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Lavori pubblici, gioie e dolori

di Vincenzo Acunto

 

Mesi fa, seguendo in un talk show le vicende di taluni lavori pubblici in Italia (crollati pochi giorni dopo la loro inaugurazione), più di qualcuno commentava che in tali attività si annida, in modo abbastanza protetto, la corruzione del sistema politico italiano. Come darci torto visti certi risultati e la farraginosità di certe procedure di appalto di cui già si è parlato in altri interventi su  queste colonne. Dalla primavera scorsa l’isola d’Ischia è disastrata da lavori che interessano le sedi viarie e mettono a dura prova il sistema nervoso degli ischitani che, in un caso eclatante, determinò un prolasso urinario a tal Carmine Buono, che del prodotto ne fece omaggio al sindaco del luogo nel corso di un consiglio comunale. Fu cristallizzato il segno di massimo disprezzo per le istituzioni di questo paese. Massimo disprezzo che, in oltre sei mesi, le istituzioni non sono state in grado di recuperare con azioni efficaci a tutela della propria immagine rappresentativa. Tanto che alcuni hanno cominciato a porsi qualche domanda imbarazzante “Visto che non è successo nulla, vuoi vedere che il Carmine Buono aveva ragione?” Pur continuando a dire di no, sul gesto, osservo talune cose e mi fermo, per dovere di spazio, ad una. Dal mese di luglio la statale da Forio verso Panza è interessata da lavori per la messa a dimora di una condotta di 80 centimetri di diametro che dovrebbe raccogliere le acque che a seguito di piogge da Serrara e Panza si riversano Forio. E’ stata presentata come opera strutturale di grande valenza. Mah!!   Solo i marziani che stan sulla luna, non sapevano che quella strada (come tutte le altre  sull’isola) nasconde, appena sotto il manto di asfalto, una rete inestricabile (di tubi, tubicini, cavi, griglie, pozzetti ed altro), che si interseca e si sovrappone. Posta a dimora senza alcuna programmazione, nell’ansia dell’emergenza, per rispondere alle esigenze della gente che costruiva. Non, quindi, in un programma di evoluzione territoriale che, come conseguenza, ha prodotto il risultato delle emergenze di oggi. Per tale condizione, in quattro mesi di lavoro sono stati poggiati appena 700 metri di condotta. Una nequizia se paragonata al programma operativo. I tempi lumacosi sono imposti dalla rottura di altri servizi e/o dalla necessità, una volta aperto, di dover sistemare a profondità diverse taluni di essi (es. alta tensione) per sopraggiunte normative di sicurezza.

Seguendo tutti i giorni i lavori da “incazzato” utente della strada, costretto a fermarsi per semafori interminabili o non funzionanti, a saltare, con l’auto, in buche inevitabili con gli ovvi danni al veicolo e al sistema nervoso, mi son chiesto “ma si fa così anche altrove?”. Dall’armadio della memoria è comparso Mario Cianciarelli, l’ottimo imprenditore baranese che col suo simpatico accento abruzzese avrebbe detto “sicuramente no”. Mi son ricordato che nell’anno 1991 (cioè 24 anni fa, tempo in cui ero  consigliere comunale a Serrara Fontana e mi interessai della realizzazione di una condotta fognaria e pluviale dalla Madonnella di S.Angelo verso Cava di mare) qualcuno mi presentò Mario Cianciarelli che venne sul posto e discutendo di pendenze, di profondità e di pericoli per la chiesa del posto, antica di oltre un secolo, mi disse testuale: “e che problema è, io vengo qui con la talpa che scava tutto per sotto; sopra non muoviamo se non nei punti dove devono essere fatti i pozzetti di ispezione”. Rimasi basito e, non conoscendo il personaggio, come poi ho avuto modo di apprezzarne le capacità, pensai che vaneggiasse. Mi informai e vidi che effettivamente Cianciarelli aveva ragione. Di fatto però, quelli che comandavano, non gli fecero realizzare il lavoro. Successivamente, qualche mente raffinata ha consentito la realizzazione di quell’opera (che sarebbe giunta a destinazione per pendenza) facendola andare alle petrelle –dietro la spiaggia delle fumarole- e poi con una condotta premente fa il percorso inverso, fino al luogo di destinazione, a Cava Mare. Per decenza evito commenti, riservandoli al primo allagamento fognario della spiaggia. Da informazioni recuperate, ho appreso che ad una certa profondità il macchinario (la talpa) taglia e comprime i materiali d’intorno e poi (la dico in breve) consente di foderare il tunnel con cemento armato ad alta resistenza. Durante lo scavo il traffico in superficie continua la sua vita con normalità. In Italia esistono tante ditte che noleggiano simili macchinari che hanno diametri diversi da utilizzare a seconda delle esigenze.

Orbene: se consideriamo (nel lavoro di Forio) che il punto terminale della condotta (discesa di Citara) è ad oltre venti metri dal sedime della statale superiore (bivio di Citara) in crescendo fino a Panza da dove dovrebbe partire, la domanda che sovviene è: “come mai nessun tecnico abbia suggerito alla stazione appaltante di fare un tunnel sotto terra da Forio a Panza per riposizionare tutti i servizi abbandonando quelli in superficie?” Se pensiamo per un attimo che per realizzare la galleria del Gottardo, un lavoro ciclopico per l’epoca (nell’insieme furono realizzati 152 km di galleria in esse incluso il traforo di 57 km: nella roccia) realizzato in dodici anni, qualcuno è disposto ad immaginare in quanto tempo si sarebbe fatto un lavoro in galleria da Citara a Panza dove il sottosuolo è terreno sassoso e in qualche punto argilloso? Certamente in un tempo minore rispetto a quello che sta richiedendo ora. Si sarebbe lasciato ai posteri un’opera strutturale di grande significato. Qualcuno leggendo si chiederà del perché non si fa. Non si fa perché la politica è debole o incapace e, come tutti i deboli e gli incapaci, ama circondarsi di persone deboli o incapaci di progettazioni ad ampio respiro sostenendole poi nell’ ambito decisionale superiore. Quel che principalmente manca nelle piccole amministrazioni è la capacità di interfacciarsi con la “burocrazia” sia nazionale che europea. Un mostro gigantesco. Problemi di lingua e la mancanza in loco di personale (idoneo da pagare bene) che segua, tutti i giorni, e studi nei vari filoni dello scibile burocratico europeo o nazionale, le possibilità di attingere ai fondi delle progettualità sostenibili. Depurazione delle acque, risparmi energetici, ciclo dei rifiuti, portualità etc. etc.. Chi non ha letto sulla stampa (nei resoconti di fine anno) dell’incapacità, nella progettualità, delle amministrazioni italiane e del sud in particolare, di attingere a finanziamenti europei? E allora se tanto mi dà tanto, possiamo comprendere l’eccitazione di certi sindaci allorquando si presentano al loro cospetto dei faccendieri da diporto che, comunicano la possibilità di attingere a certi fondi per realizzare una certa opera. Il sindaco, quasi sempre all’oscuro, si eccita al pensiero di fare qualcosa, va in visibilio, e alla semplice richiesta “al progetto pensiamo noi” nulla osserva. I risultati poi, però, restano a noi. Questo è il sistema da decenni e questi sono i risultati. Non presentiamo però, come opera strutturale, un tubo di ottanta centimetri di diametro in quanto esse sono tutt’altra cosa.

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acuntovi@libero.it

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