LE STORIE DI SANDRA Ricordando Michele Ferrandino

DI SANDRA MALATESTA
Non so proprio come cominciare per questo ricordo, perchè Michele è stato mio amico fin da quando avevo dieci anni, e perchè è stato un amico di quelli con cui mi sono sentita capita sempre, un amico sincero, gentile, buono, che andando via nell’autunno del 2023, mi ha fatto sentire uno di quei dolori che scuotono e che sembrano lasciare un livido. Michele Ferrandino nacque a Ischia da Giovanna e Pietro Ferrandino nella loro casa a Sant’ Alessandro nel 1951. Figlio unico amato tanto, ma non viziato, circondato di quell’affetto che rende attenti agli altri, che basta al cuore, e che fa sentire ricchi di sensazioni positive. Il suo papà Pietro lavorava come cameriere di sala sui transatlantici che da Genova portavano tanti in America. Ci fu un periodo in cui fu fermo in Eritrea e lì imparò a cucinare. Intorno ai trent’anni sposò la sua Giovanna e cominciò a pensare di cambiare vita. Cosi insieme a sua moglie, volle far costruire un albergo in cui lui cucinava, faceva la spesa, era manutentore e sua moglie si occupava delle camere e altro. Incredibile come sono stati in gamba i genitori di Michele, proprio pensando al futuro di quel bravo figlio. I primi due anni, l’albergo fu preso in affitto dalla Twenty Century Fox, che era la produzione del film Cleopatra, girato per gran parte a Ischia. Michele che aveva quasi 10 anni, si trovò a vivere tra sceneggiatori, cameramen e altro. Quando andarono via, Pietro pensò che era stato quasi un segnale tutto quello e volle chiamare l’albergo Cleopatra. Nel frattempo Michele, che come tutti noi, non poteva uscire di sera se non per poco, faceva parte della mia comitiva di ragazzini e ragazzine. Tante ore, tanti momenti a giocare a bigliardino, a comprare una pizza, una fetta di anguria da Arturo e poi stare nel bar che nomino spesso delle nostre amiche gemelle, Fondelli. Poi lui continuò al liceo con le mie amiche di sempre e io al geometra.
Eppure amici sempre insieme e ricordo con affetto le nostre discussioni quando lui e altri due dicevano: “State zitte dovete ancora crescere” solo perchè eravamo più piccole per aver fatto la primina. Tutti a ridere e ridere. Michele era simpatico e anche studioso, si iscrisse a Giurisprudenza, imparò da solo a parlare bene il tedesco e l’inglese e per soli due esami non si laureò, ma lui era preso da mille cose da fare. Conobbe una maestra elementare, Giovanna Mestichelli, non di Ischia e ne fu attratto, si fidanzarono e sposarono e ebbero tre figli in gamba come loro due. Quando prese tutto in mano lui alla morte del padre, lo stile rimase quello. Uno stile signorile, ma familiare, che dava ai clienti la voglia di tornare. Sua moglie Anita oltre a insegnare alle primarie con passione, era sempre presente accanto a lui, ai figli e al lavoro. Michele caro, quella tua grande curiosità che ti spingeva a sapere, a essere colto, di una cultura che non ostentavi, quel tuo incontrami e dirmi “Sandrocchia tutto bene? Mi saluti Alfredo?” era cosi bello, perchè il nostro crescere insieme felici di poco, ci ha sempre regalato quello che l’amicizia dà, e cioè i ricordi belli, il sapere di noi e la stima reciproca. Te ne andasti all’improvviso, e io restai ferma a piangere e piangere, non ci volevo credere. Sono sicura che se leggerai sarai contento, tu eri umile e non avresti detto di te, ma ci ho pensato io Michele, per te, per Anita e per i tuoi figli, che sanno di te, e sapere che non ti dimenticano in tanti oltre ai tuoi cari, fa bene al cuore. Ringrazio Anita Mistichelli e Giovanna Ferrandino per aver collaborato con me.









