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LE STORIE DI SANDRA Quei nostri Babbo Natale di un tempo

Quei nostri Babbo Natale a cui scrivevamo quelle belle letterine piene di brillantini che mettevamo sotto al piatto dei papà, oggi ricevono la letterina nei loro villaggi dove i genitori portano i figli e dove si divertono tanto. Eppure noto che più stiamo dando ai piccoli più sembra che non siano mai contenti.E le nostre calze della befana? Solo caramelle cioccolatini in particolare i Tom gli Hurrà Saiwa i rotolini di liquirizia e che felicità quelle mattine del 6 gennaio quando tutti con le loro calze correvano sullo spiazzale.

Qualcuno riceveva meno roba e spesso facevo cambio. Se a me piaceva più qualcosa che aveva la mia amica le chiedevo di fare cambio con qualcosa di mio che piaceva a lei. Felici e trionfanti con quei calzettoni di lana pieni di cose che non avevamo mai tutte insieme. Credo sempre di più che l’uomo preferisca la privazione per sognare di diventare migliore e lottare per questo. La generazione di mamma poi aveva solo una cosa per Natale e Befana ed erano sempre cose utili e mai caramelle o cioccolate. Ad esempio mamma mi diceva che aveva o mutandine o calzettoni o maglie intime o grembiuli.E quella generazione privata di tante cose era contenta.Voi sentite più cantare le donne mentre sfaccendono? Io no anche perché abbiamo musica a portata e l’ascoltiamo spesso.Quando mamma restò sconvolta vedendo le donne correre per strada, provai una tenerezza infinita. Lei disse:”Meno male che io avevo fame e mangiavo poco così non dovevo correre per strada”.

La mia prima bambola vera e non di pezza l’ho ricevuta a nove anni ed è stata la bambola di tutte le mie amiche perché ognuno portava qualcosa con cui giocare. E io mantengo ancora tanto entusiasmo se vedo giocattoli. Li guardo, mi incanto ho la casa piena piena da sempre.Quelli dei miei figli li ho conservati ma solo quelli più importanti e oggi sono piena di sorprese Kinder raccolte dagli ovetti e messi in uno scatolo.Quando per giocare apriamo lo scatole e le facciamo tutte cadere a terra ci esce un: “Che bello che bello” eppure sono cose piccolissime e non cose costose. Incredibile come un bambino sa giocare e inventare. I piccoli non sono cambiati ma noi grandi si è lì riempiamo di cose che dopo due giorno già non usano più

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