CRONACAPRIMO PIANO

Le ultime lacrime di Mariagrazia Buono

Domani la destinataria di un ordine di demolizione vedrà diventare ufficiale lo sgombero dall’unica abitazione di proprietà. Il dolore e lo sdegno per l’epilogo dell’ennesimo caso di “roulette russa” da ruspe raccontato dall’interessata in una toccante intervista a Il Golfo

Il suo è un caso che ha scosso e non poco l’isola, anche per lei – così come per altre vittime di una sotto certi aspetti surreale “roulette russa” si era mobilitata un’isola intera con una partecipata manifestazione di protesta che partita dalla sede del Tribunale di Ischia aveva raggiunto Piazza degli Eroi. Sono finite, per Mariagrazia Buono e la sua famiglia, le speranze di non vedere demolita la propria (unica) abitazione di via Nuova dei Conti, domani si parte con lo sgombero. L’amarezza e il dolore, ma anche la rabbia e le riflessioni della donna sono racchiusi in questa lunga intervista.

Maria Grazia, purtroppo è arrivato l’epilogo più triste. Ci spieghi che cosa è successo?

«Purtroppo è successo quello che temevamo da tempo. In realtà qualcosa già sapevamo, ma questa mattina (ieri per chi legge, ndr) la situazione si è concretizzata. Sono venuti a casa la Polizia e gli agenti della Polizia Municipale di Ischia e ci hanno comunicato che mercoledì 1 luglio ci sarà lo sgombero, perché la ditta incaricata prenderà possesso della nostra abitazione. Tu lo sai, Gaetano, perché in questi anni hai seguito la nostra vicenda. Abbiamo combattuto a lungo, anche attraverso le colonne del tuo giornale Il Golfo, insieme alla professoressa Carmen De Simone. Abbiamo provato in tutti i modi a far sentire la nostra voce, ma purtroppo mi sono dovuta arrendere. E adesso…».

E adesso?

«La mia famiglia è distrutta. Ci hanno tolto tutto, ci hanno buttato in mezzo a una strada. Sono riuscita a trovare una piccola casa in affitto a Testaccio e, dopo trentadue anni vissuti nella nostra abitazione, dovrò ricominciare da lì. È una casa così piccola che mio figlio non potrà nemmeno vivere con noi, perché non c’è spazio. Questo è lo Stato italiano. Non ho più parole, non ho più lacrime. L’unica cosa che voglio dire è che la gente deve continuare a lottare. Se la mia casa sarà abbattuta in piena estate sarà una vergogna enorme. Invito tutti coloro che si trovano nella mia stessa situazione a non arrendersi e a fare tutto il possibile per salvare la propria casa. Solo chi vive una tragedia del genere può capire cosa si prova davvero».

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Quando hai capito che ormai era davvero finita?

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«Avevo ricevuto una telefonata da parte dei Carabinieri, ma mi era sembrata piuttosto strana e avevo persino pensato che potesse trattarsi di una truffa. Poi non mi avevano più ricontattata e, dopo un paio di giorni, sono stata io a richiamarli. Mi dissero che non risultava alcuna telefonata nei miei confronti. Qualche giorno dopo, mentre io non ero in casa, mi ha telefonato mio figlio dicendomi che erano arrivati i Carabinieri. Avevano chiesto se in casa utilizzassimo il metano oppure le bombole del gas. In quell’occasione gli dissero soltanto che dal primo luglio sarebbe stato preso possesso dell’immobile e che io avrei dovuto presentarmi in Polizia. Io, però, non avevo ricevuto alcuna convocazione ufficiale e non capivo perché dovessi presentarmi. Avevo soltanto quella comunicazione riferita da mio figlio. Questa mattina (ieri, ndr), mentre io, mio marito e mio figlio eravamo nella nuova casa di Testaccio per alcuni lavori con l’idraulico, mi hanno chiamato i vigili urbani di Ischia dicendomi che davanti alla nostra abitazione c’erano loro insieme alla Polizia. Ho chiesto di attendere qualche minuto il nostro rientro e nel frattempo ho avvisato mio marito. Quando siamo arrivati hanno parlato soprattutto con lui. Io non posso attribuire colpe agli agenti: loro stanno semplicemente svolgendo il proprio lavoro. L’ispettore mi ha fatto alcune domande sulla composizione della famiglia, sulla mia età e sulle condizioni di salute di mio marito. Ho spiegato che è cardiopatico e che è anche invalido».

Posso chiederti che cosa ti fa più rabbia? L’atteggiamento della Procura, il silenzio della politica: che cosa ti lascia più amareggiata?

«Tutto. Scusami il termine, ma ormai provo disgusto per tutto. Mi sento profondamente delusa. Una cosa la posso dire con certezza: io non andrò mai più a votare. Posso giurarlo. Nessuno venga più a chiedere il voto alla mia famiglia, ovunque andremo ad abitare, perché non lo avranno più. Mio figlio è cresciuto in questa casa. Qui ha vissuto tutta la sua vita. L’altra sera mi ha guardata e mi ha detto: “Mamma, che cosa abbiamo fatto di male nella nostra vita?”. Questa era l’unica casa che avevamo, la prima e unica casa costruita con sacrifici. Adesso mi ritrovo in mezzo a una strada.

Mio figlio non potrà più vivere con noi perché nella nuova casa non c’è spazio. I miei nipoti non potranno più venire a dormire da noi come facevano prima. Questa mattina mio marito non si sentiva bene e mi ha perfino detto di andare in ospedale. Io continuo ad andare avanti soltanto per i miei figli, Ilary e Giorgio. Sono loro la mia forza. Altrimenti, sinceramente, mi sarei già lasciata andare. Sto male, non riesco quasi più a mangiare, sto dimagrendo di nuovo. Mi sono arresa. Questa è la verità. Non ce la faccio davvero più».

Qual è l’appello che oggi vuoi lanciare a chi vive la tua stessa situazione?

«Lo ribadisco con forza una volta di più, dico a tutti di combattere. Non dovete nascondervi, dovete farvi sentire. La politica deve assumersi le proprie responsabilità e prendere a cuore queste situazioni. Non può abbandonare le persone in questo modo. Io ormai non mi sento più una cittadina italiana. Ti racconto solo un episodio: mia cognata vive in America con i miei nipoti e ieri sera mi ha detto di raggiungerla, assicurandomi che lì avrei potuto vivere serenamente. Ma io le ho risposto di no. Mio marito è nato qui, è cresciuto qui e mi ha detto chiaramente che vuole vivere e morire sulla nostra isola. E così sarà anche per me. Le mie cognate stanno soffrendo quasi più di me. Ieri sera sono venute a casa, guardavano ogni stanza senza riuscire a dire una parola. Io stessa ho detto loro che non avevo più lacrime da versare. I miei occhi si stanno ammalando per quanto ho pianto. Anche mio figlio, vedendomi piangere ancora, mi ha detto: “Mamma, ma perché continui a piangere? Lo sapevi che prima o poi sarebbe successo”. È vero, lo sapevo, ma la speranza è sempre l’ultima a morire. In questi anni abbiamo ascoltato tante promesse, soprattutto durante le campagne elettorali, ma oggi non credo più a nessuno. Né alla destra né alla sinistra. Io non mi sono mai interessata di politica, ma dopo quello che ho vissuto non riesco più ad avere fiducia. E poi…».

E poi?

«Mi chiedo come sia possibile che, se chi governa il Paese ha una maggioranza, non riesca a trovare una soluzione per famiglie come la nostra. Da cittadina, forse anche con poca competenza in materia, penso che chi governa dovrebbe avere il coraggio di fare le scelte necessarie. Invece si continuano a stanziare risorse per le demolizioni e non per risolvere definitivamente questo dramma. Quello che sta succedendo è una vergogna immensa».

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Un commento

  1. tutto quello che capita a chi non conta deve ritornare indietro sotto forma di maledizione a chi non fa nulla per dare certezze ai deboli e passare tanti guai quante sono le case abbattute a chi non può avere un tetto al di fuori di quello che gli abbattono.
    Signora pensi a suo marito, lo convinca e vada in America perchè un italiano si deve sentire tale se la costituzione viene rispettata sempre e non quando si fa retorica. PRESIDENTE MATTARELLA DIA UN IMPUT ALLA POLITICA E FATE LEGGI NEL RISPETTO DEI DIRITTI DELLE PERSONE CHE SONO DEBOLI E NON CONTANO PER LA NOSTRA SOCIETA’ ATTUALE.
    NEL CASO CONTRARIO UN FORTE TERREMOTO PER COLPIRE TUTTI QUELLI CHE HANNO FATTO PROMESSE SENZA MANTENERLE

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