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Le leggende e gli antichi misteri del Castello aragonese col suo vecchio Halloween

Per chi non è a conoscenza, facciamo un po’ di storia su questo Halloween che da qualche tempo ha attecchito nella nostra isola coinvolgendo ragazzi ed adulti in perfomance avvolte anche di pessimo gusto, quando per lo scherzo si esce al di fuori dei binari.  La parola Halloween rappresenta una variante scozzese del nome completo All-Hallows-Eve, cioè la notte prima di Ognissanti (in inglese arcaico All Hallows Day, moderno All Saints). Sebbene il sintagma All Hallows si ritrovi in inglese antico (ealra hālgena mæssedæg, giorno della messa di tutti i santi), All-Hallows-Eve non è attestato fino al 1556. Lo sviluppo di oggetti e simboli associati ad Halloween si è andato formando col passare del tempo. Ad esempio l’uso di intagliare zucche con espressioni spaventose o grottesche risale alla tradizione di intagliare rape per farne lanterne con cui ricordare le anime bloccate nel Purgatorio. Tutto questo per capire cos’è Halloween e quale presa sta avendo fra i ragazzi e gli adulti della nostra isola. In proposito va aggiunto, almeno per quel che ci riguarda, ciò che si racconta nel vasto panorama delle leggende. E’ chiamato in causa, il luogo simbolo di tutti i tempi, dell’isola d’Ischia. Il Castello Aragonese con la sua storia ed i suoi antichi misteri racchiusi in un alone di fascino che ha smosso non poche intelligenze per descriverne gli effetti tenebrosi. Si proprio il Castello che ritualmente ammantato dal sole, baciato dal mare, incorniciato da un cielo che più azzurro non si può, non sfugge alla fantasia di chi  in esso intravede qualcos’altro Infatti  il Castello Aragonese non è sempre stato così.

Nel corso dell’Ottocento, fu praticamente distrutto, poi adibito a carcere, infine quasi del tutto abbandonato. C’è chi l’ha visitato quando era in questo stato. E i loro racconti sono degni di Halloween. A cominciare dal cimitero delle monache. Che sembra fatto apposta per essere visitato ad Halloween. È un putridarium, anche conosciuto con il nome molto più d’impatto di scolatoio: vi venivano posti i corpi senza vita delle monache affinché i fluidi corporei defluissero attraverso il foro che si trovava al centro dei sedili. Anche se sono passati secoli da quando veniva usato, ci si respira ancora un’atmosfera cupa e opprimente. Secondo una leggenda, voci e corpi si materializzavano per proteggere il riposo delle monache defunte. Sono tanti i viali interni che attraversano il Castello, come un reticolo, come un sistema vascolare. Tali viali non erano sempre silenziosi. Soprattutto di sera. Quando apparivano completamente deserti e sembrava che non ci fosse nessuno. Ma era possibile sentire pietre che sbattevano l’una contro l’altra. O lamenti che provenivano da una direzione indefinita. La sagoma del castello, se vista da una particolare angolazione, è spigolosa, irregolare. Screziata da anfratti, sia all’interno sia all’esterno. Da questi anfratti, all’improvviso e in lontananza, spuntavano dei nani mendicanti. Che, man mano che si avvicinavano, si trasformavano. Diventando dei gitanti vestiti in maniera elegantissima. La loro risata era agghiacciante. Suono di zoccoli sul selciato dei cortili o del viale di accesso: un enorme cavallo nero arrivava. Il suo sguardo era terrorizzante. E non era nemmeno il solo. Il passante si sentiva gli occhi addosso, occhi indagatori e scrutatori. Occhi che potevano essere solo di un cane o di una capra corvina che, d’un tatto, apparivano da un muro.

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