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Le memorie giosiane e il messaggio in codice: “Se serve, si allarghi la coalizione”

DI GAETANO FERRANDINO

Mancano otto mesi alle elezioni amministrative e siamo davanti a un sindaco che non potrà ricandidarsi avendo ultimato il secondo mandato. Come si fa a fare due sintesi, la prima su quello che hanno rappresentato questi dieci anni e magari anche su cosa lasceranno quando calerà il sipario?

«Sono sempre stato tra i fautori della legge che impedisce a un sindaco di andare oltre due mandati. E’ un bene per tutti: per il territorio, per il paese, io stesso mi accorgo in base alla mia esperienza che l’entusiasmo che si nutriva inizialmente – un pò per la giovane età, un pò per le sfide che ci si preparava ad affrontare – è ben diverso di quello attuale, quando ci troviamo ai titoli di coda».

Nel tuo caso, poi, gli anni di sindacatura sono addirittura 15…

«Vero, quindi è anche comprensibile che si possa arrivare logori al traguardo. Ma su Ischia è giusto fare un consuntivo, perché la gente tende a dimenticare. Si poteva fare di più, è indubbio, la maggioranza si è modellata dal 2007 ad oggi ed al suo interno sono rimaste le figure ad essa più compatibili, però mi piace ricordare che dieci anni di amministrazione continua qui non si vedevano dai tempi di Enzo Mazzella. E io credo che questo aspetto sia particolarmente apprezzato dai cittadini, al di là dei gossip, delle chiacchiere da bar e del tifo favorevole oppure ostile».

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Hai amministrato a Casamicciola prima e Ischia dopo: in che cosa hai trovato queste due realtà simili ed in cosa invece letteralmente agli antipodi?

«Per quanto riguarda la cittadinanza, non ho riscontrato grosse differenze, sia per quanto riguarda le esigenze che il rapporto col sindaco e gli amministratori. Piuttosto, la grande diversità è costituita nei rapporti all’interno della classe di governo tra il sindaco e la sua squadra e la stessa opposizione. Nella cittadina termale, col sistema maggioritario, funzionava in maniera ben diversa di Ischia, dove vige il doppio turno. Lì, peraltro, esistono le coalizioni, unite da un progetto ma sempre composte da liste diverse, insomma voglio dire che è decisamente molto più complicato mantenere gli equilibri. L’ho detto poco fa e lo ripeto: dopo Mazzella, non a caso, nessuno aveva portato a termine un mandato, ma soprattutto l’amministrazione che andava a casa veniva sostituita sempre quando si tornava alle urne. La discontinuità amministrativa è stata una conseguenza inevitabile. Poi, magari, ad Ischia hanno la memoria un pò più corta e dimenticano quanto è stato fatto per il paese».

In che senso?

«Si diventa sempre più esigenti, e magari è anche giusto che sia così. Ma il punto è un altro. Penso alle scuole, che quest’anno si presentano con un look rinnovato, una funzionalità ed un’efficienza mai vista nell’ultimo mezzo secolo, grazie al lavoro effettuato di concerto con i dirigenti scolastici, ai quali potete tranquillamente chiedere conferma di quanto sostengo con fermezza. Tutti i plessi sono stati rimessi a nuovo, il Marconi ad esempio è un gioiello, eppure la gente ricorda soltanto che la palestra della scuola media Scotti non riapre i battenti. Insomma, mi sembra di rivivere la stessa storia della pubblica illuminazione. Noi l’abbiamo consegnata all’intero paese, eppure ci si accorge soltanto che via Gianturco non è perfettamente illuminata. Va fatto di più e lo faremo, non c’è dubbio, ma mi piace ricordare che fino a qualche anno fa c’era Ischia completamente al buio. Ci sono mille altri motivi per i quali la gente dovrebbe continuare a dar fiducia a questa squadra, poi se arriverà qualcuno in grado di far sognare l’elettore, beh il giudice supremo resta lui …».

In fondo anche Giosi fece sognare gli ischitani, arrivando dal cosiddetto “Casamicciola dream”.

«Non è proprio la stessa cosa, gli ischitani avevano visto cosa avevo fatto per Casamicciola. E lo hanno visto anche nell’ultimo decennio. Ora sta a loro scegliere se preferire un “usato sicuro” o un grosso punto interrogativo, che potrebbe portare ad un altro ventennio di instabilità politica».

Ma senza lo “stop” imposto dalla legge sul doppio mandato, Giosi Ferrandino si sarebbe riproposto agli elettori o proprio non ne aveva più?

«Non ci sarà mai la prova del nove, ma per come mi sento a fine mandato credo che avrei comunque passato la mano».

Ci descrivi con un aggettivo o un concetto semplice l’esperienza casamicciolese e quella ischitana?

«A Casamicciola ero più giovane, amministravo un Comune dove l’instabilità era all’ordine del giorno, per me è stato più facile rimetterlo in piedi e notare l’apprezzamento della gente che ancora oggi mi ricorda. Era tutto più agevole, anche perché noi dell’amministrazione eravamo un gruppo di amici: si riconosceva la leadership al sindaco, che è una cosa fondamentale, senza di essa non può mai funzionare nulla, a partire dalla macchina comunale. Ischia, invece, stava messa meglio sotto tutti i punti di vista, far notare la differenza era un’impresa più ardua. Ma credo di esserci riuscito: abbiamo avuto una macchina amministrativa che specialmente nel primo quinquennio ha funzionato come un orologio svizzero, prima che le normative la riducessero. E’ chiaro che in virtù di questo metro di paragone i risultati si sono notati maggiormente a Casamicciola, ma al tirar delle somme l’impegno è stato lo stesso».

Facciamo un gioco. Se un domani la parola “giosismo” dovesse comparire nel vocabolario della lingua isclana, quale definizione ti piacerebbe leggere?

«Senza presunzione credo di aver fatto tendenza su molte cose. Mi hanno definito sin dai tempi di Casamicciola “il sindaco giardiniere”: i miei detrattori lo usavano quasi a mò di scherno, senza capire che per me rappresentava un complimento e un motivo di vanto. Ho ereditato aree pubbliche vergognosamente rinsecchite e le ho abbellite, anche in zone come il porto e via Edgardo Cortese. Nel tempo, mi pare di capire che anche gli altri Comuni mi hanno “clonato”. Così come non c’era la cultura di far trovare un paese addobbato a Natale, cosa che ha giovato ai cittadini e ai bambini di Ischia ma anche ai turisti che respiravano un’aria di festa: anche su questo credo che sono stato un precursore. Se questo è il giosismo, beh allora non mi dispiace».

Cominciamo a prendere l’argomento clou alla larga. In vista delle prossime elezioni prevedi quali scenari e soprattutto quante coalizioni in campo? C’è chi parla di velleità da più parti, forse anche troppe.

«Guarda, in primo luogo mi auguro che si presentino all’elettorato, a prescindere dal numero, coalizioni omogenee, non costruire soltanto per vincere le elezioni ma che poi si sgretolano subito dopo aver portato a casa il risultato. Le ammucchiate, la storia lo insegna, sono dannose e deleterie. Credo che, dopo le varie scremature, all’interno della maggioranza ci sia il meglio che questa parte politica può esprimere in termini di competenza, impegno e passione».

Ma Giosi Ferrandino, e qui arriviamo al nocciolo della questione, preferirà comunque una compagine omogenea rispetto ad una magari quasi certamente vincente?

«Sicuramente sì, anche se poi mi auguro possa anche vincere le elezioni. Però…».

Però?

«Però ci rendiamo anche conto che bisogna allargare un poco il raggio d’azione dell’attuale amministrazione…».

Abbi pazienza, qui proprio la domanda secca te la stai chiamando.

«Guarda, il discorso è molto semplice: nel paese, oggi, siamo ancora maggioranza relativa, numeri alla mano. Dunque se ci presentiamo così, sic et simpliciter, probabilmente arriviamo primi però non si riesce a vincere al primo turno. E il ballottaggio, è chiaro, è un terno al lotto per tutti. Ora, se si vogliono evitare i “tempi supplementari”, bisogna allargare la nostra coalizione e io spero che questo accada con persone compatibili e che sposano un programma analogo».

A questo punto, viene voglia di pensare, che non c’è nulla di più compatibile di chi ha viaggiato con te fino a ieri mattina…

«Assolutamente sì, ci mancherebbe: se ciò accadesse per me rappresenterebbe la più grande vittoria, in fondo si tratterebbe anche di un apprezzamento alla mia persona ed all’amministrazione uscente. Bisogna avere la capacità di mettere insieme le migliori energie ed intelligenze che il paese può offrire, anche qualcuno che oggi magari sta da un’altra parte. In fondo, posso anche immaginare che fin qui ci sia chi non si è avvicinato a questa amministrazione per la mia presenza, d’altro canto non posso credere di essere simpatico a tutti. Beh, io la prossima volta non ci sarò e la mia uscita di campo potrà rappresentare quasi “sturare un tappo”».

E questa continuità come si configura specialmente in termini di candidature?

«Passiamo alla prossima domanda».

Otto mesi al congedo, da impiegare come?

«Lavorando, portando a termine una serie di opere (in particolare i lavori fognari) e muoversi come se dovessimo poi proseguire il nostro percorso. Tra piscina e palazzetto metteremo anche qualche stelletta, e non ci dispiace, anche per due asili nido tra i più belli d’Italia. E poi c’è una fiumana di finanziamenti europei e regionali da contabilizzare».

C’è stata una fase in cui però quest’amministrazione, orfana del suo faro, è sembrata sbandare.

«Se ti riferisci ai fatti dell’anno scorso, è naturale che il momento di sbandamento ci fosse, sembrava quasi una bomba atomica. Ma io vedrei il bicchiere mezzo pieno, perché in quelle condizioni solo un’amministrazione granitica e con le basi solide poteva reggere ad uno tsunami del genere, sia dal punto di vista giudiziario che soprattutto mediatico. In quel momento riuscire a non finire al tappeto ma addirittura continuare a produrre qualcosa per il paese a mio avviso ha rappresentato un autentico miracolo. Poi però, dopo qualche mese, ci siamo rimessi abilmente in carreggiata».

A volte ritornano, recita un antico adagio. La storia di Giosi Ferrandino potrebbe ripartire da dove è cominciata, e cioè da Casamicciola?

«Senza retorica, attualmente c’è un’amministrazione in carica composta quasi interamente da personaggi che amministravano quando io ero sindaco. Sono rimasto molto amico con tutti loro, partendo dal sindaco Giovan Battista Castagna che nel corso della mia sindacatura ricopriva l’incarico di assessore. Fortunatamente si vota nel 2019, questa voce l’ho sentita anche io, ma posso garantirti che allo stato dell’arte non c’è nulla di vero e di attuale. Mi auguro che proseguano dando risposte al paese, io nel frattempo cercherò di capire le mie prospettive extraisolane. Ma aspetto soprattutto la sentenza di questa brutta storia giudiziaria, per capire come e dove potermi muovere».

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