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Lavori sul lungomare di Citara, in autunno il verdetto

Presso la sede distaccata di Ischia del Tribunale, si è svolta una nuova udienza del processo riguardante la realizzazione dei lavori sul lungomare di via Giovanni Mazzella fino a Citara.  Basato sulle indagini svolte ormai sette anni fa, il processo partì nel 2013  quando la Procura ipotizzò diversi illeciti nella conduzione delle opere di riqualificazione del litorale foriano, che vanno dalla truffa al falso materiale e al falso ideologico per quattro persone, reati contestati ai tre imputati: l’architetto Giovanni Matarese, direttore dei lavori e responsabile del VII settore presso il Comune di Forio; Dario Amoruso, che rivestiva il ruolo di responsabile del procedimento, e il collaudatore Giuseppe Castagliuolo. Ad essi va aggiunto  Nicola Malinconico, amministratore delegato della società “Italstrade”che si aggiudicò i lavori di riqualificazione del lungomare, la cui posizione fu inizialmente stralciata.  Ieri mattina è stato ascoltato l’architetto Silvano Arcamone, autore di una consulenza di parte per Castagliuolo. Il noto professionista ha chiarito vari aspetti, legislativi e contabili, del ruolo ricoperto dall’imputato, chiamato a collaudare l’opera.

Dopo una breve sintesi dei cambiamenti normativi intervenuti negli ultimi anni (l’appalto risale a un decennio fa), l’architetto Arcamone ha richiamato l’attenzione proprio su quello che costituisce un dato fondamentale: il collaudo non era stato effettuato in corso d’opera, bensì soltanto a lavori ormai conclusi. Una circostanza che permette una verifica ben più limitata, prendendo atto delle varianti già effettuate e dello stato finale dell’opera, e infine producendo un certificato di collaudo effettuato nei termini previsti dal contratto “a corpo”. Rispondendo alle domande dell’avvocato Pesce, il consulente ha spiegato che tale collaudo era assolutamente conforme alle norme del Dpr 554/99. L’avvocato Giuseppe Di Meglio ha voluto sapere se il certificato di collaudo era già intervenuto alla data del 16 febbraio 2011: circostanza negata da Arcamone, dopo una veloce consultazione dei documenti. Sempre rispondendo alle domande dell’avvocato Di Meglio, l’architetto ha spiegato che è legittimo apportare variazioni in corso d’opera: il nuovo codice degli appalti 5072016 prevede infatti varie ipotesi, dagli eventi imprevisti e imprevedibili, alle migliorie apportate ovviamente senza stravolgere il progetto e la destinazione originale.

Un’altra possibilità emersa dalla deposizione del consulente è quella di apportare correttivi alla contabilità dei lavori qualora emergano discrasie in sede di conto finale. Esiste, ha spiegato Arcamone, una norma che permette di appianare tali discrasie in autotutela. Nel caso specifico dei lavori sul litorale foriano, il consulente ha dichiarato che un’anomalia era stata sì riscontrata, per poi essere prontamente segnalata e rettificata a norma di legge. Conclusa la deposizione dell’architetto Arcamone, la difesa ha rinunciato a tutti gli altri testi in lista. L’assenza di uno dei difensori ha indotto il giudice Capuano a disporre il rinvio con sospensione della prescrizione per l’udienza del 13 settembre. In quell’occasione Giovanni Matarese depositerà una memoria difensiva, e si procederà all’esame degli imputati e alle conclusioni.

Volge dunque al termine un processo ormai annoso, il cui nodo centrale (ma non unico) è costituito dal destino di oltre duemila metri cubi di materiale di risulta prodotto nel corso dei lavori, che secondo l’accusa non sarebbe stato smaltito secondo le disposizioni legislative vigenti. Ma sul tavolo ci sono anche le forti discrasie, sostenute dall’accusa, tra quanto il Comune di Forio aveva corrisposto alla Italstrade per il trasporto, gli oneri di discarica e lo stesso smaltimento, pari a oltre 106mila euro, e una spesa documentata di soli 1400 euro (per meno di trenta metri cubi di rifiuti), ma anche tra i circa 130mila euro per l’acquisto di conglomerati bituminosi, mentre soltanto 60mila sono stati documentati tra le spese. Per la Procura, la differenza consisterebbe nell’«ingiusto profitto di corrispondente ammontare, con pari danno» per il comune di Forio.

Francesco Ferrandino

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