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LE STORIE DI SANDRA MALATESTA La mia spiaggia con le case dietro le baracche

DI SANDRA MALATESTA

Mi capita di vedere tramonti su spiagge incassate nelle rocce o su lunghi litorali e li guardo felice, ma subito corro con il pensiero alla mia spiaggia, quella di San Pietro dove si vedeva il sole sorgere e salire in alto. La mia spiaggia è diversa. Non voglio dire più bella o più brutta, perché ci sono spiagge bellissime, ma voglio dire diversa perché è quasi un prolungamento delle nostre case. Una spiaggia avanti allo spiazzale con la fontana e avanti a tante case che la sera erano piene di sabbia, soprattutto in estate, portata dai nostri piedi nudi. Si perché noi bambini in estate avevamo delle ciabatte per modo di dire, in realtà eravamo sempre scalzi sia sulla spiaggia che sullo spiazzale, e se c’era fila alla fontana, molti di noi si scocciavano di aspettare e tornavano a casa scrollando la sabbia dai piedi all’ingresso, mentre le nostre mamme erano pronte con la scopa a raccoglierla.

Vivere su una spiaggia dove a un certo punto, arrivava la merenda o calata da canestri o portata da una mamma per più bambini, dove girandoci un attimo vedevamo le mani delle nostre mamme dai balconi che ci salutavano come a dirci, state attenti e tornate presto, dove se uno di noi metteva i piedi su un riccio, bastava andare alla casa più vicina a mettere olio per ammorbidire la pelle del piede. E in questi giorni di freddo la spiaggia era tutta nostra. Guardarla dalla finestra, scendere un attimo e risalire e andare a cercare pezzi di legno per cominciare a fare la catasta da bruciare il 17 Gennaio giorno di Sant’Antuono. Si cominciava una settimana prima per cercare di fare un grande falò e vincere la gara con quelli di Via Francesco Buonocore. Si bruciava di tutto. Vecchie sedie, remi spezzati, cassette di frutta che ci davano Isidoro Di Meglio e i figli, assi di legno consumati, tronchi secchi che andavamo cercando nella pineta di Punta Molino, pigne che emanavano incenso, insomma tutto quello che si poteva bruciare. E quei giorni in cui ogni scusa era buona tra un compito e l’altro, per scendere un attimo a vedere quanto era cresciuta la catasta di legna, sono ricordi di bambini che potevano da soli scendere e salire, attraversare senza pericoli, riempirsi le scarpe di sabbia, sedersi a mangiare due castagne peste allo stesso posto dove in estate mettevamo le asciugamani, e poi tornare freddi ghiacciati a casa e stare zitti senza lamentarsi altrimenti le mamme avrebbero detto: “Ti avevo avvisato fa freddo e ora che vuoi? Se ti viene mal di gola non ti lamentare”. E così stavamo buoni e subito seduti a finire i compiti soffiando aria dalla bocca sulle mani per farle scaldare e mantenere bene la penna. Felici anche di questo? Io ricordo che anche il freddo non ci fermava, ogni scusa era buona per correre sulla nostra spiaggia con le nostre case dietro a formare quasi un muro di difesa e di protezione….

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