CRONACAPRIMO PIANO

Le telecamere scoperte e le testimonianze di bambini e genitori

Tutti i dettagli dell’ordinanza firmata dal gip contro le quattro suore dell’istituto casamicciolese: nella struttura furono installati anche dispositivi audio e video che però non tornarono utili alle indagini. Le deposizioni rese al pm decisive per le misure cautelari

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L’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Federica De Bellis e che ha portato alla carcerazione di una suora ed alla misura cautelare del divieto di dimora per altre tre, tra cui la madre superiora Suor Edda, parte dalla deposizione del 28 luglio 2022, con una madre che racconta ai carabinieri quanto rivelatale da un’amica che pure ha una figlia ospite della struttura Santa Maria della Provvidenza. E che poi sarà successivamente escussa, dopo aver confidato inizialmente di temere ritorsioni delle consorelle nei confronti della sua bambina. In quel momento i carabinieri della Compagnia di Ischia si muovono ed emerge un particolare decisamente singolare: al fine di acquisire ulteriori riscontri venivano autorizzate attività tecniche di intercettazione ambientale audio e video all’interno del locale refettorio che però non sortivano esiti ed effetti sperati. Tutto questo perché, il dispositivo non spiega come (ma è chiaro che la curiosità sia tanta…) il sistema di installazione di video camere viene presto scoperto. Non è un caso che l’8 agosto, intorno alle 17, viene trascritta una intercettazione ambientale nella quale un ragazzo non meglio identificato e dell’apparente età di 16 anni, seduto su di una scala nel refettorio dell’istituto, rivolgendosi ai bambini più piccoli esclama: “… Lo sai ci sono le telecamere, ogni cosa che dici viene registrate, guarda come vi comportate qua dentro.

La madre del bimbo di 4 anni: “Suor Edda picchiò mio figlio un pomeriggio in mia presenza, non intervenni: mi hanno sospeso la potestà genitoriale, mi disse che se avessi lamentato qualcosa mi avrebbe impedito di far visita ai miei bambini”

Suor Angela De Bonis, detta Suor Edda

A questo punto il pubblico ministero decideva di sentire – ovviamente alla presenza di uno psicologo infantile- i minori protagonisti delle vicende. Un bambino si riconosceva nelle foto che erano state estrapolate dal video attenzionato come colui che sanguinava dal naso e affermava anche di sapere chi fosse la ragazzina che avesse effettuato quel filmato, e di essere a conoscenza del fatto che le immagini fossero state consegnate alla mamma e di non voler dire nulla senza aver avuto prima il suo permesso. E proprio la piccola viene sentita lo scorso 12 ottobre e racconta testualmente: “Ho frequentato l’asilo delle suore per circa tre anni e ora ho smesso di andarci perché non mi piace come trattano i bambini. Mi ricordo che il 27 luglio di quest’anno verso l’ora di pranzo il bimbo piccolo di nome …. Che io già conosco perché frequenta l’istituto da circa due anni aveva tirato il velo alla suora che noi chiamiamo Goretti, a questo punto la suora ha iniziato a picchiare… tant’è che il ferro del grembiule che indossava la suora lo ha graffiato sulla lingua. A quel punto il fratello più grande è intervenuto per difendere il piccolino e veniva picchiato con schiaffi e tirate di capelli dalla suora tanto che gli usciva il sangue dal naso”. La testimone aggiunge un altro significativo dettaglio: “Ricordo che nella stanza è intervenuta anche suor ‘Nellina’ la quale è stata attirata dal parapiglia che stava succedendo ma non è intervenuta a difendere i bimbi. Anche questa suora è solita, soprattutto con i bimbi più piccoli, dai quattro ai tre anni circa ‘picchiarli’ tipo bacchettandoli con una ciabatta, colpendoli sulle braccia, tirandogli i capelli, dandogli schiaffi, soprattutto questa suor Nellina che una mano molto forte, fatto che ricordo bene essendo stata anche io colpita negli anni passati”. Poi spiega ancora al pm: “Ho provato a raccontare a mamma quello che succedeva dalle suore, ma all’inizio non mi credeva, così ho deciso di fare un video appena si è verificato un altro fatto per farlo poi vedere a mamma”. La scena però non sfugge a un altro bambino che fa la spia e così la suora chiede di cancellare il video, ma la bambina sa che resta comunque memorizzato nel telefono e così lo mostra alla genitrice. La testimone poi spiega quello che succede dal giorno successivo: “Il giorno dopo, all’arrivo delle suore, ho visto che le stesse stavano togliendo i telefoni agli altri bimbi, tant’è che poi lo hanno tolto anche a me dicendomi di non portarlo più…”.

La ragazzina che girò il video: “Ricordo che nella stanza è intervenuta anche suor ‘Nellina’ la quale è stata attirata dal parapiglia che stava succedendo ma non è intervenuta a difendere i bimbi”

Nella stessa giornata, e dunque il 12 ottobre, viene sentita anche A. E., la madre dei due bambini vittima della violenza perpetrata dalla suora. La donna ha quattro figli, allocati presso l’istituto su provvedimento del Tribunale dei Minorenni dallo scorso mese di giugno ma è autorizzata ad avere con loro colloqui quotidiani. E la sua testimonianza è altrettanto significativa: “Quasi quotidianamente lamentano di subire maltrattamenti da parte di alcune suore che i bambini mi hanno indicato durante gli incontri e che io ho riconosciuto in Suor Edda e un’altra che ha un neo su uno zigomo di cui non conosco il nome… Diverse volte ho lamentato tali circostanze a Suor Edda, la quale mi ha sempre detto che i bambini sono bugiardi e che vengono da loro trattati bene”. A questo punto però A. E. cita un fatto certamente significativo: “Il 3 ottobre alle ore 16.47 nonostante la mia presenza, un padre di un bambino che non conosco ha richiamato verbalmente mio figlio perché aveva poco prima picchiato il figlio. In tale circostanza suor Edda, che mi aveva diffidato ad intromettermi,ha schiaffeggiato più volte (…) colpendolo al volto e facendolo piangere… Poiché mi hanno sospeso la potestà genitoriale non mi sono sentita di intervenire anche perché Suor Edda, in passato, mi ha detto che se avessi lamentato un qualcosa che riguardava il suo Ente, mi avrebbe impedito di far visita ai bambini. Ogni qualvolta che entro in detta struttura vengo sensibilizzata da Suor Edda a non utilizzare il telefono né tantomeno ad effettuare fotografie ai miei bambini”. Insomma, una serie di testimonianza che poi indurranno il gip a scrivere nell’ordinanza che “dalle fonti di prova acquisite, come sopra esposte, emerge con evidenza la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza nei confronti delle indagate per i reati ascritti in rubrica”.

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