CULTURA & SOCIETA'

L’ecologia “reale” approda nelle scuole

Riprendono, dopo la fine dell’emergenza pandemica, le iniziative eco-didattiche delle associazioni ambientaliste isolane

Cosa si può fare, in concreto, per inculcare nei giovani l’amore per l’ambiente? Promuovere la lettura, la conoscenza del patrimonio storico-artistico-naturale. Rafforzare più che mai (pure col contributo dei mass media, dei gruppi cattolici, del volontariato in genere) la missione pedagogica – arricchita da esperienze di ordinaria quotidianità – ripartendo dai livelli più bassi (scuole elementari e medie). L’impegno civico, l’amore per lo studio e la natura, il rispetto per gli animali, le consuetudini empiriche, il confronto d’idee, rappresentano l’acme del “cambio di rotta”. Con queste convinzioni, grazie all’allentamento delle restrizioni anticovid, i vertici dell’associazione di volontariato “P.A.S. PRONATURA”/ONLUS-E.T.S (Pan Assoverdi S.) di Ischia – in collaborazione col corpo docente – hanno ripreso le attività orientate all’educazione ecologica, riservate agli studenti.

Come primi “steps” del “piano d’azione” – da ampliare e perfezionare per le prossime annate – gli attivisti dell’ente solidaristico, sorto nel 1989, hanno promosso la pulizia della pineta degli atleti – in via Michele Mazzella – ed organizzato una visita delle scolaresche del plesso “Giovanni Scotti” alle principali colonie feline (punti spontanei di aggregazione di quadrupedi randagi, allo stato brado) ad Ischia Ponte. Particolarmente apprezzate, nel corso delle manifestazioni, l’excursus sull’incidenza, nell’epopea umana, dei dolci pedomorfi domestici, dalla preistoria ad oggi. Nonché la spiegazione – a cura del vicepresidente della ONLUS, Giovan Giuseppe Esposito – circa l’uso del lettore di microchips, con cui si risale ai proprietari degli animali smarriti.

Chi non ha mai sentito il detto (a cui oggi si conferisce un significato fin troppo “allegorico”) “non c’è trippa per gatti”? La frase viene originariamente attribuita all’ex sindaco di Roma, Ernesto Nathan, nel periodo antecedente alla prima guerra mondiale (1907-1913). Quando l’esponente repubblicano fu costretto ad operare una serie di pesanti tagli sul bilancio municipale della capitale. Nella “città eterna”, figurava una specifica posta, da tempo immemorabile, così titolata: “spese per l’acquisto di frattaglie, destinate ai gatti randagi sul territorio comunale”.

Già i patrizi dell’Impero Romano – e prim’ancora gli Antichi Egizi (per i maltrattamenti dei teneri “dinictis”, venerati dai Faraoni, si rischiava la pena di morte!) – avevano intuito l’utilità sociale dei “felis catus” (oggi i carnivori più diffusi nel mondo) comparsi sulla Terra dieci milioni di anni fa. I felini ammansiti – quali “derattizzanti” naturali – oltre a prevenire diverse infezioni, pericolose per la pubblica incolumità, impedivano che i topi rosicchiassero e distruggessero importanti raccolte documentali, le opere delle biblioteche o infestassero i raccolti, ovvero le stive delle navi trans-oceaniche. Tuttoggi, i maggiori danni agli archivi cartacei degli uffici statali, solitamente allocati nei seminterrati, possono attribuirsi ai roditori ed agli scarafaggi, più che agli agenti naturali.

Nell’antica Grecia, i “cats” furono introdotti dai Fenici, che li rubarono ai Faraoni. In precedenza, la Civiltà Achea demandava ai mustelidi (furetti, donnole) la lotta ai ratti. Aristofane – nel 420 a.C. – cita un florido “mercato gattaro” ad Atene, denominato “Ailouros”. Nei paesi islamici, il fissipede – a cui venivano riconosciuti poteri soprannaturali (sette vite) – risulta l’unico animale che può entrare nelle Moschee. La leggenda narra che Maometto fu salvato dal morso di un serpente, grazie ad un esemplare femmina di soriano.

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Alla sua morte (1642) il cardinale francese Richelieu, nominato primo ministro dal Re Luigi XIII, lasciò agli eredi una sontuosa rendita in favore dei personali “amici a quattro zampe”.

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Molti esperti collegano le terribili epidemie coleriche che, nel 1800, devastarono soprattutto il Mezzogiorno d’Italia, alle stragi dei felidi per le strade. Sino alla fine del XVII secolo, nel meridione (ove si concentravano le masse di analfabeti) i gatti – soprattutto di colore nero – erano vittime di autentiche persecuzioni. Sulla scorta di credenze medievali, si riteneva infatti che i docili quattrozampe fossero “portatori di sventura o malvagità”, nonché strumenti occulti di streghe, demoni, malandrini (anche molti film dell’horror – tra cui alcuni di Dario Argento – sono costellati da scene di sevizie e torture ai danni dei poveri “miao miao”). Fino a pochi decenni fa, vituperevoli sette sataniche si vantavano di perpetrare ancora orribili riti ancestrali nella notte di San Giovanni (24 giugno): il rogo in piazza dei therapsidi vivi! Il vigente codice penale punisce oggi tali disgustose pratiche con la reclusione fino a due anni (art. 544 bis c.p.).

L’ineguagliabile Principe De Curtis, nel film “Totò sceicco” di Mario Mattoli (1950) ironizza sul “gatto atlantico”, con chiare allusioni alla NATO ed all’imperialismo americano (temi di stretta attualità).

In tempi moderni, non si contano gli artisti, i letterati, i campioni dello sport, i Capi di Stato, le stars di Hollywood, che adorano i “pets”.

Tra i “pelosetti” più famosi nella cinematografia, nei “cartoons” e nell’immaginario collettivo: Pangur Ban, Cattarina, White Hearther (il beniamino della Regina Vittoria), Nelson (la “mascotte” di Winston Churchill), Oskar, Silvestro, Garfield, Cagliostro, Hello Kitty, Birba, Maru, Lil Bub, Nyan, grumpy cat, gli aristogatti, palla di neve, doug the pug, il gatto con gli stivali dei Fratelli Grimm.

Recentissime ricerche scientifiche hanno dimostrato il fondamentale ruolo degli affettusi digitigradi nella “pet therapy”: prendersi cura di un micetto riduce i livelli di ansia, con effetti calmanti sui soggetti con problemi di cardiopatia.

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