LE STORIE DI SANDRA Ricordando Maria Antonietta Barile e Domenico Savio

E mi è piaciuto ricordare questa coppia. Maria Antonietta Barile era nata a Ischia da Angela Baldino e Carmine Barile il 13 giugno del 1942, sesta di nove figli, Giovanni, Francesca,Tonino, Annamaria, Rino, Maria, Gilda e Valentino. Domenico Savio invece era nato a Forio da Gabriella Maniero e Gennaro Savio il 16 febbraio del 1940 e fu il primo di otto figli, Domenico, Maria, Antonio,Giovanni, Angelina,Rosetta, Anna e Franco. Domenico crescendo andò a lavorare a Ischia all’albergo Ischia che era della famiglia Barile, e li conobbe Maria Antonietta, e dopo alcuni anni di fidanzamento, si sposarono l’8 febbraio del 1971. Da quel matrimonio nacquero il 12 maggio del 1972 Gennaro, e il 27 luglio del 1973 Gabriella. Maria Antonietta era segretaria d’azienda e lavorò per anni all’Azienda di Cura e Soggiorno che si trovava in Piazzetta San Girolamo, mentre Domenico, che era ragioniere, lavorò in vari alberghi ed ebbe anche un’esperienza in fabbrica a Milano.Fin da giovane Domenico mostrò di essere un uomo onesto, di non amare le ingiustizie, e volle fare fatti più che restare a guardare. Domenico cresceva nel quartiere di Monterone a Forio e ad appena 13 anni si iscrisse alla FGCI diventadone poi responsabile ischitano. Nel 1958 ad appena 18 si iscrisse al PCI restandoci fino al 1976, perché ne capí la deriva che il partito stava facendo e che a lui non piacque.
Negli anni 70′ fu incaricato corrispondente da Ischia del quotidiano l’Unità, e nel settembre del 1984 fondò il mensile “L’Uguaglianza Economica e Sociale” di cui fu editore e direttore responsabile. Il giornale veniva diffuso su tutto il territorio nazionale con l’abbonamento e la vendita dalle Librerie Feltrinelli. Man mano che scrivo mi sorprendo di come un ragazzino fosse già cosi motivato e socialmente inserito. Che bella persona Domenico, che uomo coraggioso e integro. Solo lui poteva affrontare quello che ha affrontato, perchè mai soggetto a piaceri personali, lui poteva dire di no a tutti, lui si era fatto da solo, lui lottava sempre per quella uguaglianza sociale che il boom economico degli anni settanta/ottanta, aveva cancellato a fronte di poteri politici che molti avevano ottenuto accettando compromessi. Domenico era un politico di razza, era voluto bene, era stimato anche dagli avversari. Quante volte con quel suo megafono si è trovato con poche persone a protestare, e quante volte con tante persone, ma lui imperterrito era li, parlava ad alta voce, cercava di far capire perchè era li. Ci sono uomini che vivendo danno tanto del loro tempo per fare cose buone, anche se a volte, quelle cose buone danno fastidio a tanti. E Domenico ha avuto sempre al suo fianco un ragazzino, che cresceva seguendo un padre di spessore, suo figlio Gennaro, che fin da piccolo ha creduto nelle battaglie sociali affrontate dal padre e le continua con passione, arrivando spesso stanco ma contento di esserci stato.
Domenico Savio riuscì il 16 maggio del 1997 a fondare a casa dei suoi genitori a Forio, il Centro Studi e D’ Azione Marxismo Leninismo, che contiene più di 6000 libri patrimonio Storico importante per l’Italia. Nel 1999 insieme ad amici fondò il Partita Comunista Marxista Leninista e ne fu consigliere al Comune di Forio dal 2013 al 2018. Ci vorrebbe un libro per dire di Domenico ma io ho voluto parlare dell’uomo più che del politico insignito anche nel 2019 della spilla Dell’ordine Nazionale dei Giornalisti, consegnatagli dal segretario dell’Ordine, Mimmo Falco. Niente gli sfuggiva di cose ingiuste e difese i popoli come quello Palestinese. Domenico Savio ci lasciò per sempre il 13 marzo 2020, mentre sua moglie il 24 novembre del 2014, con loro andò via una coppia di brave persone umane, colte e pronte sempre a esserci senza mai voltarsi dall’altro lato. Ringrazio Gennaro Savio per aver collaborato con me.








