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La finta opposizione della Famiglia a Barano

Di Mauro Iovino

“Baranopoli” è un’inchiesta che la scorsa settimana ha fatto tremare i polsi di alcuni personaggi eccellenti della nostra isola. L’inchiesta – come scritto da Il Golfo – è in pieno svolgimento e la Procura della Repubblica di Napoli sta continuando a fare indagini ed accertamenti con la polizia giudiziaria. Antonio Stanziola è in carcere, sta preparando a mano una memoria difensiva con la speranza di riuscire a dare spiegazioni e giustificazioni del suo comportamento. Questo in attesa della discussione del suo caso al Tribunale del Riesame che si terrà il 23 Ottobre prossimo. Personalmente, ritengo che Stanziola sia stato ben “incartato” dalla Procura e difficilmente potrà lasciare il carcere se non fornendo i dettagli di ogni circostanza. Soprattutto, credo, che dovrà cominciare a sciorinare il “Rosario” e a “cantare” tutti i protagonisti di quella che è la vicenda più grave dell’inchiesta: quella della Casa Bianca. Stanziola dovrà prima o poi dire chi era il regista dell’operazione e lui per chi stava mediando perché la Casa Bianca fosse acquistata ad un prezzo deprezzato grazie all’emissione (pilotata?) e contestuale notifica dell’ordinanza di demolizione. O farà questo oppure – e ci dispiace per lui – rischierà di passare tutti e sei i mesi della custodia cautelare a Poggioreale.

Riprendiamo un attimo i passaggi cruciali dell’ordinanza di custodia cautelare che chiamano in causa l’avvocato Maria Grazia Di Scala. Antonio Stanziola parlando al telefono con la Di Scala dice: «Maria buon giorno comunque quelle ordinanze te le ho firmate». La Di Scala risponde : «l’hai firmate e questo volevo sapere, così sai che faccio lo faccio andare in Comune in maniera che gliela notificano pure...». Per il Giudice in quella frase “ti ho firmato quelle ordinanze, emerge l’ipotesi dell’emissione di un atto per i quale forse vi è stato un preventivo accordo tra i due”.

Il ruolo di tutti i giornalisti di questo giornale è stato quello di raccontare la cronaca giudiziaria da un punto di vista giornalistico, come hanno fatto anche autorevoli quotidiani come Il Roma e Il Mattino, tutti in linea sulla stessa lunghezza d’onda, al contrario di qualcun altro che pensa di potersi sostituire ai magistrati fornendo la propria interpretazione soggettiva o peggio ancora, sostituendosi agli avvocati difensori. Il Golfo non ha aggiunto nulla di più, nulla di meno di quanto scritto dai magistrati, piaccia o non piaccia ai familiari della Di Scala. Certamente non ci siamo messi a parlare di “persecuzioni giudiziarie” visto che non ne abbiamo ravvisate, né di “ingiustificata applicazione dell’obbligo di dimora” visto che non compete a noi Giornalisti dare giudizi di merito rispetto alle decisioni del Gip.

Se il Gip revocherà la misura cautelare alla Di Scala lo riporteremo con dovizia di particolari così come viceversa potrebbe fare anzitempo il Tribunale del Riesame, ma sempre con la serietà e professionalità che ci caratterizza, senza enfasi che non abbiamo utilizzato prima e non utilizzeremo dopo! Poi seguiremo il processo e daremo conto alla fine di colpevoli e innocenti. Questo si chiama Giornalismo, il ruolo di “tifosi” lo lasciamo ad altri!

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Fatto questo preambolo, c’è un altro aspetto (politico ed ambientale) che merita di essere analizzato. All’esito dell’interrogatorio di garanzia, Antonio Stanziola avrebbe dichiarato: “sulla pratica in questione vi era stata una valutazione tecnica dell’Ing. Benito Trani che riteneva fosse conforme”. Prontamente, senza aspettare il giorno dopo come si faceva una volta … abbiamo contattato l’ing. Benito Trani per la sua tempestiva replica. Ebbene, incredibilmente, l’ing. Benito Trani ci ha dichiarato: «mi era stato chiesto un consiglio proprio da Maria Di Scala su come impostare la pratica di sanatoria (per la pensione Casa Bianca, ndr), null’altro. Alla fine però  – ha concluso l’Ing. Trani – per quanto mi è stato riferito è andata in maniera difforme da come avevo detto io».

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Come rileva anche il nostro Quinto Fabio Massimo, nel pezzo a lato, perché mai Maria Di Scala sarebbe andata dall’ing. Trani a chiedere come incardinare la pratica di condono? Stiamo parlando dell’ing. Trani, lo storico consulente dell’avvocato Bruno Molinaro, acerrimo nemico dello studio Di Meglio, dello zio della Di Scala.

Un dubbio, un quesito che ha una semplice risposta: all’apparenza nemici politici, avversari, nella sostanza quello che contava era altro: badare agli affari dei propri clienti!

Non è la prima volta che affronto dalle pagine de Il Golfo la questione relativa alla minoranza baranese, sottolineando di averlo fatto sempre mettendoci il nome e cognome, non come chi invece utilizzando uno pseudonimo attaccava ed ora si erge a primo difensore di uno degli indagati di Baranopoli. Negli ultimi anni, con la gestione di Maria Di Scala il ruolo dell’opposizione a Barano è letteralmente scomparso ma non per il ruolo di pacificazione voluto da Paolino Buono, semplicemente perché lo spazio dell’opposizione non era minacciato da altri, dopo la defenestrazione di personaggi come Sebastiano Conte, Filippo Di Costanzo o Giovanni Migliaccio. I ruoli ormai si erano ben definiti: la maggioranza a Paolino Buono, Gaudioso e &, la minoranza a Maria Di Scala.

Ha ragione da vendere il professore di Barano che tra i primi ha fatto più volte un ragionamento politico molto semplice: la minoranza della Famiglia ha un solo interesse, stare all’opposizione a vita e gestire strategicamente tale ruolo. Il paese è sempre stato diviso tra maggioranza e opposizione, chi subiva un torto dalla maggioranza doveva avere uno e solo un riferimento, ecco perché l’importante è sempre stato quello di coltivarsi il proprio “orticello”. In effetti, chi non conosce la realtà baranese potrebbe pensare che tale ragionamento sia contorto, ma non lo è.

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