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Le stoccate di Lello: «Giosi sia produttivo, Enzo si svegli. Gianluca è rinsavito»

Il segretario del circolo Pd di Ischia torna a parlare a Il Golfo. E come al solito lo fa in un’intervista in cui è riflessivo, ironico, pungente e polemico nello stesso tempo. E, dunque, mai banale

Volevo partire dal dato legato alla rielezione al Parlamento di Giosi Ferrandino. Il risultato c’è stato, e pure decisamente considerevole. Eppure, così come già successo nel 2014, l’isola in termini di consensi non ha risposto come ci si aspettava. E questo è un qualcosa che magari farà riflettere poco l’interessato, che se ne starà beatamente a Bruxelles per il prossimo quinquennio, ma è un dato dinanzi al quale il segretario del Pd non può non interrogarsi.

«Beh, io credo che prima ancora che beato, Giosi dovrebbe pensare ad essere produttivo e sono certo che lo sarà. Il dato di Ischia sicuramente non mi soddisfa e quando parlo di Ischia mi riferisco al territorio comunale. Se non ricordo male dall’urna sono usciti poco meno di milleottocento voti, e questo la dice lunga su quella che è stata la partecipazione al trionfo, perché di trionfo si è trattato. Però, mi sia consentito di vantare una punta d’orgoglio…».

Prego.

«Giosi Ferrandino è un iscritto al mio circolo e dunque rivendico che un componente della sezione di Ischia sia stato eletto al Parlamento Europeo. Lui e gli altri diciassette eletti andranno a far parte del Partito Socialista Europeo: insomma, da oggi lo chiamerò “compagno” Giosi».

«Il risultato elettorale di Ferrandino sull’isola? Frutto dei soliti interessi di bottega. Non credo che Giosi abbia mai seriamente pensato alla candidatura a sindaco di Casamicciola: un politico di razza come lui poteva mirare, e virare, altrove»

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Restando ai consensi, cosa non ha funzionato a Ischia?

«Hanno inciso i soliti interessi di bottega, quelli che siamo abituati a vedere con costanza ormai da qualche tempo a questa parte. Faccio ammenda anche io, perché bisogna prendere atto di un partito che non c’è: e questo non perché il presidente o segretario del circolo locale non funzioni, ma perché manca una coscienza politica, un senso di appartenenza e ciò induce molti ad utilizzare il partito stesso soltanto a proprio uso e consumo quando torna comodo e utile. Però voglio ricordare che sotto l’egida di Giosi Ferrandino il Partito Democratico in consiglio comunale aveva un gruppo di nove elementi e questa è una nota di merito ed orgoglio che tutti rivendichiamo. Piuttosto, sai bene (perché ne abbiamo parlato anche in altre occasioni) che il mio sogno era quello di formare un gruppo del Pd in seno al civico consesso : la cosa, evidentemente, non è andata giù a qualcuno che ha nutrito un sentimento di avversione piuttosto che di proposizione. Io credo che adesso, con la rielezione di Giosi al Parlamento Europeo, non possiamo lasciarci sfuggire questa occasione: i giochi, checché se ne dica, si fanno tutti in Europa».

A giochi fatti, a tuo avviso Giosi ha mai seriamente pensato alla candidatura a sindaco di Casamicciola?

«Giosi è sempre stato un fine e intelligente stratega. Io credo che lui non abbia mai pensato nemmeno per un istante di tornare a fare il sindaco di Casamicciola, anche perché un politico di razza del suo spessore può tranquillamente mirare, e virare, altrove».

A un certo punto ci siamo trovati dinanzi ad una situazione anomala, anche se in politica forse non c’è più nulla che possa essere definito tale. Giosi Ferrandino, in pratica, sostenuto da Enzo Ferrandino e Gianluca Trani, rispettivamente sindaco d’Ischia e leader di quel che resta della minoranza. Un gemellaggio solo in chiave europea, visto che come ha dichiarato il primo cittadino a Il Golfo i due restano agli antipodi. E allora permettimi la domanda maliziosa: cosa ha promesso Giosi all’uno e all’altro per farli schierare entrambi al suo fianco?

«Sì, Gianluca ha appoggiato Giosi alle europeee e chissà, potrebbe tornare in maggioranza. Intanto è tornato all’ovile dopo la scellerata operazione che lo portò a calarsi le brache col senatore. Ma una cosa sia chiara: non si elegge un sindaco per mandarlo a casa, le leadership si conquistano sul campo»

«Voglio essere buonista. Credo che Gianluca si sia reso conto degli errori che ha commesso, e plaudo per questo perché nella vita in fondo solo gli stolti non cambiano mai idea. L’appoggio suo in campagna elettorale c’è stato, ci siamo anche visti e sentiti: a me farebbe piacere che tornasse all’ovile. Tutto sommato, la sua esperienza altrove l’ha fatta ed è stata decisamente pessima. Si era buttato tra le “brache” del senatore che però dopo due anni ha salutato ed è andato via…».

E’ anche vero che però la rottura è stata generata da quanto successo a Casamicciola, che dal 27 aprile al 26 maggio ha avuto la capacità di diventare l’ombelico del mondo della politica isolana.

«Sicuramente sì, non c’è dubbio. Ma io sono sempre stato convinto che Gianluca abbia fatto quella scellerata operazione alle passate amministrative solo ed esclusivamente per sue ambizioni personali. Per l’amor di Dio, ci sta, però io dico sempre che ognuno deve saper aspettare. Se si appartiene a un gruppo, se si sposa la causa di un partito, ciò non deve assolutamente far pensare che lo si faccia solo per una candidatura a sindaco. Si può essere anche un buon partecipante…».

Se il tuo fosse anche il ragionamento di Gianluca, appare evidente che Trani presto dovrà smettere la maglietta di consigliere di minoranza e rientrare a pieno titolo nella squadra che amministra il paese. Messa così pare un passaggio nemmeno obbligato, ma proprio dettato dalla logica. O sbaglio?

«Il mio ragionamento in effetti porterebbe a questo scenario, ma questo può pensarlo solo lui. Ma attenzione: non si pensi che un sindaco venga eletto per essere mandato a casa. Ho sempre rivendicato il mio senso di appartenenza e non ho mai “seduto” un primo cittadino per poi defenestrarlo».

«Siamo davanti a un consiglio comunale svuotato del suo ruolo, le deleghe rimesse da Roberta Boccanfuso sono un pessimo segnale: ho sempre sostenuto che un uomo solo al comando è una formula destinata a rivelarsi perdente e non cambio idea»

Perché hai fatto questa sottolineatura senza che io ti abbia chiesto nulla a riguardo?

«Perché me lo avresti domandato tra un istante».

Quindi ti senti di poter garantire che Giosi non abbia promesso stabilità a Enzo Ferrandino e la poltrona da sindaco a Gianluca Trani?

«Guarda, voglio ribadire una volta di più il concetto: se noi riusciamo a mettere su un organismo politico che si chiama partito, penso che tutte le decisioni dovranno essere prese all’interno. E siccome Giosi è indubitabilmente uomo di partito, credo che non potrà fare ragionamenti del genere. Queste non sono delle apertura di credito, come ben vedi, né per il buon amico Gianluca né per il buon sindaco che anche io ho contributo ad eleggere. In un regime di democrazia le leadership non si acquistano al mercato, si conquistano sul campo e vengono riconosciute dai più e dai tanti che fanno parte di un partito».

Quindi un euro su questo ricongiungimento lo scommetteresti?

«Certo, in fondo ci sono ancora tre anni davanti. Nel corso dei quali, peraltro, spero che l’attuale amministrazione riesca anche a cambiare passo. Anche perché allo stato dell’arte produce poco, quel poco che fa lo fa decisamente male e in più abbiamo un consiglio comunale decisamente svuotato».

Ah ecco, quindi continui ad essere poco soddisfatto da come sta operando l’attuale classe di governo.

«Assolutamente sì».

E questo significa che qualcosa va cambiato, se non negli uomini quantomeno nel metodo…

«Credo che non si possa cambiare negli uomini, bisogna cambiare rotta».

E questi uomini ce l’hanno la capacità di invertire la tendenza?

«Io non voglio essere offensivo, credo però manchi la voglia. Ribadisco, siamo davanti a un consiglio svuotato del suo ruolo, dove non ci sono confronto, dialogo e proposta. Tra l’altro, non mi meraviglia assolutamente che un assessore – che io ritengo una ragazza seria, intelligente e produttiva – come Roberta Boccanfuso consegni le sue deleghe nelle mani del sindaco proprio perché estromessa da quelle che sono le decisioni. In più occasioni ho avuto modo di dirti che un uomo solo al comando non paga. Tra l’altro vediamo con facilità cosa produce questa situazione, il paese è sotto gli occhi di tutti. Possiamo fare qualche esempio, vogliamo parlare di turismo?».

E parliamone.

«Vogliamo fare la Bella Ischia e poi trasformiamo il Corso di Ischia in un “suk”, un laboratorio dove si friggono graffe e si impastano palle di riso e panzarotti. Molti turisti sono scappati in albergo non approvando iniziative tanto “provincialotte”»

«Se noi dovevamo realizzare la Bella Ischia, questa non la si fa trasformando Corso Vittoria Colonna in un “suk” dove magari si mutua un format che poteva andare bene per Ischia Ponte ma non certo per il cuore pulsante di Ischia. Se poi vogliamo ridurre il Corso a un laboratorio dove si friggono graffe e si impastano palle di riso e panzarotti, allora a questo punto non ci siamo. No, non è così che si fa turismo. Purtroppo questa amministrazione ha dimostrato di non avere un’idea di paese».

Insomma, in questa contrapposizione tra la Boccanfuso e Ferrandino, tu stai dalla parte di Roberta. Giusto?

«Senza dubbio. Io ho sempre pensato che un team debba funzionare insieme, che ci debba essere univocità di vedute. Altrimenti non avrebbe alcun senso fare una giunta, distribuire delle deleghe, ecc. La verità è che andrebbe aperto un dibattito serio nel paese per capire finalmente cosa vogliamo fare di Ischia per il nostro futuro turistico».

Voglio sottoporre alla tua attenzione un aspetto. Di questo passo potremmo ritrovarci senza una minoranza. Non intendo nemmeno incisiva, ma proprio senza una minoranza di fatto e questo non è mai un fatto incoraggiante.

«Sicuramente non è una bella cosa ma, perdonami il gioco di parole, potrebbe essere anche poca cosa. L’importante è che i consiglieri comunali svolgano un ruolo, che sia soprattutto di proposta. Quando parlo di idea di paese, io faccio riferimento ad una riprogrammazione da qui a dieci anni. Ho letto in un articolo di fondo pubblicato dal vostro giornale che Luca D’Ambra auspicava la formazione del brand Ischia. Io invece al presidente di Federalberghi dico un’altra cosa…».

Cosa?

«Prima di fare il brand, dobbiamo confezionare il prodotto. Che purtroppo non abbiamo più e guai a pensare che il prodotto siano gli alberghi. Il primo punto di forza dovrebbe essere il territorio che attualmente, a onor del vero, non mi pare ben gestito».

Un’amministrazione non si crea per mandare un sindaco a casa, questo lo hai ribadito oggi e anche in un passato più e meno recente. Lo stesso Lello Pilato, però, sono due anni che boccia l’operato della classe di governo. Nel calcio, tanto per dirne una, non esiste fiducia a tempo indeterminato per l’allenatore.

«Solo che noi parliamo di politica e non di calcio. Io sono e resto un impunito propositivo e continuerò nel ruolo di pungolare il mio sindaco e ad auspicare la realizzazione di un gruppo politico. Giosi in questo momento mi deve dare una mano, anche a trovare una sezione dove poter ricominciare a fare vita di partito e avere dialogo e confronto ma dove si combatte sotto una sola bandiera. Lo so, potrà non piacere a qualcuno, ma noi abbiamo oggi più che mai – e Giosi lo sa – il bisogno di ritornare alla sezione. Ai consiglieri e agli amici amministratori lancio un appello: riappropriatevi del vostro ruolo, visto che in due anni nulla avete partorito se non atti burocratici. Vorrei dire un’ultima cosa al sindaco».

Vai pure.

«Sempre relativamente a quella ridicola festa che si svolge su Corso Vittoria Colonna, ho visto con i miei occhi ospiti dell’isola che sono letteralmente scappati a rintanarsi in albergo perché non approvavano questo stato di cose e iniziative tanto “provincialotte”. Insomma, Enzo… keep Ischia up».

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