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Le mie ragioni dell’andare a caccia…

Di Antonio BUONO*

Essendo da tanti anni  impegnato a “tradurre” le ragioni dell’andare a caccia, posso tranquillamente affermare che, l’arte venatoria  non è un hobby  e neppure uno sport, poichè sarebbe proprio in tal caso che la morte di un animale verrebbe ad essere un mero trofeo e fine a se stesso.

Le ragioni del nostro andare a caccia sono racchiuse nei meandri della nostra innata passione. In una sociètà contemporanea che evolve di continuo, la “macchina computerizzata” condiziona in modo  frenetico il nostro vivere, fino a trasformare lo stress, nel nostro pane quotidiano; in relazione a ciò, e mi pare ovvio, ricercare una forma  inconscia per fuggire dalla realtà è quasi d’obbligo. Il metodo più semplice per poterlo fare è simile a ciò che avviene con la  lettura di un libro appassionante e coinvolgente..ci si “immerge,” fino ad entrare  in forma onirica nella stessa storia. Ciò che facciamo noi, non è altro che un modo simile per fuggire da una tangibilità che ci opprime. Molto probabilmente, sarà per questo che tante volte i nostri pensieri vanno in un’epoca  ormai lontana, allorquando il bosco si tingeva di colori e di suoni, la rugiada era limpida e cristallina e tutto intorno a noi vi era uno spaziare di campi coltivati, di vigneti e di frutteti; la sera,  le nostre  nonne preparavano un pane e pomodoro di una bontà assoluta; in quel pane, oltre al pomodoro, vi era anche l’umiltà, la semplicità, la serenità.. l’essenzialità. Le nostre semplici case erano riscaldate da quello stesso  braciere su cui venivano poggiati, l’uno sopra l’altro, un numero indefinito di piedi; il cane, anche lui al caldo, era sempre lì, dietro la porta, accanto alla “doppietta”  e sempre pronto a balzare fuori al comando del suo padrone, il nonno, il quale oltre ad essere il “capo” sapeva tutto di tutto e non andava mai contraddetto, il rispetto nei suoi confronti era assoluto.

Per riuscire ad immaginare e  comprendere quanto sopra, bisogna essere capaci di vedere “oltre la siepe, ” andando indietro nel tempo.

La storia della caccia inizia con la nascita dell’uomo, sin dai primordi della storia dell’umanità, la caccia si è configurata come una pratica legata all’approvvigionamento del cibo ed alla difesa dagli animali feroci, quindi, strettamente connessa all’istinto di conservazione e di sopravvivenza. Nel corso del tempo la sua finalità si è evoluta, arricchendosi di aspetti simbolici e culturali. Nella pratica dell’arte venatoria vi è tutto un “mondo sommerso” fatto di emozioni legate non solo all’atto della caccia in sé, ma a tutta la cornice che include i rituali, gli oggetti, i luoghi, le relazioni con i propri “compagni di viaggio”..gli altri cacciatori e i cani.

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La passione per la caccia ha una chiara matrice familiare, rappresenta un’eredità culturale che nella maggior parte dei casi si tramanda di padre in figlio; i preparativi, i rituali, i linguaggi, i racconti mitici, rappresentano elementi di mediazione e di trasmissione di valori e modelli educativi da una generazione all’altra, alimentando il senso di appartenenza al nucleo familiare e sociale di riferimento e sostenendo la “costruzione” di una solida identità personale.

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La caccia favorisce lo spirito di aggregazione, è un’occasione di incontro e di scambio con altri appassionati, al tempo stesso rappresenta anche uno “spazio intimo” denso di immagini, suoni, odori e sapori che rievocano ricordi del passato, i propri affetti, le proprie radici.

Nel parlare del “mondo emotivo” del cacciatore, non si può non menzionare il rapporto con il proprio cane, con il quale stabilisce un forte legame affettivo. Il cane è in grado di entrare in sintonia con gli stati emozionali del suo padrone e assorbire letteralmente i suoi sentimenti di rabbia, di tristezza o di paura. Queste caratteristiche, presenti in generale in tutti i cani, sono accentuate nelle razze da caccia, difatti la riuscita del  “lavoro” è strettamente connessa, oltre che alle prerogative intrinseche, alla qualità della relazione con il proprio padrone.

Per concludere, il “mondo interno” del cacciatore racchiude molti significati che vanno oltre l’immagine di un’attività  finalizzata semplicemente a “sopprimere uccellini”,  come spesso viene dipinta da chi non ne condivide i principi e non la conosce abbastanza per poter esprimere dei giudizi.

La caccia è una realtà complessa, ricca di emozioni, suggestioni e legami forti, con i cani e, non da ultimo, con l’ambiente naturale che rappresenta e racchiude al tempo stesso tutto un mondo fatto di storia e di tradizioni.. un mondo fatto di passione e di cultura, di memorie,  di leggende, miti, affetti, sentimenti, amicizie, amori..tutto un mondo dentro il quale  i cacciatori  vivono.. e rispettano.

 

*cacciatore a vita

 

 

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