Le ruspe travolgono casa De Simone
Iniziata nei giorni scorsi l’autodemolizione dell’abitazione della professoressa dove viveva anche un ultra novantenne. L’abbattimento era stato sospeso lo scorso ottobre, poi il triste epilogo con il ricorso respinto dalla Corte di Cassazione

Per lei si mobilitarono oltre mille persone. Che scesero in piazza ed attraversarono il corso di Lacco Ameno ad agosto, in piena estate, un momento in cui comprensibilmente sull’isola è davvero difficile che si pensi ad altro che non al lavoro. Un esercito di uomini e donne – con diversi rappresentanti del mondo associazionistico provenienti anche dalla terraferma – che si battevano per difendere l’abitazione della professoressa Carmen De Simone, oggetto di R.E.S.A. e destinata alla demolizione nonostante una sanatoria rilasciata dal Comune del Fungo. Dopo una lunga battaglia giudiziaria, culminata con il rigetto dell’ultimo ricorso in Cassazione, è arrivato il momento più triste, quello in cui sono dovute entrare in azione le ruspe abbattendo l’unica abitazione di un nucleo familiare (di cui fa parte anche un ultra novantenne in condizioni di salute tutt’altro che ottimali) che adesso si troverà costretto a cercarsi un altro testo sulla testa e verosimilmente anche con le speculazioni che in termini di fitti di immobili dalle nostre parti non mancano mai. Nello scorso fine settimana Carmen De Simone ed i suoi hanno iniziato l’autodemolizione per risparmiare almeno i costi che sarebbero derivati dall’intervento di una ditta specializzata. Ieri, secondo quanto si apprende, in ogni caso si sono recati sul posto sia i tecnici incaricati dalla Procura della Repubblica che le forze dell’ordine, visto che le operazioni avrebbero dovuto avere inizio proprio martedì 16 giugno. La speranza che si potesse evitare il peggio almeno temporaneamente era arrivata a ottobre dello scorso anno, quando l’abbattimento era stato sospeso dal giudice monocratico della sezione distaccata di tribunale di Ischia, prima del responso della Suprema Corte.


Sulla vicenda è intervenuto anche Giacomo Pascale, consigliere di minoranza di Lacco Ameno, che ha voluto esprimere parole di solidarietà nei confronti della De Simone, che tra l’altro alle ultime e recenti elezioni amministrative era stata anche candidata al consiglio comunale nella lista ‘Il Faro’: “Come è possibile assistere al fatto che i sacrifici di una vita di lavoro diventino, all’improvviso, un cumulo di macerie? Come è possibile vedere demolita la propria unica casa, nonostante il Comune l’abbia sanata? Come si può immaginare di ripartire da zero quando si è lavorato una vita intera per costruire quella casa? Una casa che, soprattutto su un’isola, non rappresenta soltanto un bene materiale, ma è famiglia, affetti, ricordi, identità e dignità. Non è qualcosa che si possa semplicemente sostituire o ricostruire altrove. Come è possibile vivere in un Paese che non riesce ad approvare un blocca ruspe immediato per poi legiferare in modo adeguato su una tragedia di questa portata? Come si può parlare di ripristino della legalità demolendo le abitazioni di persone comuni, mentre troppo spesso restano intoccati ecomostri, lottizzazioni abusive, alberghi costruiti senza rispetto delle regole e interventi che continuano a devastare coste e colline? Perché si procede contro i più deboli e non contro chi dispone di mezzi e potere? Perché non si comprende che oggi, davanti alla crescente rabbia e alla disperazione di tante famiglie, servirebbe innanzitutto una risposta politica seria e concreta?”. Una lunga serie di interrogativi sui quali poi l’esponente politico aggiunge e conclude in maniera amara: “In Campania occorre una legge capace di coniugare il ripristino della legalità con la tutela dell’ambiente, senza dimenticare l’aspetto umano. Una legge che sia percepita come giusta dai cittadini e che ponga fine a questa sorta di roulette russa, nella quale a pagare sono quasi sempre le persone più fragili. Mi piacerebbe vivere in un Paese dove, ogni tanto, a pagare siano davvero i responsabili degli illeciti e non la povera gente. Un Paese in cui lo Stato non sia debole con i forti e forte con i deboli. Questa foto è l’emblema di ciò che resta dopo una vita di sacrifici: le macerie della casa di una famiglia di onesti lavoratori. A Voi Carmen va la nostra solidarietà e il nostro abbraccio. Che Paese è questo? Che Paese siamo diventati? Ma soprattutto: che Paese vogliamo lasciare alle future generazioni?”.




