CULTURA & SOCIETA'

LE STORIE DI SANDRA La famiglia Riccio e quel lungo “romanzo” di ricordi

DI SANDRA MALATESTA

Salvatore Riccio e sua moglie Giovanna Sardo vennero a Ischia nel 1934 perché lui fu mandato dal giornale il Mattino. Due brave persone che hanno avuto tredici figli tutti belli di lineamenti e con occhi dai colori chiari. Nel 1937 Salvatore apri l’edicola a Piazza Croce che fu per tutti noi come un negozio di cose belle. C’era anche lo strillone che si chiamava Capasso e che gridava i titoli del quotidiano per vendere di più. La famiglia Riccio abitava a Via Francesco Buonocore e poi dopo tanti anni si trasferì a Via Casciaro. I figli Anna, Enza, Filomena, Giuseppina, Gennaro, Raffaele, Antonio, Gaetano, Franco, Assuntina, Rosa (chiamata bambolona per la sua bellezza), Pasqualina e Aurelio, tutti ragazzi che si sono fatti voler bene e sono cresciuti con tutti noi di quei vicoli. Man mano che crescevano i maschi aiutavano il padre e alcuni di loro sono poi diventati proprietari, come Antonio, di belle edicole in posti centrali di Ischia e come Gennaro che apri prima una grande edicola, dove per la prima volta furono vendute riviste straniere a Ischia e poi una fornita libreria sempre in zona Piazzetta San Girolamo.

Io ero amica di Assuntina, Bambolona e Pasqualina e spesso giocavamo insieme. Io e Bambolona eravamo come sorelle e lei era di una bellezza fine e delicata che si notava subito. Bionda, occhi di un colore incredibile, dolce, sempre cara e riservata, stavamo sedute spesso dal lato del canalone di via Buonocore e a volte mangiavamo insieme “a rattat” comprata da Marianniello. Voglio bene a tutti I Riccio anche se ricordo poco le figlie grandi ma con quelli più vicini alla mia età formavano la nostra chiorma di giochi a turnala o a nascondino. La famiglia Riccio fa parte dei miei anni e come in tutte le famiglie numerose anche in questa è capitato che ci sono nipoti più grandi degli zii. Nunzio, Antonietta, Sabina e Alessandro sono stati i nipoti nostri coetanei con i quali abbiamo giocato tanto soprattutto Antonietta Vuoso con mia sorella Patrizia e Nunzio suo fratello con me e Massimo perché Sabina Khomann (moglie di Sergio Ungaro) e suo fratello Alessandro venivano solo in estate in quanto vivevano a Bolzano.

Anche per i Riccio mi è capitato poi di avere in classe Renata Riccio (oggi avvocato) la figlia di Gennaro e della sua bella moglie e sorella di Salvatore che non è stato mio alunno ma che anni fa ebbi come collega a scuola e ne fui felice. In quella stessa classe c’era anche Salvatore Riccio figlio di Antonio e Lucia e anche lui con quegli occhi incredibili e sorriso dolce è stato ed è caro al mio cuore. Gli anni sessanta e settanta videro il boom della vendita di quotidiani che giunsero a sei milioni di copie al giorno. Si leggeva tanto anche perché la Tv aveva solo due canali e pochi programmi per ragazzi. Cosi correre all’edicola a comprare i fumetti Intrepido, Monello, Diabolik e tanti altri era per noi un momento di gioia. Le mamme una volta a settimana compravano Intimità o Confidenze. Insomma senza internet la lettura ha aiutato molto la mia generazione perché leggere fa bene. Purtroppo la mia cara amica Bambolona morì giovane perché malata di cuore, e la sua morte fu per me un dolore incredibile. Mi chiedo spesso se nel DNA si eredita anche l’amicizia perché io anche dai loro figli mi sono sentita amata. Perfino il grande Totò negli ultimi anni di vita quando veniva a Ischia andava dai Riccio per i giornali e si sentiva come in famiglia. Salvatore Riccio morì a 67 anni nel 1977 mentre sua moglie a 84 anni nel 1999 lasciando ai loro figli la voglia di essere sempre legati alla famiglia. Quell’edicola  la domenica mattina dopo la messa diventava un punto di ritrovo per tanti e mentre i grandi chiacchieravano tra loro i piccoli cercavamo qualcosa da comprare. Vi voglio bene e sono contenta di aver parlato di voi.

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