CRONACAPRIMO PIANO

Le sciagure di Casamicciola, 113 anni tra incuria e allarmi inascoltati

La cittadina termale e i suoi disastri idrogeologici (e non solo) a confronto. Ne viene fuori un quadro disarmante e un inquietante interrogativo: e ora, che fare?Gli allarmi e gli ammonimenti profetici rimasti in ascoltati del Professore Franco Ortolani morto nel 2019 prima di potere affermare la sua verità su un territorio martoriata della cui fragilità tutti sanno, ma sulla quale nessuno è mai intervenuto. E così…

In un articolato studio che mette a confronto i disastri idrogeologici dei Casamicciola Terme la verità, purtroppo, rimasta inascoltata, dello scenziato Franco Ortolani, che ammoniva sulla necessità di prevedere opportuni piani e di intervenire sulla tutela del territorio. Sugli alvei, sulla rete idrica del Monte Epomeo. 20 pagine distime e di studi, rilievi e rappresentazioni cartografiche che fanno accapponare la pelle. Il disastro del 26 novembre 2022 si poteva evitare. Catastrofi ed eventi che si ripetono uguali e con le stesse dinamiche da secoli. Casamicciola 1910-2009 e 2022 analogie di una tragedia che si ripropone sempre uguale da decenni.Decenni, divenuti secoli nel corso dei quali tutti sapevano, ma nessuno faceva nulla per sanare le fragilità di un paese che ha bisogno di serietà istituzionale ed interventi. Ora è giunto il momento di agire: fate presto!

Disastro evitabile

Il disastro idrogeologico che il 10 novembre 2009 ha interessato la parte dell’abitato di Casamicciola Terme compresa tra Piazza Bagni e il Porto provocando vittime, il danneggiamento di decine di autoveicoli e danni vari agli immobili e alle coltivazioni è stato preceduto da un evento molto più grave il 24 ottobre 1910 e succeduto da quello tremendo del 26 novembre 2022. Se non uguali in tutto, per tutto sono analoghi. Persino nella conta delle decine di vittime che il paese registra a distanza di secoli. Ortolani analizza i principali effetti degli eventi franosi verificatisi ed percorso delle colate rapide di fango prima negli alvei e poi lungo le strade urbane fino al mare. Sempre uguale, sempre sulle stesse strade. Quel che emerge aumenta la rabbia e la disperazione per quanto non fatto per evitarlo. Nel lavoro dellostudioso che tra l’altro si è battuto per la individuazione delle aree a rischio idrogeologico, elaborata nel 1985, per la redazione del Piano Comunale di Protezione Civile, evidenzia comele aree devastate dalle colate di fango dal monte passando per Piazza Bagni e il Porto erano state individuate e segnalate così come l’area interessata dalla colata di fango in località Mortito da sempre.

Carta straccia il Piano Stralcio per l’Assetto Idrogeologico dell’Autorità di Bacino

Franco Ortolani punta l’indice contro l’errata individuazione delle aree a rischio frana nel Piano Stralcio per l’Assetto Idrogeologico dell’Autorità di Bacino Nord Occidentale della Campania che, in molte, aree devastate non classificata a rischio frana e rischio idraulico.Le aree devastate sono sempre le medesime, compresa anche la parte di Casamicciola confinante con Lacco Ameno. Non solo nel 1910 o nel 2009 fino al 2022. Un altro grave evento si verificò nel 1921; altri disastri si sono succeduti fino ad oggi.

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I rilievi eseguiti, da sempre, hanno evidenziato che i danni principali sono stati causati da due colate rapide di fango innescatesi nella parte alta dei bacini della Cava Sinigallia e Cava Fasaniello che si sono “incanalate nelle depressioni vallive percorrendole velocemente fino a invadere le strade nelle quali si immettono gli alvei (. Altri danni seri sono stati provocati da una colata di fango innescatasi ed evolutasi in un versante di località Mortito . Dopo il transito delle colate di fango incanalate, i versanti ripidi dei valloni (chiamati Cave) sono stati interessati da varie decine di colate di fango che hanno determinato l’accumulo negli alvei di varie migliaia di metri cubi di detriti fangosi e vegetazione. Le colate di fango si sono riversate nella Piazza Bagni, che ha assunto la funzione di vasca di accumulo di parte dei detriti, e poi si sono incanalate lungo la strada che conduce al porto percorrendola velocemente e trascinando auto, detriti vari e alberi fino in mare dove ha originato una conoide”.

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Eppure benché lo sapessero tutti, come si legge nelle carte del professore napoletano, compresi i nostri decisori istituzionali, la stessa sciagura si è ripetuta lo scorso 26 novembre portando ancora morte e distruzione.

113 anni di disinteresse, tra interventi mancati ed infrastrutture inadeguate

Da centotredici anni era noto il rischio idrogeologico delle aree interessate dalle colate di fango. La certezza che eventi simili si possono verificare anche nel prossimo futuro oggi deve emergere in tutta la sua drammaticità“poiché vi è una insostenibile disfunzione strutturale– rileva Ortolani- consistente nell’immissione degli alvei (cave) che si originano lungo il versante settentrionale del Monte Epomeo direttamente nelle strade urbane. L’imbocco della fognatura realizzata all’inizio delle strade è assolutamente inadeguato a smaltire i flussi fangosi inglobanti massi di roccia e alberi d’alto fusto; tale problema non è agevolmente risolvibile in tempi brevi e senza consistenti investimenti finanziari”.

Nel 1985 Ortolani ha coordinato le indagini che hanno consentito di individuare, sulla scorta anche degli effetti ambientali degli eventi catastrofici del passato, le aree a rischio idrogeologico per la redazione del Piano Comunale di Protezione Civile .

Aree distrutte che il Piano stralcio esclude a rischio idraulico e frana

Nonostante queste premesse di conoscenza delle problematiche idrogeologiche, il Piano Stralcio per l’Assetto Idrogeologico dell’Autorità di Bacino Nord Occidentale della Campania pubblicato nel 2002 e vigente, non considera a rischio frana né a rischio idraulico della zona devastata da vari eventi .Eppure la colata di fango dall’Epomeo si è incanalata nella Cava Sinigallia, nel Fasaniello.La parte alta di Piazza Bagni è stata invasa da un veloce flusso fangoso contenente molti massi lapidei e tronchi d’albero. Sequenze di morte e distruzione che si ripetono, con le stesse dinamiche dalla notte dei tempi.

La rete idrica e quelle fognarie inadeguate

La colata rapida di fango e detriti dall’Epomeo invade sempre gli stessi canali, si immette negli stessi alvei, o straripa distruggendo gli abitati a seguito di opere antropiche e capestro. Il Celario, il tubo sulla testa della cava Fontana e del Gradone sono l’emblema la prova e probabilmente la causa principale di una catastrofe che ha fatto 12 vittime. Gli imbocchi della fognatura nella quale dovrebbero immettersi gli alvei, dopo i dissesti verificatisi con l’evento del 10 novembre 2009 e poi con il terremoto del 2017,hanno accentuato la grave instabilità dello spartiacque.

Fognature (FCF) che scorrono al di sotto delle strade urbane che si intersecano tra di loro. Un groviglio di Alvei, fogne, canali sotterranei. Una assurda immissione.

Tale “storica” inadeguata sistemazione ha determinato le premesse strutturali per le invasioni, più o meno catastrofiche, delle strade urbane e di Piazza Bagni da parte di colate rapide di fango e detriti. E’ evidente che tale inconcepibile (alla luce dei ripetuti disastri idrogeologici) assetto non è facilmente risolvibile senza l’attuazione di interventi costosi” spiega Ortolani nella sua relazione già più di 10 anni fa. L’evidenza dell’inadeguatezza dell’imbocco della fognatura“sta nel completo intasamentoda tronchi d’albero e massi lapidei appena il fronte della colata vi è passato sopra”.

Le tracce del transito del flusso fangoso sono inequivocabili. I dissesti verificatisi nella conformazione orografica delle Cave che hanno assottigliato il diaframma sono le medesime e sono l’effetto del transito della colata rapida innescatasi sul versante settentrionale del Monte Epomeo.

La relazione sugli eventi che sa di profezia

Come spiegava nei suoi studi il Senatore e studioso Ortolani in una relazione sugli e toni che ha il sapore di una profezia:“Il versante settentrionale del Monte Epomeo non è stato interessato da erosione del suolo provocata da deflusso superficiale.L’acqua si è infiltrata nel suolo determinando imbibizione e saturazione idrica. Nella parte alta di due soli bacini (il Fasaniello e il Sinigallia) si sono innescati dissesti che hanno coinvolto il suolo e la parte alterata del substrato dando origine a due colate di fango principali che si sono incanalate nei valloni che solcano il ripido versante settentrionale.I rapidi flussi fangosi si sono progressivamente accresciuti inglobando i sedimenti sciolti, la vegetazione e i massi lapidei presenti negli alvei dei valloni fino ad immettersi nelle due citate cave con portate e velocità considerevoli.Nel veloce percorso negli alvei delle due cave hanno inglobato detriti di varia natura compresi rifiuti e terreni di riporto scaricati abusivamente. La velocità (alcune decine di m/sec e la portata dei flussi) consente di affermare che il loro rapido percorso non sia stato interrotto da eventuali ostacoli incontrati in alveo (cumuli di materiali vari) ma che questi possano essere stati inglobati accrescendo il volume delle colate prima di immettersi nelle strade urbane.Una circostanza fortunata. La maggior parte delle colate di fango originatesi lungo i ripidi versanti delle cave si è verificata dopo il transito dei flussi fangosi. In tal modo è stato evitato l’ulteriore accrescimento.I detriti delle colate giacciono negli alvei delle cave.Le frane che ripetutamente interessano i versanti delle cave non evolvono in colate rapide che possano incanalarsi negli alvei fino a raggiungere le strade urbane; i detriti si accumulano, generalmente, nella parte bassa dei versanti e negli alvei scorrendo perpendicolarmente al senso di scorrimento delle cave.Le colate acquisiscono volumi e velocità consistenti inglobando anche grossi massi lapidei e quando si incanalano nelle cave possono avere la “potenza” di percorrerle velocemente trasportando tutto fino nelle strade urbane sottostanti”.

Si ripeterà ancora se…

I ripetuti disastri idrogeologici testimoniati nelle medesime aree indicano che, probabilmente, l’evento del novembre scorso non sarà l’ultimo a meno che i rappresentanti delle istituzioni non assumano precisi impegni amministrativi e finanziari per l’adeguata risoluzione delle assurde immissioni degli alvei nelle strade urbane.

Senza interventi strutturali Casamicciola sarà ancora sepolta dal fango

In base ai dati disponibili si può fare riferimento all’evento idrogeologico massimo attendibile nella parte di Casamicciola devastata dalle colate del 26 novembre 2022. L’evento del 24 ottobre 1910 fino a due mesi fa era ancora ritenuto molto più potente degli eventi successivi compreso quello del 10 novembre 2009.Un simile evento massimo si può ancora verificare dal momento che nessun intervento strutturale è stato eseguito o sarà eseguito per mettere in sicurezza l’abitato dall’invasione di colate di fango e detriti. Le sistemazioni idrauliche (briglie, essenzialmente, realizzate non rappresentano alcuna difesa per le colate rapide di fango e detriti, come dimostrato l’evento del novembre scorso. E’ evidente che l’eventuale costruzione di altri interventi simili non rappresenterà una messa in sicurezza dell’abitato.Oltre 10 anni fa il sentore amico di Ischia aveva delimitato l’area di Piazza Bagni a rischio invasione di fango a seguito de eventuali futuri eventi di potenza simile,delimitando l’area che è caratterizzata da rischio idrogeologico elevato dallo sbocco delle Cave Fasaniello e Sinigallia fino a valle della Piazza Bagni dove si ha anche la confluenza di Cava Puzzillo .

E ora?

La ricerca evidenzia che le colate di fango si sono innescate ed evolute nella parte alta del versante settentrionale dell’ Epomeo e che si sono obbligatoriamente incanalate negli alvei per invadere rovinosamente le strade urbane.Nelle numerose colate di fango che si sono verificate lungo i ripidi versanti delle cave, i detriti si sono accumulati alla base dei versanti prevalentemente dopo il transito dei flussi fangosi provenienti dal Monte.Anche la colata di fango di località Mortito ha mobilizzato diversi metri cubi di detriti fangosi e si è incanalata nelle strade lungo la direzione di scorrimento.Con le stesse dinamiche del passato.Il rischio connesso ad eventuali eventi simili è distribuito in molte parti del territorio.

Progetti validi e finanziamenti

Per quanto riguarda il rischio idrogeologico connesso Franco Ortolani sottolineava già anni fa“che il problema persiste e non sarà facilmente risolvibile, specialmente se non si attiveranno buoni e validi progetti e significativi interventifinanziari.Bisogna attivare immediatamente misure per difendere i cittadini sulla base di un monitoraggio idrologico distribuito e un adeguato piano di protezione civile”.

Correggete il PAI e. Regolamentare l’attività antropica anche agricola

L’Autorità di Bacino deve correggere il PAI. Come spiegava già Ortolani : ”Per quanto riguarda la messa in sicurezza dell’abitato nel quale si immettono gli alvei (problema che va esteso a tutto il territorio che circonda il Monte Epomeo) dovrebbe essere presa in considerazione la disconnessione idrogeologica tra base dei versanti dell’ Epomeo e inizio dei valloni nonché la realizzazione di idonei interventi lungo gli alvei tesi a trattenere i corpi contundenti (massi e tronchi d’albero) e parte dei flussi fangosi.Gli altopiani compresi tra i valloni che si immettono nell’abitato sono coltivati e possono essere interessati da dissesti che incrementerebbero sensibilmente il deflusso superficiale negli alvei; è necessario mettere a punto un “regolamento per le attività agricole” per renderle compatibili con il rischio idrogeologico.Lungo la cava Puzzillo vi è un intervento necessario ed urgente da eseguire costituito dalla messa in sicurezza idrogeologica ed ambientale della vecchia discarica la cui base è interessata da dissesti e da dispersione di materiale inquinante in alveo”.

Ortolani è Morto, sono morte ancora decine di persone nonostante i suo allarmi e Casamicciola continua a restare indifesa. L’auspicio che queste problematiche evidenziate siano oggetto non solo di ulteriori ricerche, ma anche di piani, progetti ed indicazioni istituzionali che possano contribuire ad incrementare efficacemente la sicurezza ambientale.

BOX

Franco OrtolaniOrdinario di GeologiaDirettore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio Università di Napoli Federico II senatore della repubblica lasciava il suo testamento il 29 novembre 2009.

Amico ed innamorato di Ischia aveva studiato molti dei fenomeni naturali che la riguardavano. Dal rischio idrogeologico, al terremoto fino alle maree.Morto ironia della sorte nel novembre del 2019,Ortolani è stato uno dei teste chiave nel processo sulla disastrosa alluvione del 2009 a Casamicciola Terme e relatore di parte nella costruzione della centrale geotermica di Serrara Fontana. Era stato eletto senatore nel 2018.

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Bartolomeo Garofalo

Franco Ortolani non era napoletano bensì di Molinella (BO). Le conclusioni dei suoi studi erano riassumibili in un concetto semplicissimo: quella zona non può essere abitata. Lo sapevano tutti ma se ne sono fregati perché tanto cosa vuoi che succeda. Si cerca il capro espiatorio per non ammettere le proprie responsabilità.

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