POLITICAPRIMO PIANO

Le confessioni di Nardella: «Firenze simbolo dell’umanità, Ischia pensi al Comune unico»

Intervista inedita ed esclusiva del nostro giornale al sindaco fiorentino che ha parole al miele per il capoluogo toscano ma non nasconde di rimanere incantato dalle bellezze dell’isola. E lancia un messaggio chiaro sul processo che potrebbe rappresentare la vera svolta

Che cosa lascia la prima fase dell’emergenza Covid a partire dal lockdown e cosa ha condiviso più e meno degli eventi che si sono succeduti negli ultimi mesi?

«Credo che dobbiamo considerare questa crisi drammatica in tutti i modi come un’opportunità. Mi rendo conto che è difficile come concetto soprattutto se lo raccontiamo a chi ha perso un posto di lavoro, al titolare di un’azienda sull’orlo di un fallimento o a una persona che magari si è visto strappare un congiunto dal coronavirus, però abbiamo due strade davanti a noi: o impariamo a vivere questa emergenza come una opportunità imparando la lezione che ci ha impartito il Covid, oppure ci piangiamo addosso aspettando, come diceva il grande Eduardo De Filippo, che passi la “nuttata”. Ma qui il problema è un altro».

Quale?

«Il Covid? La tenuta sul territorio la si deve ai sindaci, rimasti in contatto con la gente e in prima linea. L’epidemia ha confermato che è la figura verso la quale i cittadini ripongono maggiore fiducia e io sono convinto che oggi ci sia di una politica più vicina al territorio. E invece troppo spesso ci si chiude nei palazzi romani»

«Che non si tratta di una semplice nottata, ci troviamo davanti ad una rivoluzione inaspettata dei nostri stili di vita, delle abitudini, dei modelli economici di sviluppo, di come affrontiamo la questione sanitaria. Insomma, uno stravolgimento di tutto quanto ci sembrava assodato e sicuro. Credo che la lezione positiva che dobbiamo apprendere sia quella di rafforzare la nostra sanità pubblica, che deve essere il perno attorno a cui ruota ogni cosa. Partendo da quella che è la cosiddetta sanità del territorio e mi riferisco ai servizi socio assistenziali che riguardano il cittadino prima di arrivare negli ospedali ossia ambulatori, medici di famiglia, assistenza agli anziani, organizzazione delle case di cura. Dobbiamo trarre questo primo insegnamento, il secondo invece non può che guardare a un maggiore rispetto per l’ambiente. Abbiamo constatato inequivocabilmente che il virus è più forte laddove c’è maggiore inquinamento e questo è dimostrato anche scientificamente. Non so, è come se fossimo davanti ad una sorta di ribellione ad un progresso dell’umanità che fino ad ora è stato indiscriminato. Basti pensare che nelle grandi megalopoli cinesi, icone di questo smodato progresso, il covid è esploso in maniera fragorosa».

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Intanto anche questa emergenza ha posto una volta ancora in primo piano la figura del sindaco, che oggi più che mai appare fondamentale, forse davvero l’unica imprescindibile nell’arco politico.

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«Parlavamo delle cose che non hanno funzionato. L’Italia ha risposto bene, ma va detto che gran parte della tenuta sul territorio – soprattutto dal punto di vista del comportamento dei cittadini – ha avuto successo grazie ai sindaci che sono stati costantemente in contatto con la gente e sempre in prima linea, in alcuni casi rischiando anche di mettere a repentaglio la propria salute, come medici e infermieri. Una volta di più l’epidemia ha confermato che quella del sindaco è la figura politica verso la quale i cittadini ripongono maggiore fiducia e io sono convinto che oggi ci sia davvero reale bisogno di una politica più vicina al territorio. A volte assistiamo a tentativi, da parte dei partiti nazionali, di chiudersi nelle stanze romane isolando e tagliando fuori il sistema degli amministratori locali ignorando che questi rappresentano la risorsa più preziosa della “filiera” politica».

Che cos’è per lei Firenze?

«Firenze è un miracolo dell’uomo, nello stesso periodo intellettuali tali da rivoluzionare finanche il modo di pensare. Penso al rinascimento, quando nelle stesse strade passeggiavano Michelangelo, Leonardo da Vinci e poco prima Brunelleschi, poiGalileo Galilei, filosofi come Machiavelli, Poliziano, Pico della Mirandola»

«Firenze è un simbolo dell’umanità, un miracolo dell’uomo. Non c’è nessuna città nella storia dell’umanità che nello stesso periodo ha avuto una concentrazione di intellettuali tali da rivoluzionare finanche il modo di pensare. Penso al rinascimento, a quel periodo in cui nelle stesse strade passeggiavano Michelangelo, Leonardo da Vinci e poco prima Brunelleschi, poi Galileo Galilei, filosofi come Machiavelli, Poliziano, Pico della Mirandola, è impressionante immaginare quanto una città da sola abbia dato apporto e linfa all’umanità».

Che impressione le ha fatto Ischia?

«E’ un’isola bellissima, sono stato qui con mia moglie dodici anni fa e ci sono tornato adesso e l’ho trovata ancora più bella di allora. Da sempre sognavamo di tornare a Ischia, lo abbiamo fatto con tutta la famiglia e quindi l’abbiamo vissuta in modo diverso con i miei tre figli e il cagnolino. E’ una terra speciale che racchiude valori naturalistici, storici, culturali,ma anche legati alla tradizione locale e all’accoglienza dei cittadini. Un’isola così ricca di peculiarità e attrazioni credo sia introvabile in Italia».

Se lei fosse sindaco da queste parti, in che cosa le piacerebbe incidere nell’attività di amministratore?

«Girando in questi giorni e dialogando con alcuni cittadini, imprenditori e politici locali, ho capito che il tema del Comune Unico è abbastanza sentito. Se è vero da un lato che in Italia ci sono forti identità municipalistiche e quindi ogni sindaco è espressione di questa identità., è altrettanto indubbio che oggi più che mai vale il detto “l’unione fa la forza” e soprattutto i cittadini si aspettano una semplificazione che sia nel contempo burocratica e istituzionale. In Italia abbiamo più di ottomila Comuni, alcuni dei quali hanno poche centinaia o migliaia di abitanti: assistiamo ad una eccessiva frammentazione delle amministrazioni locali, che da un lato porta dispersioni economiche e dall’altro rende complessi processi e meccanismi di governo dei territori. Insomma, credo che se la popolazione di Ischia e la classe amministrativa di questa splendida isola volessero puntare ad un obiettivo ambizioso, dovrebbero riprendere in mano la battaglia per la costituzione di un Comune unico che consentirebbe di unificare tanti servizi, agevolare il rapporto tra amministrazione e cittadino ma soprattutto prendere decisioni cruciali per il futuro del territorio in maniera più rapida. Ma mi faccia dire un’altra cosa…».

Prego.

«Ho capito che sull’isola il tema del Comune Unico è sentito. Insomma, credo che se popolazione e amministratori volessero puntare ad un obiettivo ambizioso, dovrebbero riprendere in mano questa battaglia comprendendo che l’unione fa la forza: ma ovviamente questo è solo il parere di un osservatore esterno»

«Questa ovviamente rimane l’opinione di un osservatore esterno, quindi non voglio certo sostituirmi al prossimo. Non ho l’abitudine di giudicare l’operato dei miei colleghi sindaci».

Come si preserva e magari si valorizza ulteriormente una realtà come l’isola d’Ischia?

«Ne ho parlato col mio amico Giosi Ferrandino, che non a caso sta portando in Europa l’esperienza maturata come amministratore locale oltre che la voce di un’isola come questa. Credo che una grande opportunità per Ischia sia rappresentata dal tema dell’ecologia. Questa viene definita “isola verde”, credo ad esempio che parlare di Ischia come prima isola al mondo autosufficiente dal punto di vista energetico (ovviamente parlo di realtà con un cospicuo numero di abitanti, come nel caso di specie) sarebbe un elemento di promozione internazionale straordinario. Oggi l’ambiente non solo è un tema molto sentito dalle nuove generazioni, ma rappresenta anche uno dei settori sui quali l’Unione Europea e le istituzioni pubbliche investono maggiormente. Quest’isola ha una risorsa straordinaria che non è legata soltanto alla salute o alla bellezza delle persone, ovvero il calore che rende speciali le acque del territorio con le terme. Ecco, ci sono già alcuni impianti di geotermia, credo che per Ischia la geotermia potrebbe rappresentare un opzione in più che unita all’energia solare significherebbe fare un grandissimo salto di qualità».

Qual era il suo sogno da bambino e qual è invece oggi il suo sogno nel cassetto?

«Ricordo che da bambino avevo il sogno di volare, che si traduceva nel voler diventare pilota di aerei perché sono sempre stato affascinato dal volo così come lo era in modo assolutamente diverso anche Leonardo da Vinci che inventò il volo sulla collina attorno alle porte di Firenze. Il sogno oggi? Riguarda la mia famiglia: vorrei vedere crescere i miei figli in un paese migliore rispetto a come lo abbiamo trovato noi. E’ una cosa che, mi rendo conto, allo stato attuale può apparire molto difficile perché noi italiani rischiamo di cadere in una spirale depressiva e rinunciataria».

Si spieghi meglio.

«Il fatto è che noi vediamo il nostro paese in una maniera molto più pessimistica di quanto non faccia ad esempio il resto del mondo. Invece dobbiamo fare un grande sforzo di fiducia e ottimismo, altrimenti non porteremo a compimento quello che è nostro dovere nei confronti dei nostri figli. Io, ad esempio, vorrei che loro si sentano orgogliosi di studiare, vivere e lavorare in Italia, e non coltivino mai il desiderio di dover far questo all’estero per necessità. Ecco, questa sarebbe l’ennesima sconfitta…».

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