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Lavori sul lungomare di Citara, processo alle battute finali

ISCHIA. Stamane, salvo imprevisti, dovrebbero aver luogo le ultime arringhe difensive nel lungo processo relativo alla realizzazione dei lavori sul lungomare di via Giovanni Mazzella a Forio. Nell’udienza dello scorso novembre, il pubblico ministero aveva chiesto la condanna, con pene diverse, per i tre imputati: due anni e mezzo di reclusione per  Giovanni Matarese, direttore dei lavori e responsabile del VII settore presso il Comune di Forio,  un anno per Dario Amoroso, che rivestiva il ruolo di responsabile del procedimento, e  un anno e sei mesi per Giuseppe Castagliuolo, collaudatore dell’opera. In quella occasione fu solo l’avvocato Iannuzzi, difensore di fiducia del geometra Amoroso, a formulare le conclusioni: riportandosi alla memoria difensiva depositata, il legale illustrò sinteticamente i motivi a discarico in relazione ai vari capi d’accusa, chiedendo l’assoluzione per il suo assistito con la motivazione che il fatto non sussiste o, in subordine, per non aver commesso il fatto. Qualche settimana dopo, nell’udienza del 7 dicembre, il giudice dichiarò di voler prendere ancora tempo per approfondire alcuni aspetti della vicenda, prima di emettere il verdetto che era stato originariamente annunciato per tale udienza. L’avvocato Di Meglio depositò un libretto di visure e il registro contabilità della ditta che procedette ai lavori. Il penalista, insieme al collega Pesce, dovrebbe dunque formulare oggi le conclusioni difensive.

La Procura della Repubblica di Napoli ipotizzò diversi reati nella conduzione delle opere di riqualificazione del litorale foriano, che vanno dalla truffa al falso materiale e al falso ideologico per i tre imputati. Il quarto, Nicola Malinconico, amministratore delegato della società “Italstrade” che si aggiudicò i lavori di riqualificazione del lungomare, vide inizialmente stralciata la sua posizione. Il lungo processo si basa sulle indagini svolte ormai otto anni fa, il cui punto focale (ma non unico) è costituito dal destino di oltre duemila metri cubi di materiale di risulta prodotto nel corso dei lavori, che secondo l’accusa non sarebbe stato smaltito secondo le disposizioni legislative vigenti. In ballo anche le forti discrasie, sostenute dall’accusa, tra quanto il Comune di Forio aveva corrisposto alla Italstrade per il trasporto, gli oneri di discarica e lo stesso smaltimento, pari a oltre 106mila euro, e una spesa documentata di soli 1400 euro (per meno di trenta metri cubi di rifiuti), ma anche tra i circa 130mila euro per l’acquisto di conglomerati bituminosi, mentre soltanto 60mila sono stati documentati tra le spese. Per la Procura, la differenza consisterebbe nell’«ingiusto profitto di corrispondente ammontare, con pari danno» per il comune di Forio. Le difese nel corso del dibattimento hanno cercato di dimostrare la correttezza dell’operato dei tre professionisti, sottolineando anche l’andamento quasi “a senso unico” delle indagini, caratterizzato da un’attività investigativa che, secondo il collegio difensivo, ha più volte ignorato gli elementi che dimostrerebbero l’estraneità degli imputati alle accuse: come affermò l’architetto Matarese durante le dichiarazione spontaneamente rese nell’udienza dello scorso settembre, gli inquirenti avrebbero cercato a ogni costo ciò che non c’era.

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