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Le foto di Gino Di Meglio in mostra a Torino per “Tonalità tangibili”

Gianluca Castagna | Ischia – Ci sono anche le immagini di Gino Di Meglio, avvocato di professione e fotografo per antica e inesausta passione, a “Tonalità tangibili. Peretti Griva e il pittorialismo italiano”, la mostra allestita al Museo del Cinema di Torino dedicata alla figura emblematica di Domenico Riccardo Peretti Griva, alle sue poetiche “impressioni fotografiche” che introducono al mondo del pittorialismo italiano, e ai suoi eredi, più o meno legittimi che – a distanza di oltre un secolo – rielaborano l’immagine fotografica con le più raffinate, ampie e complesse tecniche di stampa.
La mostra, inaugurata mercoledì 8 febbraio, offre le testimonianze più significative di autori contemporanei che dialogano con la produzione storica del pittorialismo. Anche quando non ne condividono l’impianto teorico pur coltivando ancora oggi tutte le tecniche che, tra la fine dell’Ottocento e i primi vent’anni del Novecento, furono messe in campo e sperimentate per legittimare la fotografia come espressione artistica alla stessa stregua della pittura o del disegno.
E’ il caso di Gino Di Meglio, che è presente a “Tonalità tangibili” con due foto alla gomma bicromatata, procedimento di stampa che sfrutta le reazioni fotochimiche per ottenere dall’immagine particolari effetti espressivi. Una tecnica che Di Meglio padroneggia come navigato alchimista e di cui ci siamo occupati anche in occasione della mostra “Sgommate”, lo scorso ottobre ai Giardini Ravino di Forio.
«La mia partecipazione a “Tonalità tangibili” nasce per caso» racconta l’avvocato. «In occasione dell’ultimo raduno del Gruppo Rodolfo Namias, associazione italiana no-profit per le tecniche fotografiche antiche ed alternative di cui sono socio, è stata organizzata una mostra dei nostri lavori, frutto di elaborazioni con antiche tecniche come la resinotipia, il mordançage, la gomma bicromatata, la platinotipia. All’inaugurazione venne anche il direttore del Museo nazionale del cinema di Torino il quale, colpito dalle nostre fotografie, chiese al nostro presidente di partecipare a una mostra che stava organizzando sui pittorialisti italiani tra Ottocento e Novecento, anche per una sorta di confronto tra passato e presente sull’impiego di queste tecniche. Come soci, abbiamo inviato 30 stampe, di cui almeno la metà ottenute con il procedimento della gomma bicromatata. Ne sono state scelte otto, di cui due sono le mie».
Due stampe che hanno per oggetto fiori ripresi dall’alto. In una, con le tonalità predominanti del rosso, l’immagine suggestiva di tulipani sfioriti; nell’altra, calli eleganti e sinuose emergono su un fondo dalle tonalità bluastre. «La gomma – spiega Di Meglio – puoi farla con i colori che vuoi. Uso pigmenti in polvere, quindi la gamma di tonalità cromatica è vastissima. Dipende dall’effetto che si vuole ottenere, dall’emozione che si intende comunicare. In genere, scelgo il terra di Siena bruciato, il nero fumo, il verde oliva o il rosso vermiglione. Sono da tempo le tonalità che prediligo».

Nella storia della fotografia sono stati molti i tentativi di superare i limiti posti dal mezzo tecnico e dalla sua oggettività per renderlo capace di raccontare ed esprimere ciò che il fotografo aveva nell’animo, sia in fase di scatto, sia nel tempo successivo della stampa. Consegnare all’osservatore non tanto l’immagine di un soggetto reale quanto l’immagine mentale, a volte onirica, perfino visionaria, che il fotografo aveva visualizzato. E come sempre avviene nella storia delle arti, ci sono state polemiche, esagerazioni, tentativi ed errori. Perché quando ci si lascia prendere la mano pur di conquistare i galloni che servirebbero alla fotografia per ottenere uguale dignità della pittura, il rischio di un certo calligrafismo pittorico è dietro l’angolo.
«La verità» confessa Gino Di Meglio «è che, quando scatto, non penso mai alla tecnica di stampa che farò successivamente. Mi colpisce quello che vedo, scatto perché c’è qualcosa che mi ha impressionato. Oppure ho un progetto preciso, come sta accadendo in questo periodo in cui il mio sguardo è interessato alle forme e ai particolari dell’architettura. Il mezzo di stampa entra in gioco solo in un secondo tempo. Prediligo il bianco e nero argentico, su carta baritata, dopodiché, più di una volta, ho voluto stampare la stessa foto anche con la gomma bicromatata. Non è tuttavia una scelta premeditata, quindi non mi sento un pittorialista, né avverto la competizione tra pittore e fotografo che usa le antiche tecniche fotografiche. Certo, la gomma è la massima espressione del pittorialismo, l’effetto è molto pittorico rispetto ad altre tecniche, molto vicina a un dipinto».

Di Meglio non ha potuto partecipare per impegni di lavoro all’inaugurazione della mostra, ma conta di recarsi a Torino quanto prima. Una città che tra l’altro vive una sorta di Rinascimento, non solo nel campo fotografico. «La prima volta che visitai Torino fu nel 1985, per un incarico professionale che riguardava un ischitano. L’impressione fu di una tristezza infinita, dopo le ore 18 era una città deserta. Mi dissi: non ci metterò più piede. Ci sono ritornato dopo 30 anni, quando una galleria canadese mi chiese di esporre alcune mie stampe. Trovai una città completamente cambiata, una vitalità invidiabile, le strade piene di giovani, fermenti culturali, tensioni artistiche. Nelle stazioni della metro risuonano le musiche di Beethoven, Mozart, Bach. Le Olimpiadi invernali credo abbiano dato una spinta straordinaria a questa rinascita. Da città votata all’industria, Torino si è saputa riconvertire in maniera egregia e oggi è una città vitalissima sotto ogni punto di vista, non solo per le discipline artistiche».
Progetti in vista sull’Isola Verde dopo “Elegie in bianco e nero” e “Suggestioni in lith”? «Nulla, per ora. Al momento sono assorbito dalla preparazione di una personale sulla mia produzione fotografica che verrà esposta il prossimo maggio al MART, il museo d’arte moderna e contemporanea di Trento. Gli organizzatori cureranno anche un catalogo, è un’occasione eccezionale a cui tengo molto».

 

 

 

 

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