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Le elezioni, Domenico, il “Barone” e la partita a scacchi

Le prime schermaglie di questa campagna elettorale tra De Siano e Pascale potrebbero sembrare frutto di impeto e istinto ma in realtà dietro nascondono una mirata strategia. Proviamo a spiegarla, e con essa anche il “perché” adesso il silenzio sarebbe una colpa

E’ una partita a scacchi, dove all’occhio esterno o magari poco attento può sembrare che molto, se non addirittura tutto, sia affidato all’istinto piuttosto che alla lucida razionalità. Eppure l’impressione che abbiamo maturato – e che naturalmente, al solito in maniera sommessa e senza ritenerci assolutamente depositari della verità assoluta – è che le prime schermaglie della campagna elettorale di Lacco Ameno, dove Giacomo Pascale e Domenico De Siano si contendono la poltrona di sindaco del Comune del Fungo, non siano affatto affidate al caso. E che anzi siamo davanti ad una partita a scacchi, di quelle in cui un professionista prima di muovere una pedina rifletta anche per ore ed ore temendo di poter cadere in fallo. E nei prossimi giorni capiremo se una serie di mosse abbiano sortito l’effetto sperato da uno dei contendenti o meno, in un’epoca in cui magari la comunicazione sarà meno determinante in una piccola comunità dove ci si conosce tutti, ma certo il suo impatto ce l’ha eccome.

Lo abbiamo già scritto, ci aspettavamo un inizio in sordina ma non è stato così. Giacomo Pascale ha aperto le danze con un post nel quale sottolineava di aver già vinto moralmente le elezioni non avendo alcun “potere romano” né tantomeno aziende e dipendenti al proprio servizio. Insomma, un messaggio chiaramente populista che però ha suscitato la sdegnata reazione di Domenico De Siano. Ma siamo certi, e qui vogliamo sottoporre l’attenzione del lettore, che non fosse tutto pianificato a tavolino? Ovvero, che si aspettasse la prima mossa del “Barone” per “aprire il fuoco” contro il nemico ed avversario politico? La reazione di Francesco De Siano, figlio di Michele e nipote del senatore e coordinatore di Forza Italia, esula inevitabilmente dal nostro ragionamento.

Lui ha voluto difendere la storia familiare ed ha voluto rimarcare come i dipendenti non siano certamente scimmie o servi sciocchi che ubbidiscono a comando. Ben diverso però è stato l’atteggiamento di Domenico De Siano: capirete che convocare “truppe cammellate” (leggasi candidati al consiglio comunale) e pure un paio di troupe televisiva in tarda serata – uno di quegli orari in cui o si è a letto o magari (eccezion fatta per gli inguaribili tiratardi) si è sul divano in panciolle a guardare la televisione – per sparare a zero su Pascale è un qualcosa che incuriosisce non poco. E fa riflettere, pure.

De Siano, stante la ricostruzione dei fatti, avrebbe dovuto essere istintivo nella sua esposizione dei fatti eppure noi non crediamo affatto che lo sia stato. Ha parlato dei consiglieri che hanno mandato a casa Giacomo Pascale ed ha puntato l’indice sulla presenza di un tecnico come Gaetano Grasso, interrogandosi come mai lo stesso per diverso tempo viaggiasse ogni mattina alla volta dell’isola per operare professionalmente a titolo gratuito presso il municipio di Lacco Ameno. Diciamocelo chiaramente, lasciando intendere come potesse esserci qualcosa di “poco chiaro” al punto tale da richiamare pure il motto andreottiano secondo il quale a pensar male si fa peccato ma spesso si indovina. Dove vogliamo arrivare, si chiederà il lettore? Proviamo a rispondere subito: l’impressione è che il senatore e coordinatore regionale di Forza Italia abbia voluto mandare un messaggio subliminale, prima magari di scaricare un intero “caricatore” contro il suo avversario, quasi come a volergli dire di fare la propria campagna elettorale senza pensare costantemente a denigrare il prossimo. Ora viene da chiedersi: la strategia ha sortito il suo effetto? A giudicare da quello che è successo diremmo “nì”. Perché se è vero che da una parte il Barone non ha inteso replicare a una serie di illazioni, è anche vero che nella giornata di ieri le schermaglie sono proseguite. Da una parte con gli uomini di De Siano a rimarcare le presunte ombre sull’appalto dei rifiuti e i pascaliani dall’altra a ricordare le indagini che la magistratura a più riprese ha condotto sul senatore. Per adesso, insomma, la partita a scacchi sembra proseguire, vedremo cosa accadrà nei prossimi giorni…

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