sacrosanti diritti, anche se fino a quando non li vedrò scioperare con gli alberghi pieni ed i turisti che non sanno cosa fare non crederò alla rivolta degli schiavi!”, così come, aggiungiamo noi, scioperarono circa al 95% i lavoratori dell’ex albergo Jolly e delle terme annesse dal 15 al 18 agosto 1979 piegando le resistenze del padrone per il rinnovo del contratto di lavoro aziendale.

L’11 novembre 2005 quindici lavoratori del Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista davanti al Prof. Arturo Antonio Pasquale, Notaio in Ischia iscritto al ruolo del Collegio Notarile dei Distretti Riuniti di Napoli, Torre Annunziata e Nola, fondarono “Il Sindacato di Classe dei Lavoratori Italiani” in sigla (S.C.L.I.), per dare alla classe lavoratrice operaia e intellettiva isolana e nazionale un’organizzazione sindacale di classe e rivoluzionaria per la difesa e il miglioramento dei suoi diritti e uno strumento di organizzazione e di lotta per la sua emancipazione sociale.

Dopo varie assemblee pubbliche e solleciti inviti ai lavoratori a iscriversi al loro sindacato di classe per unirsi ed essere forti nelle rivendicazioni verso la classe padronale, il potere e le istituzioni borghesi e la paura prevalsero sul coraggio, i padroni vinsero ancora una volta e i compagni fondatori del nuovo sindacato rimasero isolati, mentre lo schiavismo continua ad imperare soddisfatto e sicuro del suo dominio economico e politico.

Quell’organizzazione sindacale del riscatto sociale è ancora in vita, ma ha bisogno della linfa degli sfruttati per crescere e mettere paura alle sanguisughe del lavoro altrui. Senza organizzazione e lotta di classe per i lavoratori non potrà esserci dignità in questa infame società capitalistica. Speriamo, e noi continuiamo a lavorare per questo obiettivo, nonostante l’egoismo, la formazione borghese e la presunzione di quanti sono sprovvisti di una coscienza di classe, che presto i lavoratori diventino protagonisti del loro divenire sociale, si organizzino e si ribellino alle angherie dei detentori del potere economico, politico e sociale e contribuiscano a migliorare le loro sciagurate condizioni di vita e di lavoro attuali all’interno della prospettiva più generale di costruzione della nuova e superiore società socialista.

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