Le picconate di Ignazio, Barbieri ne ha per tutti
Lunga intervista all’assessore casamicciolese: dal disastro Amca (tra consulenze e altre ombre) passando per la nuova gestione del porto turistico. Poi una “stilettata” anche ai franchi tiratori presenti in paese e all’ex vicesindaco Antonio Carotenuto. E ancora la bocciatura solenne dell’ex maggioranza che ha guidato il paese per otto anni. Uno sguardo al futuro tra Pio Monte e Capricho e le previsioni sulle elezioni a Lacco Ameno e Ischia

L’ultimo consiglio comunale ha sancito la messa in liquidazione di Amca, un passaggio che ha confermato una situazione maturata nel corso di molti anni. Si tratta dunque dell’epilogo inevitabile di una lunga crisi: secondo lei era un esito che si poteva evitare? E, se sì, in che modo?
«Ritengo che l’attività di controllo che l’attuale amministrazione sta portando avanti avrebbe dovuto essere avviata molti anni fa. All’epoca, infatti, il sindaco Castagna non ha mai esercitato il “controllo analogo” sulla società, monitoraggio che avrebbe permesso di intervenire tempestivamente. L’allora amministratore di Amca dichiarava pubblicamente che l’azienda stava procedendo verso un percorso di risanamento, ma alla prova dei fatti, con i conti alla mano, è emerso che non era affatto così. Personalmente sono convinto che già diversi anni fa Amca avrebbe potuto davvero tornare in equilibrio, con una gestione oculata e responsabile. Purtroppo, invece, si sono verificati episodi che hanno inciso negativamente e che hanno finito per aggravare la situazione. Lo stesso consiglio comunale, nelle ultime sedute, ha avuto modo di valutare certe consulenze, giudicate da molti non solo inopportune ma addirittura dettate da logiche poco trasparenti».
Tra le voci che hanno maggiormente colpito il Consiglio Comunale ci sono proprio alcune consulenze legali: cifre che in parte erano già note, ma che, viste nel dettaglio, hanno comunque lasciato molti stupefatti. Come interpreta questa vicenda?
«In effetti hanno lasciato tutti sorpresi, perché quella consulenza, per come risulta a me, non avrebbe dovuto essere riconosciuta. L’avvocato Lettieri, infatti, aveva chiarito che eventuali emolumenti sarebbero stati corrisposti solo all’esito finale della causa, e soltanto in caso di vittoria di Amca con conseguente riconoscimento delle competenze da parte del Tribunale. Diversamente, quindi, non si capisce come sia stato possibile procedere con quei pagamenti. È un passaggio che lascia molte ombre e che giustamente ha suscitato perplessità nell’opinione pubblica».
Sia lei che il sindaco avete più volte espresso fiducia nella possibilità di riportare Amca “in bonis”, cioè in equilibrio finanziario. Questo risultato, secondo alcuni, potrebbe dipendere anche da una serie di congiunture favorevoli, come ad esempio la recente rottamazione promossa dal Governo. È davvero questo lo scenario su cui puntate?
«No, in realtà il nostro obiettivo è un altro e lo stiamo già perseguendo con una strategia ben definita. Non contiamo sulla rottamazione, bensì su un accordo con il Tribunale attraverso un piano di ristrutturazione dei debiti. Questo piano, che prevede a sua volta l’omologazione giudiziale, ha secondo i nostri consulenti una probabilità di riuscita vicinissima alla certezza, direi al 99,99%. Da circa due anni i nostri esperti, insieme allo studio Due Diligence, stanno lavorando su questa strada, e credo che questa volta Amca abbia davvero l’opportunità di tornare in equilibrio. Se le previsioni saranno confermate, la società potrebbe pagare i propri debiti al 20%. Parliamo di un abbattimento considerevole: da un’esposizione complessiva tra i 4,7 e i 5 milioni di euro, Amca arriverebbe a doverne restituire circa 1-1,5 milioni. Un traguardo che, con una gestione attenta e scelte amministrative corrette, rappresenterebbe la vera svolta».
Passiamo da una partecipata all’altra: Marina di Casamicciola, o meglio il porto che oggi è gestito direttamente dal Comune. Tutti conosciamo la vicenda: la concessione scaduta il 31 dicembre, il subentro dell’ente pubblico nella gestione complessiva, il contenzioso giudiziario che si è concluso con una vittoria per il Comune. All’inizio sembrava che il 2025 dovesse rappresentare, nel migliore dei casi, una stagione interlocutoria. E invece, a consuntivo, i numeri sembrano raccontare tutt’altro. Non mancano ombre e dubbi sulla gestione passata. Se i dati contabili sono corretti, qual è la sua valutazione?
«Io credo che i numeri parlino da soli e abbiano già smontato molte delle critiche rivolte in passato. Già lo scorso anno, infatti, i risultati avevano smentito la gestione precedente: Marina aveva incassato circa 1.380.000 euro. Quest’anno, invece, il porto ha generato entrate superiori ai 2 milioni di euro, con un utile che supera il milione. Sono cifre davvero straordinarie, che testimoniano un cambio di passo evidente. Oggi Marina di Casamicciola non solo è stata riportata fuori da una situazione che rischiava di trascinarla nel baratro, ma sta anche svolgendo un ruolo fondamentale per l’economia locale. L’indotto commerciale ne ha beneficiato in modo evidente: i negozianti, i ristoratori e tutti gli operatori a terra hanno registrato un incremento significativo, anche grazie al ritorno di un flusso costante di imbarcazioni di lusso, che da anni non si vedevano più approdare nel nostro Comune. In questo senso, possiamo dire che la gestione pubblica non solo ha garantito un utile economico, ma ha restituito centralità e prestigio a Casamicciola».
Lo scossone politico più rilevante del 2024 è stato senza dubbio l’estromissione dalla carica di vicesindaco di Antonio Carotenuto. Cosa è realmente accaduto?
«In sostanza è accaduto che l’avvocato Carotenuto, nella sua veste di vicesindaco, non era più in sintonia con il nostro modo di intendere e praticare la politica, né con quello del sindaco né con il mio personale. Io sono convinto che chi occupa una carica così importante debba saper essere una guida per tutti gli altri, mostrando spessore politico, trasparenza e lealtà nei confronti dell’intera squadra. Purtroppo, questo non si è verificato. Va detto chiaramente: i rapporti non erano idilliaci. Né con il sindaco, nè con me, nè con altre componenti della maggioranza. Mi dispiace per Antonio, perché gli era stata offerta un’opportunità significativa: diventare vicesindaco nonostante una consistenza elettorale che, a rigore, non lo avrebbe messo in condizione di ambire a quella posizione. Quella carica io l’ho conquistata dopo vent’anni di sacrifici e di battaglie, ed è per questo che abbiamo voluto riconoscergliela come segno di stima, ricordando anche il ruolo importante che Carotenuto ebbe, insieme a me e a Giosi, in una stagione in cui contribuì a rimettere in piedi il nostro paese. Detto ciò, una volta insediato, chi ricopre quella funzione deve dimostrare di essere all’altezza della situazione sul piano politico. Antonio è una persona che si presenta bene, che ha doti e qualità, ma a mio avviso proprio quella carica, invece di esaltarlo, ha finito per danneggiarlo, mettendone in luce limiti e fragilità».
In politica, anche a livello locale, esistono sempre i cosiddetti “franchi tiratori” È un fenomeno particolarmente radicato a Casamicciola. Cosa ne pensa di questa situazione? E qual è il messaggio che Ignazio Barbieri vuole rivolgere ai cosiddetti “soliti noti”?
«Io credo che l’avvento di Giosi Ferrandino avrebbe dovuto rappresentare un momento di grande riflessione per tutte le forze politiche e anche per quei personaggi che da anni adottano atteggiamenti e comportamenti che, a mio avviso, hanno portato solo danni al paese. Alcuni pensavano che con l’arrivo di Giosi tutto si sarebbe svolto come sempre: una marcia comune, apparentemente unita, che però al dunque si divide in mille direzioni diverse. Oggi non è più così. Non dimentichiamoci che Casamicciola ha vissuto momenti durissimi: un terremoto, due alluvioni, e un percorso di difficoltà che dura da oltre diciotto anni. In un contesto del genere, quello che serve non sono divisioni interne o attacchi personali, ma collaborazione. Per questo dico a tutti: siate d’aiuto all’amministrazione e al momento storico che stiamo vivendo. Non fa bene che il sindaco, l’assessore o chiunque altro debba difendersi da critiche e attacchi che non hanno nulla a che vedere con la politica. Il dibattito deve restare politico, serio e costruttivo. Io sono convinto che la politica debba essere fatta insieme, con equilibrio e proporzione. A volte mi chiedo: se anche io mi fossi comportato come tanti altri, cosa avrebbero dovuto riconoscermi le forze politiche per quello che ho dato al territorio? Alle ultime elezioni, dopo quattro anni trascorsi senza incarichi amministrativi, sono stato comunque il primo degli eletti. Questo per me significa che i cittadini riconoscono impegno e coerenza. Per questo credo che tutti dobbiamo essere pronti a fare un passo indietro, se necessario, per far crescere il paese. Casamicciola per troppo tempo è stata “disamministrata”; oggi, invece, si sta finalmente amministrando. È vero, forse il sindaco Ferrandino non gode della simpatia di tutti, ma io dico: meglio un sindaco autorevole, deciso, fermo nelle sue scelte, piuttosto che un sindaco che galleggia e che passa le giornate a placare i malumori di consiglieri o assessori. Meglio avere una guida che va dritta per la sua strada con l’obiettivo di far crescere il territorio, piuttosto che un’amministrazione paralizzata dalle divisioni interne».
L’acquisizione del Pio Monte rappresenta, a suo avviso, il risultato più significativo finora ottenuto dall’amministrazione? In fondo, si tratta di un obiettivo che si inseguiva da oltre mezzo secolo…
«Sì, credo che dal punto di vista mediatico e simbolico l’acquisizione del Pio Monte sia certamente il risultato più forte. Non è solo una questione di patrimonio: lì c’è la dimostrazione della capacità di un sindaco di sapersi muovere a più livelli, di dialogare con istituzioni che vanno ben oltre l’ambito comunale, e di ottenere un traguardo che tanti, per decenni, avevano solo potuto auspicare. È un obiettivo storico, che questa amministrazione, guidata da Giosi Ferrandino, è riuscita finalmente a centrare. Ma non c’è solo questo. Anche l’ampliamento del porto ha segnato una svolta cruciale per la vita pubblica della nostra comunità: si tratta di operazioni che hanno dato un nuovo volto a Casamicciola e rafforzato le prospettive di sviluppo economico e turistico. Infine, un altro risultato che considero straordinario è la demolizione del “Capricho”. Un intervento che, oltre a cancellare un simbolo di degrado, consentirà di ripensare e ricollocare quel cespite nell’area della vasca di colmata, aprendo nuove possibilità di riqualificazione urbana. Tutti questi interventi, presi insieme, segnano un momento molto particolare e significativo nella vita amministrativa della nostra comunità».
Qual è la Casamicciola che Ignazio Barbieri sogna di vedere prima di lasciare la politica?
«In primo luogo, credo che la sfida fondamentale sia garantire un’abitazione a tutti i terremotati e agli alluvionati di Casamicciola. È una condizione indispensabile, una vera e propria conditio sine qua non di tutto il lavoro che stiamo portando avanti. Questa amministrazione e questo sindaco non possono mancare questo obiettivo. Il secondo punto riguarda la sicurezza del territorio. Dobbiamo mettere in sicurezza tutto ciò che è possibile, sfruttando i fondi e gli strumenti che oggi finalmente abbiamo a disposizione. Non possiamo permetterci ulteriori tragedie o situazioni di emergenza che potrebbero essere prevenute. Infine – ma non per importanza – bisogna creare le condizioni per il benessere collettivo, un benessere diffuso che arrivi davvero vicino alla vita quotidiana delle persone. Solo così Casamicciola potrà guardare con fiducia al futuro».
Usciamo per un momento dai confini comunali. Nel 2025 si voterà a Lacco Ameno, e tra due anni sarà la volta di Ischia. Sapendo che in politica ciò che è vero oggi può non esserlo domani, quali scenari immagina Ignazio Barbieri per queste prossime sfide elettorali?
«A Lacco Ameno, per quanto ne sappiamo oggi, il sindaco in carica resterà al suo posto fino alle nuove elezioni. Se gli schieramenti dovessero confermarsi così come sono – con l’ex senatore da un lato e il sindaco Giacomo Pascale dall’altro – ritengo che Pascale sia ancora leggermente avvantaggiato. Naturalmente una campagna elettorale può sempre cambiare le carte in tavola, ma la mia impressione è questa. A Ischia, invece, lo scenario è più complesso. In questo momento, di fatto, non c’è un’opposizione: sembra che tutti stiano con tutti e allo stesso tempo nessuno stia con nessuno. Enzo Ferrandino non potrà ricandidarsi, ma certamente presenterà una lista a sostegno della persona con cui deciderà di confederarsi. Con il cuore, dico che il ruolo di sindaco, questa volta, dovrebbe spettare a Gianluca Trani. La speranza è che non si verifichi una frammentazione, con un’amministrazione che rischi di dividersi in due blocchi contrapposti e incompatibili. In politica nulla è mai certo, ma se prevarrà l’intelligenza, sono convinto che tutti comprenderanno che la vera forza sta nell’unità».
Per Giosi Ferrandino immagini un ruolo da “traghettatore” verso una nuova fase, oppure auspichi anche un suo secondo mandato? E perché?
«Io credo, anzi posso darlo quasi per scontato, che Giosi Ferrandino guiderà Casamicciola per due mandati. Non potrebbe essere altrimenti, viste la dedizione, la competenza e l’energia che sta dimostrando nel suo lavoro quotidiano. È, a mio avviso, la soluzione migliore non solo per noi che amministriamo, ma soprattutto per il paese intero. In dieci anni di guida, Giosi avrà il tempo e la forza di completare il percorso che ha avviato. Le forze politiche che oggi lo sostengono sono compatte nel volerne la ricandidatura e non immaginano altri nomi che possano sostituirlo. Per questo sono convinto che ci presenteremo tutti insieme, uniti, a sostegno della sua riconferma».
La tua uscita dalla precedente maggioranza non fu un gesto improvviso, ma il risultato di una riflessione ponderata. Eppure, agli occhi di chi osservava dall’esterno, sembrò un atto repentino: da un giorno all’altro Ignazio Barbieri ruppe con una coalizione che non solo aveva sostenuto, ma in parte contribuito a plasmare. Che cosa accadde davvero? E quali responsabilità attribuisci a chi oggi siede dall’altra parte della barricata?
«Voglio chiarire subito un punto: Giovan Battista Castagna è a mio avviso un ragazzo intelligente. Tuttavia, il suo limite è stato un altro: non ha realmente fatto il sindaco, ha semplicemente “galleggiato”. Se è riuscito a restare in carica per cinque anni, lo deve in gran parte al mio impegno e al mio sostegno, perché le condizioni per reggere non c’erano. Poi arrivò il terremoto, una disgrazia che ci costrinse a restare uniti in un momento drammatico per il paese. Ma politicamente parlando, imputo a Giovan Battista di essere stato troppo leggero, superficiale, e di aver dato eccessivo spazio al suo vicesindaco di allora (Peppe Silvitelli, ndr), lasciandogli margini che non avrebbe dovuto concedere. Quello è stato, a mio giudizio, il suo grande errore. Credo che, nel suo intimo, anche lui sappia bene di aver commesso quegli sbagli, anche se non potrà mai ammetterlo pubblicamente. Lo dico senza alcuna intenzione di offendere: ribadisco, è una persona intelligente. Ma probabilmente quella carica, quella responsabilità, non era adatta a lui».
Abbiamo fatto un salto fuori dal Comune, facciamone ora uno “al di là del mare”. Come vede Ignazio Barbieri le prossime elezioni regionali?
«È inutile nasconderlo: se il percorso avviato da De Luca e Ficoo proseguirà senza scossoni, credo che la partita elettorale sia praticamente già chiusa. Al momento, salvo clamorose sorprese, il centrodestra non sembra avere la forza per ribaltare gli equilibri. Un candidato come De Laurentiis avrebbe forse potuto rappresentare un argine a quel sistema, ma è un’ipotesi che resta solo sulla carta, perché non è della partita. Di conseguenza, la destra potrà al massimo recitare il ruolo della minoranza in Consiglio regionale, in attesa di tempi migliori. La vera curiosità riguarda, semmai, il “dopo”. Io non credo che con i Cinque Stelle si possa costruire una politica stabile, perché spesso non rispettano gli accordi. Allo stesso modo, dubito che il PD possa avere la forza di fare da padrone assoluto. Fatico a comprendere fino in fondo l’intesa che ha stretto De Luca: di fatto, ha posto il figlio alla guida della segreteria, ma è una segreteria che viene rinnovata ogni anno. Ciò significa che quell’accordo potrebbe svanire da un momento all’altro, lasciando tutti con un pugno di mosche. Da piccolo consigliere comunale, però, mi permetto di dire che a mio avviso De Luca avrebbe fatto meglio a lavorare per un vero terzo polo. Con il suo consenso e la sua esperienza avrebbe potuto portare in dote sei o sette consiglieri regionali, collocandosi al centro del dibattito politico e guadagnando un ruolo da protagonista nell’area centrista. Sarebbe stata una mossa di grande intelligenza politica, capace di aprire scenari evolutivi molto interessanti».











Questo signore si duole del movimento 5 stelle. Ha suo dire non rispettano i patti. Però non ha specificato quali patti non hanno rispettato. Io vedo ogni giorno sia esponenti della destra , sia di quelli di sinistra hanno guai con la giustizia.
Fino ad oggi mai nessun esponente dei 5 stelle hanno guai con la giustizia. Questi ultimi sono persone che vogliono il bene al benessere dei cittadini. Il loro è un servizio.
Gli altri mi sa che si servono dei cittadini.