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CULTURA & SOCIETA'

Le storie di Sandra: il falò di Sant’Antuono sulla spiaggia di San Pietro

DI SANDRA MALATESTA

E tra due giorni esattamente il 17 Gennaio doveva essere pronta la catasta per il falò in onore di Sant’Antuono. Tutti, grandi e piccoli, dovevano cercare roba di legno da bruciare. Si faceva sempre una gara tra quelli di Via De Rivaz e traverse e quelli di Via Buonocore e traverse. Io ero fortunata perché vicino al negozio di Zio Gigino a Via Roma, c’era Isidoro Di Meglio con i figli che vendeva la frutta. Allora prima di andare a scuola, entravo e trovavo i giovani Di Meglio Salvatore, Stefano e Tonino, che aiutavano a mettere a posto la frutta .A quel tempo le cassette erano di un buon legno resistente ma qualcuna si rompeva.

Allora io chiedevo se potevano conservarne qualcuna per il falò e loro subito lo facevano. Sono legata ai Di Meglio da un grande affetto. Uomini e donne, mi hanno vista crescere e il più piccolo che è Giuseppe credo che abbia appena cinque anni più di me. Francesca Di Meglio abitava a Via Bighelli e aveva sposato Gaetano Fermo detto Turcone. I suoi figli Luigi, Isidoro, Massimo e Grazia giocavano con noi “abbascia a marina” e stavamo spesso insieme. Luigi era mio coetaneo e mi aiutava a trovare le cassette dai suoi zii. Si bruciava di tutto da remi spezzati a sedie vecchie a assi di legno a pigne per gli odori. Uno strano destino ha voluto che poi a San Ciro dalla mia veranda vedevo il terrazzo dei Di Meglio dove dopo pranzo salivano padri e figli a fare delle bellissime partite di calcio e io mi incantavo a guardare. Salvatore con Isidoro, Giuseppe e Mauro, Stefano con Isidoro e Carmine, Tonino con Isidoro e Luigi (spero di ricordare questo nome non sono sicura) e a volte veniva anche Giuseppe e portava solo Isidoro perché Francesco era piccolo. Sono stati dei buoni giocatori di calcio tutti i Di Meglio e io poi sono stata molto con Gianni Di Meglio figlio di una Di Meglio e Isidoro Di Peppe perché giocavano nel Campagnano con mio figlio. Ricordo che anche Carmine era fortissimo e si mise in evidenza nel calcio a cinque. Cosi noi con i Di Meglio e quelli di Via Buonocore con i Varchetta e il falegname Ciro “e lev”, facevamo dei falò altissimi grazie anche a tutte le famiglie che portavano roba vecchia da bruciare. C’era vivacità nei vicoli e si vedevano bambini correre felici con il loro pezzo di legno in mano che stringevano come un tesoro. Ogni volta che buttavo sulla catasta il mio pezzo di legno mi sentivo importante e restavo felice a guardare. Quei due giorni di attesa ci prendevano a tal punto che anche a scuola rendevamo meno. Io ero sempre con la testa nelle nuvole e un giorno feci un salto quando la maestra ad alta voce disse: “Sandra ma a che pensi? Ci sei?” Credetemi saltai come quando di colpo ci si sveglia da un sogno e dissi: “Scusa maestra stavo pensando al falò che faremo tra due giorni e vorrei che fosse altissimo e che potessimo vincere la gara con quelli dell’altro vicolo”. La maestra sorrise e mi disse di stare attenta. Non ricordo chi vinceva e chi perdeva ma ricordo le corse di noi bambini da un falò all’altro quasi a spiare e poi a dire: “Di là è più alto, di quà è più alto”. E io la sera non mi sentivo più le gambe e avevo fumo addosso e nei capelli…

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