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Le zeppole di Maria “Pupetta” da Piedimonte nate già nella sacra famiglia

E così ci provò Poveretta, ben tre giorni passò a cucinare, ma non era una cuoca provetta

Maria D’Acunto da Piedimonte detta simpaticamente “Pupetta”, autrice di tanti bei “fattarielli” raccontati e scritti, da un paio d’anni non c’è più. Descrivere episodi della vita vissuti nell’infanzia sua e degli altri, reali ed immaginari, era il suo forte. Quello che pubblichiamo qui di seguito è un componimento sulle zeppole di San Giuseppe che secondo la fantasia di Maria sono nate proprio con la Sacra Famiglia, ovvero Maria, Giuseppe e il piccolo Gesù in un calore familiare simile a quello nostro dei tempi andati. Ci piace non aggiungere altro, altrimenti le Zeppole di Maria potrebbero perdere il suo naturale gusto. Ecco cosa scriveva Maria D’Acunto prima di volare in cielo. “La bottega era in fondo alla via, tutti quanti sapevano dove. Fa  Giuseppe: “Adorata Maria, molto presto sarà il diciannove; vola il tempo, a gran passi s’appresta. Invitiamo qui a casa gli amici. E’ il mio nome, lo sai; la mia festa.

Che ti pare, Marì? Che ne dici? Alza gli occhi Maria dal ricamo, risplendenti di grazia divina. “Peppe mio, tu lo sai quanto t’amo, però sono un disastro, in cucina. Ti ricordi dell’ultima volta? Mi ci sono davvero impegnata, ma mi venne uno schifo, la torta, e alla fine l’abbiamo buttata.Ti ricordi dell’ultima volta? Ma stavolta andrà meglio, lo sento, lo vedrai: non ti dico di più. Voglio farti davvero contento, con il nostro figliolo Gesù!”. E così ci provò Poveretta, ben tre giorni passò a cucinare, ma non era una cuoca provetta (era molto più brava a pregare). Questa volta riuscì! Nella stanza in cui stava la Sacra Famiglia si diffuse una dolce fragranza. Che languore! Che gran meraviglia! Su un vassoio fan mostra di sé (beh, Maria, certe volte sei  in vena!) zeppoloni di pasta bignè ben guarniti di crema e amarena. San Giuseppe però storce il naso. “Moglie mia, chi può averti aiutato? Non mi dire che è frutto del caso; tu lo sai, la menzogna è peccato. E non fare quel viso contrito! Dai, sorridi, mia cara Maria: l’aiutante, l’ho bell’e capito, si nasconde costì, in casa mia. Vieni qua, figlio mio, fatti avanti. I miracoli son limitati, vanno usati per cose importanti; se li impieghi così, son sprecati!” Ma Gesù, ch’era ancora un bambino lo guardò con grandissimo amore, e gli disse: “Mio caro papino, stai facendo – perdona – un errore: questa zeppola dolce, squisita da gustare in un giorno di festa la magia  quotidiana è anche questa. E’ un miracolo lieve, leggero; una semplice, morbida  cosa, che anche al giorno più cupo e nero dà una piccola mano di rosa”. Il papà sentì in gola un magone. “Caro figlio, non critico più. Su ‘sti zeppole hai proprio ragione: io so’ Santo, ma tu sì Gesù!” 

michelelubrano@yahoo.it

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Massimo Mattera

Buongiorno. Un suggerimento all’autore. Oltre a divulgare questo divertente “fattariello”, magari sarebbe stato opportuno spendere un paio di righe su Maria D’Acunto, prolifica scrittrice. Tra l’altro, proprio di recente, è uscita alle stampe una sua opera postuma, “Ischia, terra mia”, estesa e completa raccolta di tradizioni, racconti, ricordi, eventi e atmosfere, ecc., dedicati, appunto, alla sua Ischia.

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