CULTURA & SOCIETA'

Le pietanze di sant’anna nelle “acque magiche” del borgo antico. La festa a mare incanta già da oggi per il culto della chiesetta.

La pietanza simbolo della Festa a Mare agli Scogli di Sant’Anna, da sempre è la parmigiana di melenzane, affiancata da un altro piatto principe, il coniglio alla cacciatora a cui si aggiunge il melone rossofuoco ossia l’anguria e il fresco vinello delle terre locali. Un menu perfetto, senza sofisticherie, semplice e gustoso, atteso nella sua particolare realizzazione, un anno intero, per poi goderlo la sera della ricorrenza di Sant’Anna, con la famiglia o col gruppo di amici, in barca, nel placido specchio d’acqua aragonese, fra il Castello, la Torre di Michelangelo, la Chiesetta e gli scogli di Sant’Anna per festeggiare un giorno, sin dall’imbrunire fino a sera inoltrata che si ripete puntuale, ogni anno come un rito sacro a cui solo pochi non vi prendono parte.

Così è stato per il lontano passato, così sarà domani sera , nel pieno rispetto di una tradizione più viva che mai. A tanto come ci si arriva? Negli anni in cui la Festa prese avvio, l’unica motivazione che spingeva la gente del Borgo e delle colline soprastanti di Campagnano, San Domenico, Sant’Antuono, Piano Liguori e della Marina di Villa Bagni al Porto a parteciparvi, era quella di trascorrere in piena letizia una serata diversa dalle altre, cogliendo il pretesto della Festa organizzata con i soli falò e “lampetelle” sugli scogli in omaggio a Sant’Anna, la protettrice delle partorienti. Infatti alla Festa, la presenza delle donne superava sempre quella degli uomini che pure erano tanti. I quali erano destinati per lo più a governare i gozzi con cui si usciva in mare e a servire il succulento pranzo che le donne avevano preparato e sistemato accuratamente in capienti ceste adagiate sul fondo delle imbarcazioni protette dall’umidità serale e da improvvisi accidentali. Gli anni che passano, cambiano la storia e gli uomini, ma non riescono a trascinare nell’oblio le tradizioni per vederle morte e sepolte.

Come abbiamo detto sopra, esse resistono, vivono con tutto il vigore e la poesia con cui si accompagnano. Le pietanze di Sant’Anna per questo hanno fatto storia e si sono consolidate nella tradizione più vera e praticata. Quando la Festa, nel dopo guerra, riprese il suo percorso, diventando la Festa a Mare agli Scogli di Sant’Anna, l’Ente organizzatore, nelle innovazioni portate al programma, ripropose l’idea gastronomica, invitando gli ischitani a seguire le usanze delle loro madri e dei loro padri a partecipare alla festa come se si andasse ad una scampanata.

Fu cosi che già dagli anni cinquanta, collegando il tutto alla Festa che era rinata, si ridiede spessore e valore al classico “ruoto” di melenzane alla parmigiana, al trafficato tegame di terracotta con l’arrosolato coniglio alla cacciatore, alla cofana ricolma di meloni rossofuoco ed in fine alla tradizionale damigiana da cantina color verde campagna ripiena del tonificante vino di Piano Liguori e di Campagnano, tenuto al fresco con uno stratagemma che usavano i pescatori della Mandra e non solo, che consisteva nel tenere immersa in mare la damigiana di vino legata con una funicella allo scalmolo del gozzo nelle notti calde d’estate, per berlo fresco nell’ora in cui, durante la pesca si rifocillavano. La festa per gli ischitani e per quei turisti più fortunati perchè ospiti sulle proprie imbarcazioni, prendeva corpo anche attraverso questo tipo di goduria, manifestata apertamente al passaggio, in sfilata, delle barche allegoriche spettacolari e tuonanti nella loro rappresentazione, anche per effetto del fragore multicolore dei fuochi pirotecnici sparati a bordo.

Ora l’usanza di sparare a bordo iniziata dal mitico Nerone è stata abolita. L’edizione della Sant’Anna del 1955, come abbiamo ricordato nel servizio pubblicato l’altro ieri martedi, vide il trionfo della barca addobbata dell’artista Vincenzo Funiciello denominata “La Gloria di Sant’Anna”. Vincenzo Funiciello, Nerone, Canestrini, Andrea Di Massa, Mario e Luca Mazzella, Ciccio Boccanfuso, Puparuolo-Conte con il Largo dei Naviganti della Mandra, I Misteri di Procida, i costruttori di Serrara, Barano e Forio, Nerino Rotolo con lo scomparlo Luciano Bondavalli, Paolo Baiocco ed Giovanni D’Amico, sono stati i creatori di barche nella storia della Festa, che meglio e più degli atri riuscivano ad entusiasmare la folla assiepata sugli scogli, lungo il ponte aragonese e sul muraglione delle alghe, sui gozzi privati, in barche di nuova fattura e su motobarche pubbliche ancorate nella baia, ai margini del percorso dove sfilavano le barche allegoriche. La cena a mare di fronte allo scenario della festa, si arricchiva di contorni da racconti della nonna, quando si passava da una pietanza all’altra. La caccia al pezzo migliore, ossia quello di mezzo, del coniglio nel tegame di terracotta, vedeva sempre in primo piano il furbetto della comitiva o del gruppo di famiglia. Lo stesso capitava per la parmigiana di melenzane. C’era sempre chi si assicurava anzi tempo la porzione più grossa, per divorarla prima che gli atri se ne accorgessero.

Quando ciò avveniva, tutto finiva con qualche tovagliolo di carta lanciato all’indirizzo dell’autore del “misfatto” e pacche sulle spalle in segno di allegra assoluzione. Nel’edizione del 1956 Vincenzo Funiciello trionfò con la barca allegorica “L’Acquarium”.Nel 1961 Funiciello sbaragliò tutti col la barca “Il Trionfo di Galatea” su tema suggerito dallo scrittore del Borgo Giovan Giuseppe Cervera. L’artista apprese di aver vinto il primo premio da una barca ancorata sotto al Castello, dove insieme agli amici era intento a gustare la sua parmigiana di melenzane preparata nel pomeriggio da sua sorella Michelina. In quella barca sotto al Castello c’era anche il sottoscritto a gustare un coniglio alla cacciatora cucinato sin dal mattino dall’amico di gruppo e bravo cuoco Gegge Pirozzi. La famiglia Sorrentino che faceva capo a Nerone non era da meno. Fra madre, sorelle, figlie, figli, nipoti e amiche costituivano un gruppo da simpatico “rumore” in mezzo ad una festa che veniva vissuta a pieno dei propri più reconditi sentimenti. L’anno della barca “Vascello Ischia 1600” dell’edizione 1959, confermò la fama di cui con merito si fregiava. La Festa a Mare agli Scogli di sant’ Anna, da quando è nata, corre lungo questi binari. Chi c’è dentro e ne conosce il significato la vive a tutte le dimensioni. Magari, dice “l’anno prossimo mi tiro fuori”. Poi scopri che non era vero. I protagonisti veri rimangono sempre al loro posto, pensando già alla edizione dell’anno successivo.

Foto Giovan Giuseppe Lubrano

antoniolubrano1941@gmail.com

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