CULTURA & SOCIETA'

LE STORIE DI SANDRA Umberto, storia del pizzaiolo gentiluomo

DI SANDRA MALATESTA

E se sto ricordando ogni settimana delle persone dei nostri vicoli e delle nostre strade, devo scrivere di un uomo che era di una signorilità e delicatezza che mi ha fatto sempre pensare che fosse un principe. Umberto Santucci non era ischitano ma di Napoli esattamente del borgo Sant’Antonio. Intorno alla metà degli anni cinquanta venne nella nostra isola per lavorare, e faceva il barista al bar Diaz, ma sognava sempre di poter aprire qualche sua attività nel campo della ristorazione. Cosi quando si presentò l’occasione di poter comprare una piccola stanza li a Piazza Croce, non ci pensò due volte e da quella piccola stanza venne fuori la pizzeria Umberto nel 1958 a oggi, la prima e più antica pizzeria ischitana. Lavorando al bar Diaz gestito dalla famiglia Albanese con le figlie e l’unico figlio maschio Pasquale, Umberto conobbe e si innamorò di Franca Albanese, che, come lui, era dolce e gentile. Così il destino di Umberto lo portò a essere uno di noi perché sposò Franca a Febbraio del 1960 e dal loro matrimonio nacquero due figlie, Titta e Laura. Due ragazze uguali ai genitori. Educate, dolci, pronte a lavorare, che da piccole furono le mascotte di quel bel posto. All’inizio Umberto faceva pizze in quella stanza diventata cucina e poi piano piano il locale si allargava in avanti verso la piazza. In un secondo momento, Umberto riuscì a comprare un’altra stanza indietro più grande della prima e spostò la cucina in modo da avere una prima bella sala.

La pasta delle sue pizze era ottima e ben lievitata e in estate tanti turisti la compravano. Ma Umberto non voleva fermarsi e ne inventava di nuove. Pizze di ogni tipo alcune uniche che solo lui sapeva fare. La pizzeria migliorava negli arredi e diventava sempre più bella e sempre più ricercata. Le ragazze ormai donne si sposarono entrambe ma continuarono a dare una mano. Noi bambini amavamo Umberto. Succedeva che se una sera avevamo trecento lire, lui invece di darci qualcosa che costava trecento lire ce ne dava almeno due o tre e noi capivamo che avremmo dovuto pagare di più ma lui non ci chiedeva niente. Ricordo sempre quel suo modo di mettere la pizza nel cartone, sembrava stesse dipingendo un’opera d’arte. Calmo, sorridente, lui non sapeva cosa fosse il nervosismo e l’ansia, lui voleva fare bene quello che stava facendo e spesso ha anche regalato pizze a chi era povero e viveva per strada. Purtroppo Umberto morì nel 2016, sette anni dopo sua moglie Franca, lasciando un grande senso di vuoto non solo nelle figlie e nei parenti, ma in tutti noi. Oggi la Pizzeria Umberto è gestita da sua figlia Titta e dai suoi due figli Emmanuel e Francesco e non si mangiano solo pizze, ma piatti di alta cucina serviti in modo chic e con grande competenza. I due ragazzi hanno dedicato una parete ai nonni mettendo una grande foto che vedrete qui, dove ci sono il nonno e la nonna con scritto ” I FONDATORI” e io mi sono commossa nel vederla.

Tanti turisti frequentano quella che oggi sembra un salotto di lusso, e ne restano affascinati tanto da ritornarci. Umberto e Franca sono stati sempre insieme e hanno lasciato tanto amore alle figlie e ai nipoti. Io ho avuto a scuola come collega Anna Scollo la figlia di Titta e la riconobbi subito non solo per quella bellezza che si nota ma per quei modi dolci e riservati che il DNA dei nonni ha dato alle figlie e queste ai loro figli. Grazie Umberto per essere stato uno di noi e per quel tuo modo Incredibile di vivere usando sempre la gentilezza e l’educazione. Non sei nato a Ischia ma noi che ti abbiamo conosciuto ti ricordiamo con tanto affetto. che tu possa riposare in pace, ma lo so che sei in pace, perché la pace faceva parte del tuo essere. Ringrazio Titta Santucci per avermi dato le foto e alcune notizie sulla pizzeria.

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