Le “Sliding Doors” di Enzo Ferrandino
Il sindaco d’Ischia traccia il bilancio di un anno di lavoro della sua amministrazione e poi si sofferma sul futuro: dalle possibili aspirazioni politiche extra isolane al termine del secondo mandato, passando per un bilancio delle elezioni regionali, il problema traffico, il sub ambito rifiuti, il “tifo” per la conferma di Legnini ma anche turismo natalizio e crisi del commercio. E poi…

Arriva il Natale e arriva anche la coda dell’anno solare. Dal punto di vista amministrativo, qual è il bilancio, Enzo Ferrandino? Qual è il “più” e qual è il “meno”, nel senso: che cosa è stato fatto e che cosa avrebbe voluto fare e che purtroppo è stato inevitabilmente rinviato al prossimo anno?
«Ci sono diverse attività in corso. Si sta lavorando alacremente per completare i lavori nell’ambito di quelle che sono le nostre strutture sportive, e mi riferisco quindi allo stadio Mazzella così come al campo sportivo Rispoli. Sono iniziati finalmente i lavori alla piscina comunale. Ci sono opere importanti per la realizzazione dello snodo di via Fondobosso, che tenderà a creare dei presupposti affinché si possano calmierare i flussi veicolari sul nostro territorio. Così come, proprio in coda d’anno, sia in Giunta che in Consiglio Comunale, abbiamo approvato il progetto esecutivo del primo lotto per i lavori che consentiranno la riduzione del traffico veicolare, o meglio del collo di bottiglia che si viene a generare nella zona dei pilastri. Sono tutti interventi che stanno andando avanti nel corso dell’anno solare e che avranno come riferimento temporale per il loro completamento il 2026. È stato un anno di grande lavoro portato avanti da parte degli uffici e da parte di tutti gli amici dell’amministrazione, che ci sta dando le nostre soddisfazioni».
Ad Ischia, così come un po’ in tutta l’isola, visto che parlavi di traffico, si stanno realizzando diversi parcheggi. C’è però chi sostiene che forse sarebbe arrivata l’ora di pensare a come ridurre le auto piuttosto che creare nuovi spazi. Spesso le due correnti di pensiero confliggono: posso chiederti dove si colloca il pensiero di Enzo Ferrandino?
«Il mio pensiero è che gli ischitani dovrebbero avere un rapporto con il veicolo a motore più consapevole e maggiormente responsabile, nel senso che bisognerebbe utilizzarlo quando oggettivamente serve per coprire distanze congrue rispetto all’utilizzo. Ogni volta che si prende l’automobile, bisognerebbe comprendere quali sono le conseguenze di un atto di routine quotidiano. L’ischitano purtroppo, e tutti quanti noi che siamo isolani lo sappiamo bene, ci ha insegnato che il rapporto con l’automobile non è consapevole né responsabile. Troppo spesso ci troviamo imbottigliati nel traffico per percorrere distanze che risultano essere minime, che normalmente in città percorriamo a piedi o utilizzando il mezzo pubblico. Nel momento in cui ci trasferiamo al Molo Beverello e diventiamo per mezza mattinata cittadini frequentatori del vicino capoluogo di regione, cambiamo l’approccio e di conseguenza le nostre consapevolezze in termini di percorrenza delle distanze. C’è una certa irresponsabilità dell’ischitano medio, che con il veicolo vorrebbe compiere qualunque cosa e parcheggiarlo ovunque, secondo quelle che sono i propri “desiderata”, senza avere un minimo di rispetto di quelli che sono i presupposti del vivere civile all’interno di una comunità. E quindi…».
Quindi?
«Tutto questo ci porta ad avere il caos che molto spesso abbiamo lungo le nostre strade.Quindi creare i presupposti per un uso razionale del veicolo, realizzando delle infrastrutture, dei potenziamenti o comunque dei sistemi di equilibrio del mezzo pubblico, che deve diventare maggiormente confacente a quelle che sono le esigenze quotidiane della nostra comunità: questo può essere il viatico che, in qualche maniera, ci consente di migliorare il quadro di riferimento».
Sull’isola sono tante le opere di messa in sicurezza; alcune di queste si stanno realizzando anche grazie al supporto della struttura commissariale. A tal riguardo, c’è come al solito, ogni volta che si arriva alla fine dell’anno solare, il problema legato alla scadenza del mandato del commissario Legnini.Qual è l’auspicio di Enzo Ferrandino?
«Giovanni Legnini, per la comunità isolana, in particolare per i comuni che sono stati oggetto della sventura in maniera diretta, quindi Casamicciola, Lacco Ameno e Forio, sia per il sisma che per la frana, ma anche per tutta la comunità isolana, sicuramente si è dimostrato un valido e formidabile punto di riferimento. Ha saputo coniugare attenzione rispetto alle esigenze delle comunità con problematiche molto serie come quella della messa in sicurezza dei nostri territori, dimostrando sia una grande competenza tecnica, ma anche una grande sensibilità politica che va oltre e al di sopra di quelli che sono gli schemi di parte e di controparte. Ha saputo svolgere la funzione rimanendo neutro sotto tutti i punti di vista. Secondo me, Giovanni Legnini è una di quelle personalità del nostro Stato che oggettivamente dimostra come, quando lo Stato vuole fare qualcosa di concreto e di valido, abbia anche gli uomini per poterlo fare».
E in sintesi vuol dire che Enzo Ferrandino auspica che lui rimanga?
«Sicuramente. Se dovesse rimanere, stappiamo una bottiglia di spumante, perché veramente è stata una bella personalità che abbiamo avuto a nostra disposizione».
Le elezioni regionali da poco concluse si sono dimostrate, numeri alla mano, lo stato di salute dell’attuale amministrazione.
«Sì, i numeri ci hanno dato conferma di un trend positivo nell’ambito di quelle che erano le candidature che abbiamo sostenuto. Lucia Fortini ha avuto un buon risultato sul nostro territorio, andando a confermare una presenza che già l’aveva vista protagonista cinque anni fa. Ci sono stati ottimi risultati in termini di risposte sulle problematiche che sono state seguite nell’ambito delle deleghe che le erano state affidate nella gestione assessoriale dello scorso mandato. Come dicevi tu, le tinte di questo momento di competizione elettorale sono tinte rosee e positive e quindi andiamo avanti con rinnovato slancio e impegno».
E unità di intenti soprattutto, perché subito dopo le elezioni regionali il Presidente del Consiglio, Gianluca Trani, in un comunicato stampa, facendo riferimento al risultato di Manfredi e Fortini, parlò di risultato ottimo per l’amministrazione, segno di una ritrovata unità di intenti.
«Devo dire la verità, con Gianluca non c’è mai stata contrapposizione. Ormai dal 2021, insieme con gli altri amici dell’amministrazione, stiamo portando avanti un percorso che è sicuramente un percorso che sta dando buoni frutti e buone soddisfazioni. Dal punto di vista amministrativo le cose si stanno portando a compimento, c’è una tranquillità politica che non è mai scontata nell’ambito di quelli che sono i panorami delle vite degli enti locali, e questo clima positivo e costruttivo ci sta consentendo di affrontare momenti anche complicati e complessi per i temi che si stanno affrontando. Sono certo che, grazie a questi presupposti, riusciremo a raggiungere buoni risultati ai fini del percorso amministrativo».
Il primo gennaio entreremo nel 2026, il che significa che mancherà un anno alle elezioni amministrative. Posso chiederti quale scenario si potrebbe configurare e se Enzo Ferrandino si sente pronto, come molti rumours – sia pure sottotraccia – sostengono, a un’esperienza extra-isolana una volta esaurito il suo doppio mandato da sindaco?
«Sto facendo la cosa che mi piaceva fare e che mi ha portato per tanti anni a svolgere quello che volevo, ossia il sindaco. Il mandato non è ancora ultimato e la coda è sempre la più brutta da scorticare, nel senso che le cose da ultimare e da portare ad esito, specialmente nella parte finale, sono sempre più complesse, perché sono le cose più difficili che si sono in qualche maniera rinviate.Comunque si stanno affrontando, per cui l’impegno attuale è quello di completare quello che stiamo facendo. Per il futuro poi eventualmente andremo a verificare che cosa può succedere. Chiaramente abbiamo un’esperienza che oramai è ultradecennale in termini amministrativi e noi cercheremo sempre, nel nostro piccolo, di metterla a disposizione della comunità in cui viviamo, con tanto affetto e tanto amore».
Un’esperienza diversa quanto ti intrigherebbe?
«Potrebbe essere bello, sempre però in una chiave isolana, cercando di mettere la comunità ischitana e isolana al centro di quelle che sono le finalità da conseguire, per giustificare un eventuale impegno ulteriore in contesti istituzionali diversi, ma questo è tutto da verificare».
A Lacco Ameno ci sono le elezioni il prossimo anno. Con quale interesse e curiosità guardi a quell’appuntamento?
«Allo stato dell’arte c’è un’amministrazione uscente che sta completando quello che è un percorso. Le dinamiche che si stanno innescando sembrerebbero essere abbastanza chiare e spero che il popolo di Lacco Ameno sappia indirizzare la sua scelta nella direzione migliore».
Tra le questioni difficili da affrontare e da riuscire a portare a compimento c’è anche quella che passa un po’ sotto traccia del sub-ambito dei rifiuti. Sembra che mettere insieme i sette Comuni, i sei dell’isola d’Ischia più quello di Procida, si stia rivelando un’impresa più difficile del previsto. Procida avrebbe già mollato gli ormeggi andando verso l’area flegrea: quanto preoccupa, se preoccupa, questa questione?
«In verità, secondo noi, c’è poco da preoccuparsi. Come Comune di Ischia, in termini di efficacia del servizio, penso che registriamo buoni standard. Abbiamo una società gestita al cento per cento da parte dell’ente che non espone in bilancio debiti e che non ci crea nessun tipo di patema. Chiaramente, come disposto dalla legge regionale, si tende a creare degli ambiti territorialmente ottimali nei quali si devono generare delle sinergie e creare delle economie di scala. Dobbiamo però avere la capacità, nell’immaginare questa forma di unificazione, di coltivare gli obiettivi dell’efficientamento senza però perdere quelli che sono i virtuosismi delle particolarità che ogni singola municipalità riesce a conseguire o che consegue nell’ambito di quella che è l’organizzazione del servizio. Penso che su questo stiamo cercando di fare un buon lavoro di sintesi e il risultato lo avremo presto. Per adesso abbiamo adottato questa delibera di Consiglio Comunale che va nell’indirizzo e nel solco previsto dalla norma, che ci chiedeva di riconoscere il sub-ambito, e lo abbiamo fatto così come era previsto».
L’isola è vestita a festa per il Natale: tanti luminari, un clima effettivo. Che cosa manca però perché il Natale ischitano diventi un brand anche dal punto di vista turistico-ricettivo? Negli ultimi anni, in particolare a cavallo tra il post Santo Stefano e l’Epifania, un po’ di turismo c’è stato, ma che cosa potrebbe invertire la tendenza?
«Per arrivare a una svolta significativa c’è bisogno di conferme e di dare continuità a una serie di processi. Ischia, oramai, in questo senso una “storicità” l’ha generata e anno dopo anno si sta affermando sempre di più. Chiaramente, come dici tu, il periodo di riferimento è quello post-natalizio. Si sa, il Santo Natale lo si passa, lo si trascorre in famiglia e, dopo di che, si vivono dei periodi di vacanza più o meno brevi. Ischia sta diventando, subito dopo Natale, una meta ambita dove trascorrere un periodo di relax. Secondo me, con il passare del tempo, cercando di continuare a lavorare nel solco in cui ci stiamo muovendo, penso che anno dopo anno avremo sempre un delta positivo che ci porterà a consolidare questo periodo. La sfida, poi, sarà andare a riempire di contenuto il periodo che va dalla fine della stagione turistica, quindi ottobre, fino ad arrivare al mese di dicembre. Sono circa quaranta giorni nei quali bisogna, in sinergia con tutti gli operatori turistici ed economici presenti sul territorio, generare i presupposti affinché vi possa essere un flusso tale da caratterizzare questo arco temporale dell’anno».
Va anche risolto un altro problema: il fenomeno è già ma subito dopo l’Epifania e fino a poco prima di Pasqua, l’isola andrà in letargo. Tra negozi, bar e ristoranti chiusi, come si può almeno arginare questo fenomeno?
«Quello che rappresenti ha matrici diverse e variegate. Abbiamo il fenomeno della chiusura delle attività economiche dopo il periodo natalizio, dove oggettivamente la sera nasce il problema di dove andare a mangiare una pizza, e questo in qualche maniera è tipico delle località turistiche balneari o termali che, in un lasso temporale successivo, per esempio dopo il mese di gennaio, vedono questa forte e massiva chiusura, che oggettivamente è endemica di una realtà come la nostra. Poi, nel contempo, abbiamo invece un fenomeno che comunque colpisce alcuni tratti viari sul nostro territorio, che è quello del cambiamento di pelle che il commercio mondiale sta avendo con l’e-commerce, con gli acquisti online, che stanno creando non pochi problemi a quelli che sono i tradizionali esercizi di vicinato, specialmente nell’ambito di alcune specifiche attività trattate, come per esempio l’abbigliamento o altre collaterali, che oggettivamente stanno soffrendo. Chiaramente rispetto a queste dinamiche nessuno risulta essere indenne. C’è invece fermento per quanto riguarda le attività del commercio connesse con il food, quindi con la somministrazione di alimenti e bevande, dove comunque c’è un ricambio e ci sono attività che riescono anche a riscuotere successo sia con una clientela ischitana che turistica. Su questo c’è bisogno di un lavoro sinergico con quelli che sono gli operatori economici, con le istituzioni, con i rappresentanti sindacali, in maniera tale da generare un processo virtuoso di rilancio di un tessuto economico che è immaturo e che, come tutte le cose immature, ha bisogno di correttivi per riuscire a rimettere nuovamente nel senso giusto la tendenza che bisogna seguire».
Chiudo chiedendoti un messaggio augurale agli ischitani e agli isolani in genere, sia di maniera istituzionale che, ovviamente, emozionale, come è giusto che sia nell’imminenza del Natale.
«Che possa essere un Natale di serenità, un Natale che in qualche maniera possa servire a diffondere sentimenti positivi per gli ischitani. Non dimentichiamoci delle persone che stanno attraversando problemi di salute, che sono negli ospedali: che possa essere, appunto, un Natale di amore per costoro. E, volendo volgere un pensiero invece al mondo, che sia un Natale di pace. Oggettivamente, per quello che si sente e per quello che si vede in televisione in queste ultime ore, speriamo che il Natale 2025 possa essere quella festa che faccia ravvedere i grandi della Terra in valutazioni che pongano l’essere umano e la vita al primo posto, evitando situazioni che invece sono all’ordine del giorno e che dobbiamo osteggiare fortemente».











