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L’avvocato Morgera: Contro Ciro Castiglione un disegno preordinato

Lo scrivente avvocato, difensore di Castiglione Ciro, e pertanto, per conto dello stesso, invocando l’art. 8 della legge sulla stampa n. 47/1948 (diritto di replica), ed in riferimento alle affermazioni aventi ad oggetto la posizione del proprio assistito, pubblicate in data 11 marzo 2018, su alcune testate giornalistiche isolane, articolo intitolato “l’albergatore Ciro Castiglione è ufficialmente indagato”, con la presente nota intende chiarire alcuni punti.

Leggendo l’articolo pubblicato da uno dei quotidiani isolani, segnatamente il Dispari, emerge come il ruolo del giornalismo e quindi dello strumento di informazione, viene ancora una volta, svilito biecamente.

Difatti, all’interno di una democrazia deve riconoscersi alla stampa e ai mass media il ruolo di fori privilegiati per la divulgazione extra moenia di notizie di pubblico interesse.

 

Purtroppo viviamo in una situazione di scarsità, che è innanzitutto scarsità di informazioni e siamo inevitabilmente sempre male informati per colpa di persone che si improvvisano giornalisti, in preda ad ansietà informativa, non finalizzata a rendere conoscibile la notizia così come essa appare nella realtà, ma come freccia pronta a scagliarsi verso soggetti scomodi e non graditi.

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In particolare lo scrivente si riferisce a quanto riportato dall’ articolista de ‘Il Dispari’, il quale in maniera poco professionale, ha sbandierato il fatto che, in ragione a quanto sostenuto nel mese di gennaio, anche l’ albergatore Ciro Castiglione sarebbe stato iscritto nel registro degli indagati unitamente a Giovangiuseppe Ferrandino ed Antonello D’Abundo, sottolineando che la posizione di questa difesa, presa a sostegno del proprio assistito, sarebbe stata smentita di lì a poco dai fatti.

 

Orbene a tal proposito occorre evidenziare che questo difensore, all’epoca in cui scrisse la nota, non fece altro che mettere in evidenza i fatti: ossia che il Castiglione non era indagato ed occupava la posizione di persona offesa, nel procedimento a carico dei sigg.ri Giovangiuseppe Ferrandino ed Antonello D’Abundo che rispondevano del reato di concussione proprio in danno al castiglione stesso.

 

Tuttavia, non v’è chi non veda, come, ancora una volta, viene fatto uso distorto di uno strumento pubblico, a fini personali e non per mettere i cittadini al corrente della notizia.

 

Si fa notare come, anche altre testate giornalistiche hanno dato rilievo alla notizia in argomento, riportando il fatto in maniera obiettiva ed asettica, senza inoltrarsi in inutili e faziosi personalismi.

 

Difatti, nell’articolo contestato viene messa in evidenza, quasi in maniera morbosa, la posizione del castiglione, ma non viene detto che tale posizione è marginale rispetto alle accuse che vengono mosse agli altri due imputati. Mentre, al contrario il D’Abundo, viene quasi ‘scagionato’ dall’ articolista’ il quale si affretta a chiarire che ‘il televisore che gli venne sequestrato gli venne restituito dopo essere riuscito a dimostrare di averlo acquistato con le proprie finanze’.

 

Va evidenziato come il capo d’ imputazione contestato agli indagati, non contiene solo i reati riportati dall’ articolista ma ve ne sono anche altri, opportunamente sottaciuti.

 

Questo non è giornalismo, non è informazione! Così si usa il mezzo di comunicazione esclusivamente per screditare ingiustamente le persone!

 

Per dovere di cronaca, visto che si parla solo dell’  art. 319 quater c.p. (induzione indebita a dare o promettere utilità), occorre riferire che tale fattispecie punisce con la pena della reclusione da sei a dieci anni e sei mesi, il pubblico ufficiale o l’ incaricato di pubblico servizio che, abusando della sua posizione e dei suoi poteri, induce taluno a dare o promettere indebitamente a lui o a terzo, denaro o altra utilità; mentre chi dà o promette denaro o altra utilità è punito con la reclusione fino a tre anni.

 

Mentre, leggendo l’articolista, sembra che le posizioni siano invertite, ossia il sig. Castiglione avrebbe corrotto il pubblico ufficiale!

 

È lapalissiano il modo scorretto di fare ‘informazione’ da parte di testate giornalistiche isolane o sedicenti tali che, come già detto, usano la penna, non per fare notizia, ma per colpire persone e professionisti scomodi e non graditi.

 

D’ altronde se l’articolista vuole prendersi la ragione, se la prendesse pure, in fondo, parafrasando un vecchio e saggio detto popolare: ‘ la ragione si dà ai…’.

 

Naturalmente, da parte di chi scrive non verranno più effettuate repliche ad ulteriori provocazioni, ma verranno adite direttamente le competenti autorità giudiziarie.

 

Avv. Michelangelo Morgera

 

 

 

 

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