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Le lacrime di Nicola: «Io vittima di un’ingiustizia»

Parla il cittadino procidano che lotta per salvare l’abitazione dell’anziano padre dalle ruspe. E non manca l’amarezza per un epilogo che potrebbe essere drammatico

Signor Ambrosino, immagino che stia vivendo in maniera frenetica questi giorni.

«Purtroppo sì, visto che siamo vittime di un’ingiustizia che credo ormai sia più che palese».

Si è parlato di un errore tecnico, poi diventato determinante nel creare un caso paradossale, visto che dovevano essere demoliti solo 80 metri quadrati abusivi e non tutta l’intera superficie.

«È stato assolutamente determinante e le spiego perché. Il ctu ha sbagliato nelle tempistiche e nelle modalità. Se il caso fosse stato debitamente analizzato nei dettagli forse non saremmo arrivati a questo punto. Io non posso sentirmi dire che mi trovo di fronte a un semplice passacarte. Chi dirige un ufficio tecnico di un comune non deve subire indebite influenze esterne, né dal sindaco né da altri. Un’amministrazione deve attenzionare l’operato dei dirigenti: andrebbe sollevato dall’incarico colui che non svolge bene il suo lavoro. Non dico che sarebbero dovuti entrare nel merito del caso che mi riguarda, e non voglio fare polemiche inutili, fatto sta che la vicenda risulta assolutamente poco chiara e del tutto paradossale. Vorrei però fare una considerazione più generale…».

Prego.

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«Il ministro della Giustizia in Parlamento ha risposto a un’interrogazione sul problema degli abbattimenti, spiegando che la magistratura dovrebbe approfondire caso per caso le peculiarità delle singole vicende. E io mi chiedo quale caso meriterebbe un approfondimento di quello che sto vivendo. Abbiamo fatto un incidente di esecuzione già una settimana fa, e nonostante l’urgenza esso non è stato ancora preso in considerazione. E parliamo di un incidente di esecuzione basata su una sentenza del Consiglio di Stato che sospende la revoca dei titoli e ne provoca la reviviscenza. Dunque adesso si vuole demolire un’abitazione con tanto di titoli abilitativi: la casa è stata edificata trent’anni, e quando lo Stato ha emanato i provvedimenti per la sanatoria edilizia, noi abbiamo proposto la relativa istanza. Nel momento in cui si ottengono i titoli in sanatoria, la casa va considerata legittima. Deve quindi cadere il pregiudizio contro l’origine abusiva del manufatto. In questa vicenda invece ci hanno fatto sentire “sporchi”, e vorrei che ciò arrivasse a conoscenza di chi ha perpetrato tutto questo».

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«Ci sono stati errori nelle tempistiche e nelle modalità. Se il nostro caso fosse stato debitamente analizzato nei dettagli, forse non saremmo arrivati a questo punto»

È soddisfatto dell’intervento della politica, attraverso il consiglio comunale d’urgenza, oppure crede che certe iniziative andavano prese prima?

«Sicuramente adesso la vicenda ha ottenuto attenzione da parte delle istituzioni, ma solo dopo che le nostre invocazioni si erano levate da oltre una settimana, dopo che siamo andati al Municipio a chiedere di essere ascoltati. L’intervento è arrivato, ma non è stato certo “spontaneo”. Penso che un’amministrazione, quando si profila un’ingiustizia, e credo che questo sia proprio il caso, debba essere vicina al cittadino, al di là delle responsabilità da accertare: amministrare dovrebbe essere anche questo, risolvere i problemi dei cittadini»

«Ci sono stati errori nelle tempistiche e nelle modalità. Se il nostro caso fosse stato debitamente analizzato nei dettagli, forse non saremmo «I miei figli mi chiedono se non potremo più andare a mangiare a casa del nonno, una casa che ha visto crescere tre generazioni della nostra famiglia, e io sono distrutto, perché non so cosa dire loro..»a questo punto»

Cosa si aspetta dall’esito del consiglio di stato il 6 maggio?

«Mi attendo la definitiva reviviscenza dei titoli, e spero che la casa non venga abbattuta prima di allora. Devo comunque ammettere di essere piuttosto sfiduciato; ho sempre creduto nella giustizia e voglio crederci anche adesso, ma sfido chiunque a mettersi nei miei panni..».

L’unica speranza è che vengano riconosciuti i titoli edilizi che abbiamo ottenuto: se mio padre potesse tornare ad abitare in quella casa, sarei l’uomo più felice del mondo. E non importa quanti soldi ci vorranno per risistemarla»

Se la magistratura dovesse darle ragione, si troverebbe comunque con la casa gravemente danneggiata.

«Io non voglio niente da nessuno: se il verdetto fosse positivo, la casa danneggiata, ma strutturalmente ancora in piedi, ci penserei da solo a sistemarla, con i miei soldi. Se mio padre potrà tornare ad abitarla, sarò l’uomo più felice della Terra. E sarò contento se, passo dopo passo, da questa vicenda si potrà progressivamente arrivare verso una soluzione generale del problema degli abbattimenti. Diversi giornalisti sono ancora vittime di pregiudizi, in tv si discute di cose incredibilmente inutili, mentre una problematica del genere non viene affrontata. Al sud non siamo delinquenti, e questa situazione è dovuta alla mancata pianificazione da parte della politica, che non ha mai voluto decidere. Così si è arrivati alla situazione attuale. Evidentemente faceva comodo andare avanti così, tenendo in pugno i cittadini. Eppure basterebbe un impegno anche minimo da parte della politica per porre fine a queste tragedie. L’abusivismo va condannato, ma intanto tanti ecomostri non vengono sfiorati, forse perché si ha paura di colpire qualche “potente”, così come non vengono perseguite le speculazioni edilizie, dietro cui spesso si cela la criminalità. Non si può essere giustizialisti soltanto con chi non può difendersi»

«Vorrei che da questa vicenda la politica progressivamente si impegnasse per trovare una soluzione e mettere fine a queste tragedie»

Suo padre come sta vivendo questa situazione?

«Guardi, a questa domanda faccio davvero enorme fatica a rispondere. Non è descrivibile a parole. Nemmeno io, che in quella casa ci sono cresciuto, ci riesco. Mio padre è addolorato, è un persona forte e sta cercando di guardare avanti.. I miei figli, anch’essi legati a una casa che ha visto crescere tre generazioni, mi chiedono “Ma adesso non andremo più a mangiare a casa del nonno?” e io sono distrutto, perché non so davvero cosa devo raccontare loro..»

«Ho ricevuto grande solidarietà dalla comunità isolana, ma soprattutto sono stato commosso dall’affetto dei giovani, che ci hanno fatto sentire la loro vicinanza. È un segnale davvero molto bello, che dimostra che le nuove generazioni hanno grandi valori, a dispetto di quel che spesso si crede»

Ha ricevuto conforto dalla comunità procidana?

«Assolutamente sì, e anzi sono rimasto profondamente commosso, fino alle lacrime, dalla grandissima dimostrazione d’affetto e di solidarietà da parte dei giovani procidani. Hanno sentito empaticamente, sulle loro spalle, l’ingiustizia che si sta materializzando e sono accorsi per farci sentire la loro vicinanza. Credo sia una cosa davvero molto bella. Si dice spesso che le nuove generazioni sono povere di valori, e invece non è vero: i giovani procidani hanno dimostrato di avere grandissimi valori».

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