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LE STORIE DI SANDRA Ricordando Peppe Mosca

Ci sono stati giovani uomini tanto cari, che ho conosciuto da ragazzi come alunni, e che in qualche modo, sono riusciti a farsi volere tanto bene. E oggi mi fa piacere ricordare Peppe Mosca, si quello delle graffe, si quello biondo, educato, che in estate girava per la spiaggia gridando GRAFFE e lasciando a ogni passaggio un profumo di vaniglia e zucchero caldo che, ci faceva tirare su con il naso. Peppe era nipote di Ciro e lev, (Saturnino), il falegname di Via Bighelli che mi regalava sempre la segatura che a me piaceva tanto. Giuseppe (detto Peppe), era nato dal matrimonio tra Mario Mosca (detto o’ pullangar) e Vincenza Saturnino, il 6 settembre del 1969, che oltre a lui, ebbero anche Ciro che mori piccolo (il 2 luglio1976), Ciro, che oggi porta avanti l’attività della vendita di graffe, Lucia e Michela. La famiglia Mosca andò a vivere a Ischia Ponte, nella zona chiamata “Aret e chiazz”.Quando cominciava la bella stagione, Vincenza preparava le famose e buone graffe che prima Mario e poi anche Peppe, quando aveva 15 anni, vendevano sulle spiagge.

Peppe era un bel ragazzino dai colori chiari cresceva li, circondato da amici, come Antonio Patalano, Antonio Impagliazzo. Questi amici hanno tanti ricordi di quegli anni, e Antonio Impagliazzo mi ha detto che abitava a trenta metri da Peppe, hanno fatto le elementari insieme e si divertivano con poco. Da più grandicelli, Antonio Impagliazzo aveva un furgone Ape e portavano i pezzi di legno allo stradone con un furgone guidato da Antonio per il falò di Sant’Antuono, e che poi era sempre pieno di bambini. Antonio Patalano ha gli stessi bei ricordi di ragazzini che ne pensavano di ogni genere, pur di avere soldini per comprare caramelle. E lui e Peppe per un periodo andavano da don Massimino dicendo che a scuola stavano studiando i santi e lui era felice, ma furono scoperti e puniti sia dal maestro che dai genitori. Una volta in inverno andarono alla spiaggia di Cartaromana in modo non semplice e, arrivati, videro tante bibite sulla spiaggia portate dal mare agitato che aveva rotto un deposito. Bevvero tante di quelle bibite che poi la sera stettero tutti con i mal di pancia. Era bello Peppe, ma, soprattutto un buon giovane, felice di poco, dal carattere riservato e a tratti timido. Peppe sposò Placida Verde e andarono a vivere in Via Vecchia Cartaromana. Dal matrimonio nacquero due figlie, Marilena e Manuela, che hanno un dolce ricordo del loro papà. Peppe in estate vendeva le graffe sulla spiaggia dei Maronti, ed era sempre un piacere salutarlo e comprare quelle delizie. Ma il mestiere si deve prima imparare, e io lo ricordo ragazzino stare con suo padre, piegarsi su un solo ginocchio per dare sia la graffa che il resto. Poi quando divenne più forte e sicuro, passava da solo e, ogni tanto a riva mare, per rinfrescare i piedi. Ogni volta che mi vedeva, quei suoi begli occhi salutavano prima di lui.”Prof come state”. E quanti bambini facevano i bravi perchè le mamme poi avrebbero comprato loro la graffa calda calda il cui profumo si sentiva da lontano.

Peppe Mosca è stato per anni e per tante estati, l’uomo che nei lunghi pomeriggi estivi, portava dolcezza non solo con le sue graffe, ma con quel modo di fare gentile, e tanti bambini gli si sedevano intorno, quasi a dirgli di restare li con loro. Quando da giovane prof. ebbi in classe tanti ragazzi oggi uomini adulti, molti dei quali amici di Peppe, non avrei mai pensato, che in quei primi tempi, io stavo imparando a imparare dai miei alunni, un modo per capirci e migliorare studiando, ma che poi quei primi alunni sarebbero rimasti sempre nel mio cuore e di tanti di loro ho avuto poi i figli come alunni. E Peppe, il biondino con il frangettone, che per primo si alzava in piedi appena entravo, è poi diventato Peppe delle graffe, ma é andato via troppo presto, il 14 febbraio 2010, e oggi sarebbe un nonno giovane e felice. Ringrazio Marilena Mosca, figlia di Peppe, per aver collaborato con me Lucia Mosca, Anna Fiore, Antonio Impagliazzo, Antonio Patalano.

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