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LE STORIE DI SANDRA Ricordando Lella Di Meglio e Cesare Zambardi

E per me ricordare questa coppia e, soprattutto Lella, che mi ha vista crescere perché vicine di casa a Via Bighelli, è provare tanta tenerezza, perché lei era bellissima, sorridente e in gamba. Era perché purtroppo non c’e più così come suo marito. Raffaela, detta Lella, era nata da Giovanna Conte e Salvatore Di Meglio, da quella famiglia chiamata con il soprannome di “Parabola, il 18 novembre del 1945 ultima di cinque figli. Pasquale e Loreta gemelli, Franco, Gioia detta Gioina, e Lella. Salvatore era un bravo pescatore, di quelli che conoscevano i venti, le alte e basse maree, di quelli che facevano una vita dura, ma che portavano sempre tanto pescato sia da vendere, che da portare a casa dove la cena era sempre a base di pesce. Come tutte le donne di quei tempi, Giovanna amministrava i soldi che i mariti affidavano loro, riuscendo anche a conservare qualcosa, ma era anche severa, perché come dicevano a quei tempi “Il ferro si piega quando è caldo” cioè i figli dovevano essere educati da piccoli. Ma Giovanna era anche tanto dolce e suo marito un uomo simpatico e allegro. In questo clima è cresciuta Lella, una ragazza che aveva preso tanto dell’allegria del padre e del sapere cucire molto bene da sua madre.

Lella era molto bella, molto fine ed elegante. Cominciò giovanissima a lavorare nella boutique Dominique al corso Vittoria Colonna, un negozio di classe con abiti particolari. E un giovanotto che passeggiava con gli amici, la notò. Si chiamava Cesare Zambardi, nato il del 24 aprile 1943. Fu un colpo di fulmine e si formò quella bella coppia che poi nel 1970 si sposò. Cesare era un uomo di mare, ufficiale su grandi navi e subito dopo sposati, partirono insieme per il Sud America e il Nord America, e rimasero sulla nave per sei mesi. Peró dopo la nascita dell’unica figlia Giusy, Cesare decise di restare a lavorare a Ischia e si inserì come insegnante tecnico pratico, al Nautico di Forio. Era un artista e dipingeva quadri che Lella chiamava le sue creature. Un uomo riservato e schivo ma tanto caro. Lella era rimasta legata come tutti noi, al posto dove era nata e ci andava spesso per incontrare le amiche. Amava i fiori e ogni cosa, perché lei era una positiva affettuosa e regalava forza a tutti e ogni cosa sfiorasse. Nel frattempo la sorella di Lella, Gioina, conobbe il cugino di Cesare, Peppe Castagna e anche loro si sposarono e rimasero a Casamicciola. Lella viveva serena, amava cucire come la sua mamma, quando ne aveva voglia, perché se avesse dovuto farlo per mestiere, le sarebbe venuta l’ansia. Ogni volta che ci incontravamo, notavo quel suo modo di vestire classico sportivo, con quei bei foulards su giacche di panno blue e bottoni dorati. E che belli i suoi capelli, quel suo viso, si io la guardavo incantata. Se incontravo Lella, passando gli anni, la incontravo sempre con sua figlia Giusy, una ragazza alta dal bel fisico, ma soprattutto da un viso dolcissimo. Lella e suo marito che da subito, erano andati a vivere a Casamicciola, la tenevano come si tiene un gioiello prezioso, pur insegnandole la gentilezza e l’altruismo. Essere cresciuta vicino, mi legava tanto a lei e alla sua famiglia di cui ricordo ognuno. Pasquale emigrato in Germania con sua moglie Rita e le due figlie. Loreta che sposò Giovanni e ebbero due figlie e un figlio, Franco sposata con Concettina, due figli e una figlia. Gioina sposata con Peppe tre figlie e due figli. Ci siamo voluti tanto bene come se fossimo una sola famiglia, e quando dopo anni a scuola ebbi come alunne Nunzia (che ci ha lasciati da poco) e Nadia, figlie di Loreta, nel fare l’appello provai un dolce tremolio, così come quando, ancora altri anni dopo, ebbi a scuola Chiara, figlia di Giusy e Enzo. Cara Lella e caro Cesare, uno strano destino ha voluto portarvi via a poca distanza di tempo uno dall’altra, ma siete riusciti a lasciare in vostra figlia tutti i vostri valori che la rendono speciale e cara. Ringrazio Giusy Pantalone per aver collaborato con me

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