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CRONACA

Le scuole isolane bocciano le mascherine di Stato

Scomode, brutte, antiestetiche e poco performanti. E in alcuni casi, anche maleodoranti: ecco perché i presidi di casa nostra continuano a distribuirle ma praticamente nessuno le usa

Sono scomode, brutte, antiestetiche, poco performanti e, in alcuni casi, puzzano pure. Si tratta delle Mascherine di Stato, ovvero di quei dispositivi inviati pressoché settimanalmente a tutte le scuole e che sono davvero poco gradite dagli alunni. «I ragazzi non le vogliono», ci conferma la dirigente scolastica del Liceo Ischia Assunta Barbieri. «Noi come scuola – continua – le distribuiamo ma i ragazzi non le vogliono». Ma rispetto allo scorso anno scolastico qualcosa è migliorato. «Per lungo tempo ci sono arrivati, e quindi sono stati distribuiti dei dispositivi scomodi, per nulla performanti, con elastici che si rompono facilmente. I ragazzi non le hanno più volute. Noi le distribuivamo ma restavano sui tavoli. Ma quest’anno qualcosa è migliorato.

Adesso ci stanno arrivando delle mascherine un po’ più simili a quelle chirurgiche anche se c’è sempre quella molla fastidiosa». In pratica sono state distribuite presso le scuole prima quelle mascherine definite dagli studenti “pannolini” o “mutanda”: un appalto di undici milioni di dispositivi firmato dal commissario per l’emergenza straordinaria Domenico Arcuri. Arrivato il generale Francesco Figliuolo a marzo dello scorso anno, nulla è cambiato. Il contratto in essere non si è potuto stracciare. Risultato? Nelle scuole di tutt’Italia sono continuate ad arrivare quelle mascherine che sono rimaste negli atrii, nei corridoi, negli scantinati. «Le hanno un po’ migliorate – continua la preside Barbieri – ma i ragazzi continuano a non volerle». In tutte le scuole del Paese continua la distribuzione. «Come pubblico ufficiale – sottolinea la preside del Liceo Ischia – continuo a distribuirle ma i ragazzi non le vogliono e li capisco. Ed ogni volta ribadisco che questi dispositivi sono fondamentali per la salute di tutti noi e che comunque non devono essere sprecati».  «È vero che non sono belle né performanti, ma comunque chiedo ai ragazzi di prenderle e non farmele trovare nei cestini. Un anno fa tutti eravamo alla disperata ricerca di mascherine che non c’erano ed ora, non possiamo sprecarle». E chiosa la preside Barbieri: «Mi chiedo, però, perché non ci vengano inviate le mascherine chirurgiche tradizionali. In questo modo eviteremmo sprechi e polemiche inutili». Diversa invece, è la situazione alle scuole dell’infanzia. «Le mascherine continuano ad arrivare ed ogni volta che ci vengono consegnate diamo ad ogni bambino una ‘fornitura’», spiega Patrizia Rossetti dirigente scolastica del Circolo didattico Ischia 2. «Dobbiamo anche registrare – continua – che non tutti i bambini indossano queste mascherine. Molti vengono a scuola con mascherine diverse per svariati motivi. C’è anche chi ci ha segnalato, in passato, che queste mascherine avevano un cattivo odore e chi ci ha fatto notare quanto siano scomode per il fatto che hanno una molla che dietro la nuca». «Ad onor del vero – chiosa la dirigente della scuola ischitana – i modelli delle mascherine spesso sono cambiati e non sempre ci sono capitate questo tipo di dispositivi».

Dallo scorso anno, cioè da quando è cominciata la distribuzione delle mascherine nelle scuole, è stata fatta anche un’operazione di trasparenza e rendere pubblici i numeri della distribuzione attraverso una piattaforma online. Sul sito della Presidenza del Consiglio, del ministero dell’Istruzione e della Salute, infatti, è possibile sapere – scuola per scuola – la fornitura di materiale che è stata fatta dal 16 settembre 2020 al 6 aprile 2021.

Le mascherine nelle scuole isolane

Sono oltre 793mila le mascherine consegnate dal Ministero dell’Istruzione alle scuole isolane fino allo scorso aprile. A Barano sono arrivate poco più di 145mila mascherine, a Casamicciola poco meno di 176mila; a Forio oltre 260mila. A Ischia, il Comune più grande con più scuole, ha ottenuto più di 274mila mascherine ed a Lacco Ameno sono poco più di 67mila dispositivi di protezione individuale per inseganti, alunni e per i collaboratori scolastici ed amministrativi.

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