CULTURA & SOCIETA'

Le cicarelle di mare che i pescatori della Mandra e della spiaggia di San Pietro chiamavano “aragoste dei poveri”

In questi mesi, la cicarella, capita di frequente che è bella e piena ed è facile estrarne la parte carnosa insieme alle uova e appare come una sorta di bastoncino arancione di consistenza cerosa. Il suo nome scientifico è Squilla mantis ed è un crostaceo molto comune sui fondali sabbiosi e fangosi , dal prezzo contenuto, di forma quasi appiattita e colore madreperlaceo, dal gusto dolce

Ogni barca da pesca che al mattino approda alla banchina di Ischia Ponte, fra le cassette di pesci di tutte le specie che presenta a bordo, a testimonianza di una pesca di qualità ed abbondante, si nota una o due cassettine di cicarelle o cicala di mare o pannocchia. Questo pesce, che un tempo i pescatori della Mandra e della spiaggia di San Pietro chiamavano l’aragosta dei poveri, sulle barche al pontile o in pescheria, dove lo tengono ben in vista per la vendita, sparisce subito, nel senso che viene venduto all’istante prima degli altri pesci messi meglio in vista. In effetti, si tratta di un crostaceo madreperlaceo noto come canocia, canocchia o cicale o pannocchia , che trasmette talmente sapore ai sughi e alle zuppe, che spesso non ci si cura neppure di gustarne la polpa nascosta nell’involucro. Spesso nei mesi caldi. La cicarella ne ha talmente poca che la si può tuttalpiù succhiare senza preoccuparsi di sgusciarla. In questi mesi, la cicarella, però capita di frequente che è bella e piena ed è facile estrarne la parte carnosa insieme alle uova e appare come una sorta di bastoncino arancione di consistenza cerosa. Il suo nome scientifico è Squilla mantis ed è un crostaceo molto comune sui fondali sabbiosi e fangosi , dal prezzo contenuto, di forma quasi appiattita e colore madreperlaceo, dal gusto dolce.

All’acquisto deve essere vivo. Quando è poco carnoso, il suo utilizzo è semplice: si aggiunge al sugo e si lascia cuocere fino a cottura terminata della preparazione. Non importa se si svuota, anzi! La funzione della cicarella è esclusivamente quella di lasciare il sapore che la contraddistingue . Nel caso delle zuppe o dei sughi, bastano un paio di minuti di cottura, poi vanno tirate fuori dalla pentola, staccare il corpo e rimettere in pentola la testa perché continui a insaporire. Poi con le forbici vanno tagliate le appendici laterali, sollevare la corazza superiore, afferrare la polpa dal lato della testa e staccare con delicatezza dal guscio inferiore sfilando l’ultima appendice dal guscio della coda. Ovviamente possono essere pure gustare da sole, gettandole in acqua bollente (anche acidulata con vino bianco) e facendole bollire per un minuto, oppure cuocendole a vapore. Il crostaceo è cotto non appena diventa bianco, perdendo il colore madreperlaceo. L’acqua di cottura va utilizzata come brodo per insaporire altri piatti di pesce. A questo punto vale la pena parlare della ricetta – Le cicarelle devono essere consumate freschissime, altrimenti la loro corazza si svuota. E’ necessario, quindi,  acquistare le cicale di mare ancora vive e  consumarle nel più breve tempo possibile in modo da preservare il loro profumo e il lo sapore.

michelelubrano@yahoo.it

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