CRONACAPRIMO PIANO

«Le ruspe sono la storia dei poveri cristi»

Le parole di Gratteri, le colpe di tutti gli attori, il ruolo della politica, le scelte difensive sbagliate negli anni in cui il patteggiamento pareva la panacea di tutti i mali: sulle demolizioni tornate a colpire anche la nostra isola parla il vice coordinatore campano della Lega Severino Nappi

Severino Nappi, non si ferma la stagione delle demolizioni a Ischia, come nel resto della Campania, ma è chiaro che noi concentriamo il focus sulla nostra isola. Vorrei partire dalle dichiarazioni del procuratore Gratteri, sicuramente pronunciate in buona fede. Dice che negli abbattimenti si sta dando priorità alle case di proprietà di persone che hanno precedenti penali. Per la verità, però, a giudicare dagli ultimi abbattimenti sull’isola d’Ischia, sembra che anche su questo ci sia una sorta di cortocircuito. Vorrei partire proprio da qui.

Io credo che ci sia una premessa che forse il procuratore ha dimenticato. La Procura agisce sui provvedimenti che fanno parte delle cosiddette R.E.S.A., che rappresentano una quota piccolissima, spesso casuale, rispetto all’universo enorme dei procedimenti che prevedono un ordine di abbattimento. In sostanza, l’ambito nel quale si muove la Procura non è quello degli abusi edilizi in generale, ma unicamente di quelli che molti anni fa sono stati selezionati. Per quello che risulta a chi conosce questa materia, all’interno di quel bacino ci sono soprattutto poveri cristi, perché sono coloro che, per una ragione o per l’altra, hanno visto il proprio provvedimento passare in giudicato prima di altri. Magari il grande speculatore, o il criminale che lo faceva o lo fa di mestiere, dispone di strumenti, anche economici, di difesa giurisdizionale che gli hanno consentito di prolungare i procedimenti. Invece, nella maggior parte dei casi, lì troviamo persone che hanno semplicemente preso atto di una sentenza, spesso di primo grado, passata in giudicato e che successivamente hanno potuto attivare soltanto strumenti residuali di difesa, quando però la situazione si era ormai cristallizzata».

E invece cosa hanno fatto gli altri?

«Semplice. Chi è riuscito a impedire, a monte, il tempestivo formarsi di una pronuncia definitiva di abbattimento oggi è, paradossalmente, privilegiato. Quella selezione che si dice di voler fare, partendo dagli abusi più gravi, dalle vicende riconducibili alla criminalità organizzata e dalle grandi speculazioni edilizie, in realtà non è mai stata fatta. Sarebbe stato necessario un censimento generale dell’intero fenomeno. Di questo, però, io non vedo alcuna traccia. Ed è questo il problema più serio che dobbiamo sottolineare, e fate bene voi a evidenziarlo».

«Quella selezione che si dice di voler fare, partendo dagli abusi più gravi, in realtà non è mai stata fatta. Sarebbe stato necessario un censimento generale di cui però non vedo alcuna traccia. Ed è questo il problema più serio che dobbiamo sottolineare»

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Lei è avvocato e non c’è dubbio che, in tempi non sospetti, tornando addirittura agli anni Ottanta e Novanta, a molti cittadini veniva suggerito anche di patteggiare per ottenere il dissequestro dell’immobile, quasi ignorando quella sanzione accessoria rappresentata dalla demolizione. È giusto dire che oggi si paga anche quella strategia difensiva?

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«Assolutamente sì. È uno dei tanti cortocircuiti che caratterizzano questa terribile e triste vicenda. All’epoca, chi non poteva permettersi una difesa strutturata finiva per limitarsi a una difesa minimale, scegliendo il patteggiamento o comunque rinunciando ai successivi gradi di giudizio. Era una strategia che aveva anche una sua logica dal punto di vista amministrativo. Anche perché allora nessuno immaginava che si sarebbe arrivati, a distanza di tanti anni, all’esecuzione materiale degli abbattimenti. Così come le macchine amministrative territoriali dell’epoca, con la loro inefficienza, hanno consentito lo stratificarsi di pratiche di ogni tipo, spesso gestite male, presentate male, coordinate male e verificate peggio, contribuendo, con il susseguirsi delle normative, a incancrenire tante posizioni che avrebbero potuto essere sanate. Analogamente, anche dal punto di vista difensivo, quella che allora sembrava una buona strada per non aggravare ulteriormente la posizione di chi aveva minori possibilità economiche è finita, oggi, per trasformarsi nell’ennesima penalizzazione. Ma mi consenta una sottolineatura…»

Prego, dica pure.

«Secondo me la vicenda degli abbattimenti in Campania è la vicenda dei poveri cristi, che finiscono per diventare il bersaglio preferenziale, magari anche in buona fede, di questa stagione di demolizioni. Intanto i palazzoni, i grandi abusi e le vere speculazioni restano tutti lì, spesso perché ancora impantanati nei vari gradi di giudizio o nell’inerzia delle amministrazioni locali. Bisognerebbe chiamare in correità tutti coloro che, a partire dagli anni Ottanta, hanno avuto funzioni pubbliche: magistratura, amministrazioni locali e territoriali, soprintendenze e tutti gli altri soggetti che hanno consentito il consolidarsi di un fenomeno enorme, semplicemente voltandosi dall’altra parte. Oggi il conto viene presentato non a tutti, ma soltanto a qualcuno. E quel qualcuno è quasi sempre il più debole, il più povero e, paradossalmente, il più incolpevole».

«Secondo me la vicenda degli abbattimenti in Campania è la vicenda dei poveri cristi. Bisognerebbe chiamare in correità tutti coloro che, a partire dagli anni Ottanta, hanno avuto funzioni pubbliche: invece oggi il conto viene presentato non a tutti, ma soltanto ai più deboli»

Questa domanda gliela devo fare anche alla luce di quello che è stato promesso per anni dall’attuale Governo, che almeno sul piano politico e ideale ha sempre sostenuto una posizione diversa rispetto al centrosinistra, e anche rispetto a quanto era stato annunciato nell’ultima campagna elettorale per le Regionali. Non credo di essere malizioso se dico che la politica, complessivamente, si è colpevolmente voltata dall’altra parte.

«Guardi, io posso parlare per me e per la Lega. Non esiste alcun partito che abbia condotto, con maggiore forza, una battaglia su questo tema. E parlo anche di me stesso. Le aule parlamentari sono lastricate di proposte e provvedimenti presentati dai parlamentari della Lega, finalizzati all’adozione di soluzioni normative. Tutti, però, si sono impantanati in un meccanismo di distinguo, di rinvii, di palleggiamenti e di mancata collaborazione, sia da parte della maggioranza sia dell’opposizione. Purtroppo, in politica contano anche i numeri. Noi non abbiamo mai avuto una maggioranza che sostenesse questa battaglia insieme a noi. Ed è un paradosso che voglio ricordare ancora una volta. Il partito accusato di essere il partito del Nord è stato, nei fatti, l’unico che abbia avanzato con continuità, per anni, proposte concrete. Parlo di me stesso, ma anche dei parlamentari della Lega del Nord, del Centro e del Sud. Proposte formali, con nome e cognome. Se quelle proposte non sono ancora diventate legge, la responsabilità è di altri. Non si tratta di sottrarsi alle responsabilità, ma di chiarire come sono andate le cose. Mi permetto di ricordare anche che perfino due disegni di legge regionali, che avrebbero dovuto, l’uno, riaprire il confronto con il Governo nazionale e, l’altro, intervenire sui termini del condono, sono stati bocciati dalla maggioranza. Il problema drammatico è che, su questa vicenda, si è fatta speculazione politica, perfino nella consapevolezza che portare a termine una battaglia di giustizia avrebbe significato riconoscere il merito dell’impegno di qualcuno. Forse, nella paura che questo potesse tradursi in consenso elettorale, si è preferito il cinismo politico agli interessi di tante persone in buona fede, oneste, spesso prive di mezzi economici e, molto spesso, senza un’altra casa».

«La morale e la coscienza sono le leve che dovranno chiudere questa vicenda. La mia esperienza di vita mi insegna che questa storia non potrà che concludersi con un provvedimento normativo. Quando maturerà una maggiore consapevolezza dell’irrazionalità del fenomeno, si arriverà inevitabilmente a quel risultato
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C’è qualcosa che la induce a essere ottimista? Perché qui davvero, almeno dalle nostre parti, in una soluzione a breve o medio termine pare non crederci più nessuno.

«La morale e la coscienza sono le leve che dovranno chiudere questa vicenda. La mia esperienza di vita mi insegna che questa storia non potrà che concludersi con un provvedimento normativo. Quando maturerà una maggiore consapevolezza dell’irrazionalità di un fenomeno che oggi viene affrontato a spizzichi e bocconi, in maniera del tutto priva di logica e di visione complessiva, si arriverà inevitabilmente a quel risultato. A quel punto non dovremo fare altro che tirare fuori dal cassetto le decine di proposte di legge che abbiamo elaborato, presentato, avanzato e sottoposto a tutti, lasciando scegliere quella ritenuta più idonea. Hanno tutte un unico obiettivo sostanziale: restituire serenità a centinaia di migliaia di persone. Perché, lo ripeto ancora una volta, è impossibile pensare di procedere agli abbattimenti di tutte le case abusive presenti nel Paese. È impossibile gestire il materiale di risulta che ne deriverebbe, così come è impossibile garantire una casa a tutti coloro che ne rimarrebbero privi. Già questo semplice dato dovrebbe imporre razionalità, intelligenza, consapevolezza e, soprattutto, il coraggio di non voltarsi dall’altra parte nascondendosi dietro codici e cavilli».

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